Salvataggio banche, 130mila cittadini nei guai. Manifestazione a Montecitorio sostenuta da Adusbef e Federconsumatori

Salvataggio banche, 130mila cittadini nei guai. Manifestazione a Montecitorio sostenuta da Adusbef e Federconsumatori

“Questa è una rapina legalizzata” è il coro che si leva da piazza Montecitorio, dove nel pomeriggio di domenica 6 dicembre si sono riunite centinaia di vittime delle banche, mentre era in corso il voto in Commissione Bilancio della Camera sulla legge di Stabilità, che dovrebbe contenere anche il provvedimento di 120milioni di euro a salvaguardia dei risparmiatori delle 4 banche, Etruria, Marche, Cariferrara, e Carichieti. Sono i piccoli risparmiatori che lunedì 23 novembre andando in banca, non hanno trovato più i propri risparmi, investiti in obbligazioni subordinate o azioni spariti a seguito del decreto salvabanche che di fatto ha salvato le banche ma ha  azzerato i risparmi dei cittadini. “Nel 2006 – racconta una risparmiatrice che ha investito in obbligazioni nella Banca Etruria in Toscana – ho acquistato un’obbligazione subordinata e mi è stato detto che era a basso rischio, ho ancora il contratto dove c’è scritto. Il 23 novembre – ha continuato – abbiamo saputo per radio che è stato azzerato tutto, siamo andati in banca a sentire ed è stato un colpo. Nessuno ci ha chiamato, non ci ha avvisato nessuno, ci siamo trovati nella disperazione più assoluta. In casa nostra sono spariti 90 mila euro, risparmi di una vita, annullata in un attimo una vita intera, li abbiamo sudati lavorando e lorsignori – ha concluso – ci hanno derubato della nostra vita”. La banca popolare dell’Etruria e del Lazio, che ha tra i suoi dirigenti anche il padre della ministra Maria Elena Boschi, è una delle quattro banche salvate dal governo. Tra le altre anche Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio della provincia di Chieti. I manifestanti sono appoggiati da Adusbef-Federconsumatori, con la presenza del suo presidente Rosario Trefiletti, e dalle opposizioni che con i propri parlamentari fanno la spola tra piazza Montecitorio e Camera dei deputati.

Per Sinistra Italiana è intervenuto Giovanni Paglia, membro della Commissione Finanze, il quale ha dichiarato: “Fondo salva risparmiatori? No, salvabanche, e anche un po’ salva manager. Fra cui Boschi senior. Pare, infatti, che il Pd si stia orientando su un fondo di 120 milioni di euro a tutela di alcuni obbligazionisti che hanno perso tutto grazie al governo e ad amministratori incapaci. E la spacceranno come un’operazione di aiuto ai risparmiatori, quando invece servirà solo ad aiutare le banche. Perché?”. Perché, prosegue l’esponente di Sinistra Italiana, “si rivolgerebbe a soggetti in condizioni di vulnerabilità sociale, cioè a quelle persone a cui mai e poi mai sarebbe stato lecito vendere un’obbligazione subordinata, e che quindi con facilità si vedrebbero risarcite da un tribunale. Quindi – insiste Paglia – si tratta di rifondere con soldi pubblici chi sarebbe stato ripagato con gli interessi da chi lo aveva danneggiato, magari con azione di rivalsa verso gli amministratori”. Ricordo, conclude, “che la metà delle obbligazioni di cui parliamo riguarda la Banca dell’Etruria, fra i cui amministratori siede il padre di un ministro del governo Renzi e il cerchio si chiude”.

Secondo le stime fatte dalle principali associazioni dei Consumatori, e tra queste Adusbef e Federconsumatori, sarebbero almeno 100mila i cittadini messi letteralmente in ginocchio dai salvataggi di Cassa di Ferrara, Banca Etruria, Banca Marche e CariChieti. E sul punto si muove anche la Fisac Cgil che ha avviato contatti con il governo, nella speranza di ritoccare il provvedimento dell’esecutivo. A darne notizia è il segretario generale del sindacato dei bancari di Corso Italia, Agostino Megale: “Serve una correzione del cosiddetto decreto ‘salva banche’, all’insegna di un’alleanza tra lavoratori e clienti risparmiatori che renda esplicita la responsabilità dei top manager coinvolti nelle indagini della magistratura e che hanno portato allo sfascio queste realtà”. Megale fa poi sapere che “dai miei contatti col governo capisco che c’è la volontà di correggere il decreto per tutelare chi ha subito ingiuste perdite. Non solo – prosegue il dirigente sindacale – non c’è alcuna responsabilità dei lavoratori ma né questi ultimi né i risparmiatori possono essere chiamati a pagare quelle esplicite dei banchieri coinvolti. Spero che diventi certezza, anche sulla base dei contatti avuti nella giornata di ieri con il viceministro dell’Economia Morando e oggi con il presidente della commissione Finanze della Camera Boccia, che porti frutti al lavoro per correggere il decreto.  Registro infatti una volontà, forte e condivisibile, di emendare il testo proprio nel punto che riguarda le ingiuste perdite subite dai risparmiatori sulle obbligazioni subordinate”, conclude Megale.

