Scuola. Roberta, una studentessa, scrive una splendida lettera a Mattarella sulla sua generazione

Scuola. Roberta, una studentessa, scrive una splendida lettera a Mattarella sulla sua generazione

La scuola italiana sta vivendo un periodo di grande fermento, soprattutto per il protagonismo di migliaia di studenti, che da Bolzano a Palermo potestano per una vita scolastica dignitosa e un apprendimento al passo coi tempi. Gli studenti, in questi giorni, hanno occupato tante scuole superiori, con mille ragioni, a partire dalle condizioni edilizie molto disagevoli di tanti istituti, alla riduzione dei livelli della didattica, alla bocciatura collettiva della riforma della scuola, la famigerata legge 107, del ministro Giannini. Hanno fatto più rumore mediatico un presepe negato e una Messa cattolica spostata in chiesa piuttosto che in una scuola, che le sacrosante rivendicazioni dei nostri studenti. Nel corso di una delle occupazioni, al liceo Virgilio di Roma, è nato un dibattito, favorito dalla lettera di una madre che stigmatizzava l’occupazione dell’istituto romano. Servono le occupazioni? Evidentemente sì. A quella madre, ha voluto rispondere una studentessa, Roberta, della Rete degli studenti, indirizzando la lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché si faccia carico non solo della condizione di vita di milioni di studenti nelle lo aule scolastiche, ma che dica qualcosa su una generazione in difficoltà, che sta per essere gabbata, ancora una volta, con l’offesa renziana della “paghetta” dei 500 euro ai diciottenni.

La lettera di Roberta a Mattarella

“Anche io – scrive Roberta a Mattarella – credo che le scuole non possano diventare una zona franca dove tutto è lecito e dove lo Stato non arriva. Anche io credo che chi promuove metodi violenti giustificando le proprie azioni attraverso slogan fini a se stessi, radicalizzando le proprie rivendicazioni e sfociando quindi nell’estremismo garantendo la cultura dell’antistato, stia facendo un danno a se stesso e agli altri. Tuttavia non posso trovarmi d’accordo con ciò che scrive la madre: questa infatti generalizza e giudica tutte le occupazioni come se fossero uguali sia dal punto di vista rivendicativo sia dal punto di vista metodologico. No, non posso condividerlo: così si fa lo stesso errore di chi, pur essendo minoritario nella società, si erge a paladino della rivoluzione pretendendo di sovvertire le regole della democrazia, regole che a mio parere stanno alla base della costruzione di un futuro migliore”.

“Noi studenti non siamo una massa informe priva di rappresentanza sociale e di idee politiche” fa notare la studentessa assicurando di essere la prima, pur avendo anche lei occupato la propria scuola, a condannare chi utilizza la violenza per esprimere un’idea. Ma – aggiunge – “non salta mai in mente a nessuno che c’è chi occupa il proprio istituto non per farlo diventare un luogo di illegalità dove diffondere cultura antistatale e pensiero antidemocratico ma proprio per chiedere che della scuola pubblica lo Stato ne faccia una delle sue colonne portanti?”. Per “troppi anni si sono susseguite riforme fatte senza il minimo coinvolgimento degli studenti”, sottolinea Roberta ricordando le tante mobilitazioni fatte contro la riforma Renzi-Giannini. “E’ stata questa la nostra risposta alla buona scuola: si depaupera il concetto di collegialità e noi la pratichiamo, non si investe sul welfare e diritto allo studio e noi rivendicandone l’esigenza facciamo mutualismo e tanto altro ancora”, conclude Roberta, dicendosi certa che “per la costruzione di un futuro privo di diseguaglianze bisogna cambiare radicalmente il mondo dell’istruzione”, con “il coinvolgimento di tutti i protagonisti di questo mondo. Insomma, senza ascoltare noi non si può”.

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