Sinistra sociale e sinistra politica, la sinistra ha un futuro? A confronto dirigenti Cgil, associazioni e movimenti, Sinistra italiana-Sel, Rifondazione. Grandi (Ars): “Contrastare la torsione autoritaria”

Sinistra sociale e sinistra politica, la sinistra ha un futuro? A confronto dirigenti Cgil,  associazioni e movimenti, Sinistra italiana-Sel, Rifondazione. Grandi (Ars): “Contrastare la torsione autoritaria”

“Sinistra sociale e sinistra politica, la sinistra ha un futuro?”. Una domanda che nel tempo in cui  la politica sembra sempre più un oggetto misterioso, si trasforma in politicismo, “trova casa”, dice il segretario del Pd, anche premier o viceversa, “nella Leopolda” cui la risposta non è facile ma determinante per superare la fase di “letargo”, come ha affermato il presidente del Censis, in cui vive l’Italia. Provano a dare una risposta Alfiero Grandi, presidente  della Associazione per il rinnovamento della sinistra, che ha invitato a dibattito Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, Nicola Fratoianni, coordinatore di  Sel, parlamentare del nuovo gruppo Sinistra italiana, Mimmo Pantaleo, segretario generale della Federazione lavoratori della Conoscenza (Flc Cgil), Bianca Pomeranzi, componente del Comitato Onu per l’eliminazione di ogni forma discriminazione contro le donne, Franco Martini, segretario confederale della Cgil, Roberta Fantozzi, segreteria nazionale Rifondazione, responsabile Lavoro e  Welfare, Stefano  Fassina, economista, di recente uscito dal Pd, deputato di Sinistra italiana.

Iniziativa dell’Ars: tavola rotonda mercoledì pomeriggio nella sede Cgil di Roma e Lazio

La tavola  rotonda si svolge  mercoledì 9 dicembre, dalle 15,30 alle 18,30 nella sede della Cgil di Roma e del Lazio, sala Fredda, via Buonarroti 12. È il secondo incontro, sempre in sede Cgil, ma in una situazione molto cambiata. È nato il nuovo gruppo della Camera, Sinistra italiana appunto, sono in corso in tutta Italia assemblee, incontri, dibattiti per costruire, dal basso, o meglio con una partecipazione di popolo, un nuovo soggetto politico, di sinistra. Perché di sinistra ha bisogno questo paese, una sinistra che faccia  buon uso delle esperienze, delle lotte dei lavoratori, delle iniziative in campo per la difesa della Costituzione, della democrazia. Dice Alfiero Grandi: “Coalizione sociale, promossa da Landini e la costituente della sinistra che ha visto nascere  in sede parlamentare Sinistra italiana hanno avviato un percorso molto importante ma non ancora sufficiente per  dare determinazione e forza per costruire una sinistra sociale e politica insieme. Perché questo è il problema. Si tratta di unificare le lotte a partire da quella della scuola, degli studenti, più in generale del pubblico impiego, per il lavoro, lo sviluppo. La Cgil scende in campo con i referendum sui diritti, propone un nuovo Statuto dei lavoratori, e il Coordinamento per la democrazia, si mobilita a difesa della Costituzione, con il “no” al referendum sulle riforme costituzionali, all’Italicum, alle ‘deforme’ come le definisce l’avvocato Besostri”.

Vogliamo dare una mano a costruire questa nuova forza di sinistra, ognuno da solo non ce la fa

Conclude Grandi: “La nostra ambizione è quella di dare una mano a costruire questa nuova forza di sinistra, essenziale per contrastare la torsione autoritaria cui il  Paese sta andando incontro. Non è una forzatura, ma un dato di fatto. Basta  guardare alla elezione dei tre giudici della Corte Costituzionale con un Parlamento che giunto alla trentesima fumata nera è incapace di assolvere ad un obbligo costituzionale. Un Parlamento umiliato dal decisionismo dell’esecutivo”. “Se questa è la situazione, e lo è, ognuno da solo non ce la fa. Non a caso il titolo dato alla tavola rotonda.” Ma il percorso non è facile. Sono  ormai rare le occasioni di incontro fra forze sociali e forze politiche. Da quando Renzi Matteo ha individuato nei sindacati, la Cgil in particolare, i suoi nemici, i rapporti si sono allentati fino a scomparire quasi del tutto. Non solo, la sinistra sociale, un mondo fatto di associazioni, movimenti, non ha  più riferimenti istituzionali. Vale per l’Italia ma anche a livello europeo, praticamente si tratta di due mondi. Prendiamo la Ces, organizzazione dei sindacati europei, fa una gran fatica a mettersi in relazione con il Parlamento europeo per non parlare delle Commissioni e dei singoli commissari che hanno  poteri decisionali  molto grandi. In Italia ancor prima dell’avvento di Renzi forze politiche conservatrici e poteri forti hanno operato per dividere i sindacati dopo che si era accesa una speranza di unità sindacale, non un sindacato unico, con la nascita della Federazione Cgil, Cisl, Uil. E ci sono pure riuscite. I governi Berlusconi, con il ministro Sacconi, hanno provato, a più riprese, a colpire il mondo del lavoro, l’articolo 18 diventato non solo un simbolo di diritti e libertà del lavoratore. Non ci sono riuscite perché la lotta dei lavoratori aveva un interlocutore, un riferimento in Parlamento, nella storia italiana, prima il Pci, poi Pds, Ds.

