Senato. Il Ddl sull’omicidio stradale passa col voto di fiducia più basso di sempre, 149. Un grave pasticcio del Pd su un tema delicato

Senato. Il Ddl sull’omicidio stradale passa col voto di fiducia più basso di sempre, 149. Un grave pasticcio del Pd su un tema delicato

Come promesso un anno fa dal premier Matteo Renzi alle famiglie di Lorenzo Guarnieri e di Gabriele Borgogni, due giovanissimi toscani che persero la vita in due diversi incidenti stradali (uno dei quali il 10 dicembre), il disegno di legge che introduce nell’ordinamento i reati di “omicidio stradale” e di “lesioni stradali gravi e gravissime” è a un passo dal diventare legge. Promessa però che ha diviso la maggioranza e ha fatto insorgere le opposizioni. Il testo ha ottenuto, infatti, il via libera del Senato con un voto di fiducia chiesto dal governo, anche se con numeri piuttosto risicati: 149 sì, 91 no e nessun astenuto. 240 senatori presenti sui 320, al voto su una questione delicatissima e importante, che riguarda la vita di milioni di persone, perché entra direttamente nelle abitudini quotidiane di guida di un mezzo, privato o pubblico. Si tratta del numero più basso di senatori che abbiano votato la fiducia a Renzi, nelle 50 e più occasioni in cui il premier l’ha imposta. Sul decreto Ilva i senatori favorevoli furono 151, toccando il record negativo, superato col disegno di legge sull’omicidio stradale. A causa delle frizioni all’interno della stessa maggioranza, il governo ha deciso dunque di elaborare e presentare un maxiemendamento, che ha riscritto quasi del tutto il disegno di legge, e sul quale ha posto il voto di fiducia.

Nel maxiemendamento sono previste alcune norme molto rigorose e restrittive in materia di Codice della strada e sanzioni penali: ampliamento delle attenuanti nei casi di concorso di colpa, revoca delle patenti più lunga, e fino a un massimo di 18 anni, e arresto obbligatorio anche per i conducenti dei mezzi di trasporto pubblico, se c’è la flagranza di reato. Il concorso di colpa, ad esempio, al contrario delle restrizioni introdotte dalla Camera due mesi fa, torna ad avere un raggio molto più ampio: non solo quando c’è una condotta colposa della vittima ma anche in tutti i casi in cui la responsabilità non è solo del guidatore (vedi i casi di strade dissestate che compromettono le capacità di guida). Circostanze nelle quali la pena può essere dimezzata

I Democratici, dinanzi a numeri tanto striminziti e al rischio che alla prossima occasione di voto di fiducia il governo possa non avere i numeri in Senato, non si sono mostrati preoccupati sottolineando che si tratta non di un problema politico, ma di uno “scarso gradimento del provvedimento” che nella versione licenziata dalla Camera piace a pochi nella maggioranza e quasi a nessuno nell’opposizione. Lega e il gruppo Ala dei verdiniani non hanno partecipato al voto, mentre M5S, FI, Sel e i 4 senatori riconducibili all’area di “Idea” (Carlo Giovanardi, Andrea Augello, Gaetano Quagliariello e Luigi Compagna) hanno votato “no”. Tuttavia, è evidente che il voto sul maxiemendamento messo a punto in tutta fretta dal governo e dal relatore, Giuseppe Cucca (Pd), per “rimediare agli errori più vistosi” che emergevano dal testo modificato a Montecitorio, ha posto problemi politici, di merito del provvedimento, e di metodo. Nel merito, il maxiemendamento non ha cambiato di molto la natura del ddl che, nonostante le critiche dell’Aula, però riscuote grandi consensi dalle Associazioni delle vittime della strada titolate proprio a Lorenzo Guarnieri e Gabriele Borgogni. Nel metodo, perché il Ddl era di iniziativa parlamentare, giaceva da quattro anni nel rimpallo tra una Camera e l’altra, e quando finalmente si era in dirittura finale con l’approvazione al Senato in terza lettura, ecco che il governo impone il voto di fiducia sul maxiemendamento. Non solo, una minoranza di senatori ha approvato un Ddl che rischia di trasformare le abitudini di guida per milioni di persone, con un voto di fiducia che di fatto mina l’autonomia del Parlamento, e il libero convincimento dei senatori. Insomma, è stata una ennesima pessima pagina, sul piano politico e istituzionale, per la nostra democrazia. Ora, in virtù del voto sul maxiemendamento che ne ha mutato impostazioni e misure coercitive, il ddl sull’omicidio stradale passa alla valutazione della Camera, che potrà nuovamente apportare modifiche. Alcuni giuristi, esperti della materia, fanno tuttavia rilevare che così come è stato scritto il maxiemendamento, sarà possibile che la Corte Costituzionale intervenga per bocciarne alcuni punti giudicati incostituzionali, perché interviene su pene e sanzioni del tutto eccessive e incoerenti rispetto all’ordinamento generale.

La legge sull’omicidio stradale è attesa da molti anni, e auspicata da tante associazioni delle vittime e da molte organizzazioni di Polizia, e dunque andava trattata con molta saggezza politica e istituzionale, anche perché, appunto, interviene su temi sensibili e delicati che incidono fortemente sul piano delle libertà individuali. Così, invece, è stato compiuto l’ennesimo pasticcio, dettato dalla fretta, dall’intervento di Palazzo Chigi pesantissimo con il voto di fiducia, e da una buona dose di superficialità politica, che ha nel Pd il suo epicentro. Peccato.

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