Federconsumatori ed Adusbef hanno chiesto un immediato incontro al governo

Come detto è pesantissimo il colpo ricevuto da migliaia di cittadini. Oltre 100 mila persone, secondo le stime di Adusbef e Federconsumatori sarebbero state messe in gravissime difficoltà, private dei risparmi di una vita, letteralmente depauperati. Le associazioni  hanno chiesto un incontro immediato al governo “per affrontare e risolvere questo problema, per far rispettare il sacrosanto diritto dei cittadini a rientrare in possesso dei propri averi”. Intanto, segnalano le due associazioni “diventano sempre più allarmanti le segnalazioni provenienti dai cittadini: pensionati che hanno perso i risparmi di tre generazioni e ora minacciano il suicidio, cittadini disperati ed esasperati che annunciano aggressioni verso dirigenti e dipendenti, per arrivare al colmo dei colmi: cittadini che hanno contratto il mutuo con tali banche e ora non solo hanno visto azzerarsi il proprio conto e i propri risparmi, ma vengono intimati dalla stessa banca a pagare le rate del muto pena il pignoramento”. Le vittime sono comuni cittadini, piccoli risparmiatori, che “sono stati indotti ad acquistare prodotti a rischio elevatissimo in maniera del tutto inconsapevole, addirittura in alcuni casi convertendo i propri conti correnti in obbligazioni illiquide”, si legge nella nota. “Non vorremmo – fanno sapere ancora Federconsumatori e Adusbef – che questa fosse solo un’anticipazione di quello che succederà, dal 1 gennaio 2016, con l’entrata in vigore del famigerato bail-in, che addossa ai risparmiatori i crack degli istituti bancari. Il governo deve intervenire immediatamente contro questa gravissima vicenda che sta assumendo i tratti di una vera e propria emergenza nazionale”.

Queste associazioni stanno anche predisponendo un nuovo ricorso in sede di Tribunale Amministrativo. Sempre Adusbef e Federconsumatori, con ricorso al Tar del Lazio degli avvocati Federico Tedeschini e Lucio Golino avevano già presentato un altro ricorso al Tar del Lazio contro la riforma delle banche popolari, che prevede la trasformazione in Spa degli istituti bancari con attivi superiori ad 8 miliardi. Con tale azione legale, gli avvocati che si sono schierati a favore dei piccoli risparmiatori si preparano però ad una battaglia ancora più dura. L’obiettivo è quello di richiedere ed ottenere la sospensiva dei provvedimenti di Bankitalia che hanno annullato i titoli azionari ed obbligazionari nell’ambito dell’operazione. Si tratta dunque di una battaglia di civiltà a tutela dei diritti di azionisti e obbligazionisti contro un sistema bancario che anche grazie alla stessa Bankitalia ha, in questo caso, procurato un importante dissesto e svalutazione di titoli finanziari. A fare più rabbia, a detta dei legali è il fatto che i possessori di quei titoli sono semplici cittadini che hanno avuto la sfortuna di fidarsi di banche che gli hanno semplicemente consigliato un prodotto finanziario senza metterli al corrente della rischiosità dello stesso.

Pronto alle carte bollate anche il Codacons. Class action risarcitoria nei confronti dei vertici delle banche

Pronto alle carte bollate anche il Codacons che ha lanciato un’azione legale collettiva in favore dei risparmiatori di Carife, Banca Etruria, Carichieti e Banca Marche. Questa class action mira in sostanza a promuovere un’azione risarcitoria contro i vertici delle 4 banche, della bad bank e delle banche ponte e forse anche dei revisori. Quello a cui si punta è ottenere il recupero integrale dei soldi investiti in azioni e obbligazioni subordinate da 130 mila famiglie, sempre previa valutazione specifica della posizione di ciascun investitore. Il Codacons nei prossimi giorni deciderà quindi se agire in sede civile, penale ed amministrativa proprio per evitare l’azzeramento di azioni e obbligazioni mentre il valore reale delle 4 banche salvate viene creato e ripartito a favore di nuove banche in cui non partecipano i medesimi azionisti ed obbligazionisti.

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