È con il governo Renzi che passano gli attacchi ai diritti dei lavoratori

È con il governo Renzi che si realizza il sogno di Berlusconi, delle forze conservatrici, dei Sacconi, dei Marchionne, ma anche degli Ichino. Non a caso il grido di battaglia di Renzi Matteo è: “La Cgil fa politica” e Maurizio Landini diventa  il dirigente sindacale da abbattere. Proprio il segretario generale della Fiom, con la coalizione sociale, senza togliere niente all’autonomia del sindacato dai partiti e viceversa.  Appunto, sinistra sociale e sinistra politica due soggetti chiamati insieme a decidere se e come la sinistra avrà un futuro. Un ritorno al passato? Certo ma senza passato, senza storia non c’è futuro. In politica è una regola.

L’insegnamento di due grandi dirigenti Cgil, Lama e Trentin. Politica e autonomia sindacale

A noi torna a mente l’insegnamento di due grandi dirigenti della Cgil, Luciano Lama e Bruno Trentin, profondamente diversi per formazione, ma simili nel rapporto, mai facile, con la politica. Lama difende l’autonomia del sindacato, l’unità  della Cgil dall’attacco craxiano che poteva provocare una controffensiva di parte del Pci, apre il dialogo con la Cisl e la Uil, con il patto dell’Eur chiede sacrifici ai lavoratori per salvare l’economia italiana e salvare sé stessi, senza mai disperdere i diritti. Attaccherà duramente Gianni Agnelli tentando di contrastare i licenziamenti di migliaia di metalmeccanici. E l’uomo, che chiama i lavoratori ad isolare frange di terroristi che tentavano di prendere corpo nelle fabbriche, si china di fronte al corpo di Guido Rossa, va alla Sapienza di Roma, cerca di parlare anche ad una parte del movimento degli studenti che praticavano la violenza. La sua vita è politica. E Bruno Trentin, un raffinato intellettuale, parla di “una democrazia e un socialismo come processo, come rivoluzione dal basso, a partire dai luoghi di lavoro”.

La politica deve avere al centro il lavoro e il lavoro deve avere al centro la libertà

Scrive Iginio Ariemma in una splendida biografia di  Trentin, segretario generale della Fiom e poi segretario generale della Cgil: “La politica per Trentin deve avere al centro il lavoro e il lavoro deve avere al centro la libertà e l’autorealizzazione della persona umana. Non esita a definire il suo messaggio utopia, un’utopia però non massimalista, ma concreta, sperimentale, tesa alla trasformazione della vita quotidiana a partire da chi il lavoro non ce l’ha o è precario, e quindi non è libero, oppure ha un lavoro alienante, opprimente, reificato”.  Abbiamo un ricordo personale, da cronista dell’Unità, della difficile battaglia politica e culturale portata avanti da Trentin contro la divisione dei compiti fra partito e sindacato.  Al sindacato, schematizziamo  ma rende l’idea, le rivendicazioni, al partito le riforme. Gli interlocutori erano Luigi Longo ed Enrico Berlinguer. Il dibattito impegnava anche fior di intellettuali, quelli che Renzi definisce, radical chic, gufi.  Trentin era netto nella sua impostazione: le lotte sociali non potevano essere considerate subalterne , scrive in  un recente articolo Andrea Ranieri , alla strategia e alle tattiche della politica dei partiti, incapaci di cogliere la potente spinta  alla libertà e all’autodeterminazione e ad un diverso modello di sviluppo che le lotte dei lavoratori esprimevano. È il Trentin della svolta di Chianciano, aprile 1989, cinque mesi dopo la sua elezione a segretario generale della Confederazione che conta cinque milioni di iscritti, due ore di appassionata relazione:  il sindacato dei diritti, dei Consigli, la ricerca e la lotta operaia della dignità del lavoro ai nuovi movimenti sociali nati  sulle tematiche ambientali, la cultura, i diritti civili. Niente in contrasto con il ruolo del sindacato che contratta, difende la sua autonomia.  interviene nei grandi cambiamenti nelle fabbriche, nell’economia, nella società. Parlava di un “proprio modo di fare politica” partendo dai luoghi di lavoro e dal bisogno di libertà, di autonomia nella regolazione dei propri tempi di lavoro e di vita che le lotte operaie esprimevano.

La Coalizione sociale può assume un ruolo particolare nella costruzione della nuova sinistra

La coalizione sociale, in questo quadro, assume un ruolo particolare, può  essere parte importante nel definire  e operare perché nasca e cresca la sinistra del futuro. Un altro mondo  è possibile, l’idea di Trentin e insieme il fatto che il sindacato non è“rappresentante in esclusiva dei nuovi bisogni di libertà che maturano dentro e fuori il mondo del lavoro” Un cammino difficile, come tutte le cose importanti. Il problema è aprire il percorso.

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