Renzi e banche: obiettivo della “riforma” la speculazione finanziaria non il credito a famiglie e imprese

Renzi e banche: obiettivo della “riforma” la speculazione finanziaria non il credito a famiglie e imprese

I paradossi del sistema bancario italiano fanno le prime vittime. Un onesto pensionato che aveva pensato di salvaguardare i propri risparmi e la liquidazione si uccide non resistendo all’offesa di essere stato ingannato da chi gli aveva garantito “un investimento tranquillo, sicuro”. Qualche decina di migliaia di risparmiatori, a cui era stata detta sostanzialmente la stessa cosa, si trovano nella condizione di avere perso tutti i risparmi, quasi 900 milioni di Euro che si è ritenuto sconveniente mettere sulle spalle di chi si approprierà delle banche “risanate”.

I governi che si sono succeduti dal tempo della esplosione della crisi e del fallimento di Lehman Brothers, visto che il sistema italiano non era gravato dalla montagna di derivati che, invece, pesava enormemente sulle banche tedesche, francesi, olandesi e spagnole, hanno assistito con distacco al salvataggio di quelle banche attraverso l’intervento massiccio degli stati e si sono cullati nella spensierata sicurezza che il sistema bancario italiano era sufficientemente solido. Forse per questo non hanno valutato che, fatti i salvataggi nei paesi della finanza forte a carico dei contribuenti, la BCE e la Commissione EU, con le loro direttive, Basilea3 e la creazione dell’Unione Bancaria, davano un colpo durissimo al sistema bancario italiano che, anche grazie alla accorta politica di salvaguardia voluta dall’allora governatore Fazio, non aveva partecipato alle avventure della turbofinanza e manteneva un certo equilibrio tra le funzioni creditizie proprie e quelle finanziarie.

Una “naturale” acquiescenza al modello imposto dalla Bce e dai poteri forti

Forse è stata solo insipienza ma nulla vieta di pensare che, visti i legami solidi dei governati che si sono succeduti con il mondo dei poteri forti della finanza mondiale, ci sia stata una “naturale” acquiescenza al modello imposto dalla BCE e dalla Commissione che spinge le banche, anche quelle italiane dunque, a considerare primario l’obiettivo della speculazione finanziaria rispetto a quella dell’erogazione del credito alle famiglie e alle imprese. Si colloca in questo scenario la sciagurata riforma renziana di imporre con decreto la trasformazione delle dieci maggiori Banche Popolari in SpA. Come nello stesso quadro si collocano le troppe disattenzioni della Banca d’Italia rispetto a gestioni disinvolte di gruppi dirigenti bancari che indirizzano con spregiudicatezza l’attività dei propri istituti proprio sulla strada delle attività finanziarie speculative. Al massimo qualche richiamo, qualche multa, giusto per superare la frustrazione di non avere più la solida funzione di vigilanza ormai trasferita nelle mani della BCE dell’incomprensibilmente osannato Mario Draghi. È davvero impressionante la disattenzione verso il grido di dolore che viene dalle famiglie e da quelle Piccole e Medie Imprese che, storicamente, vedevano la banca di territorio come il riferimento per i propri problemi di credito. Ed è preoccupante il patetico nascondersi dietro i vincoli e le regole dell’Europa che Governo e Bankitalia aveva accettato in silenzio.

Il paradosso delle banche italiane: da solide si scoprono in una condizione di instabilità

Si spiega così il paradosso delle banche italiane che da relativamente solide si scoprono, nel giro di pochi anni, in una condizione di instabilità e spesso sospinte verso il precipizio. Il decreto che sancisce il fallimento della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, la Banca Marche, CariFerrara e CariChieti si inscrive in questa logica decisionista e superficiale che, fuori da ogni valutazione strategica socialmente affidabile e accettabile, si preoccupa di salvare gli azionisti, gran parte dei quali responsabili delle crisi, e, solo dopo le proteste e un suicidio, comincia a pensare a salvaguardare parzialmente i risparmiatori comuni cittadini. Il “parco buoi”, come nelle borse, può essere sacrificato! Bisognava far diventare quelle quattro banche dei bocconi appetibili per quelle grandi Banche che detengono il capitale e il potere in Bankitalia.

L’attacco alle Banche popolari nasconde il disastro sociale prodotto dal decreto

E prossimamente saranno sacrificati migliaia di posti di lavoro, di lavoratrici e lavoratori, in funzione di una politica di concentrazione e di finanziarizzazione di cui l’attacco alle Banche Popolari ha costituito il segno più eclatante. Sarà questo il senso di marcia della riforma del credito annunciata da Renzi con tutta l’enfasi necessaria a nascondere il disastro sociale prodotto dal suo decreto, anche se stavolta non sarà la ministra Boschi a gestire la pratica.

L’attacco allo Stato di diritto e dei diritti sociali si sviluppa con linearità, dal Job Act, alle pensioni, al risparmio dei ceti medi, dalla coesione sociale alla democrazia. Chi ancora non se ne fosse reso conto è bene che cominci, finalmente, a preoccuparsene.

 

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