Renzi, duemila banchetti per raccontare un paese che non c’è. Inventato. Bugie a go go. Pil solo 0,7. La crisi c’è, si vede e si sente

Renzi, duemila banchetti per raccontare un paese che non c’è. Inventato. Bugie a go go. Pil solo  0,7. La crisi c’è, si vede e si sente

Renzi Matteo si celebra il trionfo piazzando duemila banchetti in tutta Italia, dai quali si  rivolgerà agli italiani per raccontare un paese che non c’è. Siccome non si fidava di quello che gli organizzatori dei banchetti, i circoli ridotti al lumicino, potevano raccontare ha inviato la lettera da diffondere con la quale loda sé stesso e le iniziative del governo, sempre sé stesso.  La lettera è un miscuglio di banalità a buon mercato, tanto da far pensare che l’abbia scritta  uno dei “consiglieri” economici del premier. “È fondamentale che tutti assieme – scrive Renzi -senza paura facciamo la nostra parte. L’Italia sta cambiando – prosegue – le riforme si fanno davvero, gli occupati tornano a crescere, l’economia riparte” e simili fandonie. Ci si mette anche il ministro Padoan il quale ormai è abituato a negare perfino l’evidenza dei fatti. Parla di un nuovo round d’azione per la crescita (sarebbe interessante sapere quale sarebbe il nuovo) e poi eleva un inno alle privatizzazioni facendo finta di non conoscere che la Camera ha approvato un ordine del giorno firmato da Sinistra italiana con il quale viene chiesto al governo di bloccare la privatizzazione delle Ferrovie, non prendendo iniziative finché non verrà fatta chiarezza perché le cose non vanno proprio bene.

Le cose per il premier-segretario in questi giorni non vanno proprio bene

In questi giorni le cose per il premier segretario non vanno proprio molto bene. I “2000 banchetti 2000” tipo show  televisivo aprono e poi chiuderanno rapidamente proprio due o tre giorni dopo la diffusione di  rapporti che descrivono lo stato del Paese nel quadro di una congiuntura economica della Ue che non segna bel tempo. Anzi. Il Pil, è notizia dell’ultima ora, aumenterà solo dello 0,7%. Lo 0.9 raccontato da Renzi e Padoan che pure era ben poco resta un desiderio. Non la realtà. Lo raccontino ai banchetti. Hanno parlato Istat, Censis, Bankitalia, la Banca centrale europea con le decisioni prese a maggioranza annunciata da  Mario Draghi. Da queste partiamo perché se i paesi della Ue hanno bisogno di iniezioni ricostituenti significa che, come dicono gli economisti, il cavallo non beve. E fino ad oggi i tentativi di riportare l’inflazione al 2% sono falliti. In Italia addirittura i prezzi sono tornati a scendere dello 0,4%.  Significa che la ripresa non c’è come titolano i giornali europei. E anche Repubblica che evita da tempo di disturbare Renzi Matteo titola riferendosi alle manovra di Draghi: “Una spinta a export e mutui alle famiglie. Ma la vera ripresa resta ancora lontana”. I telegiornali invece, che sono il pane quotidiano dei cittadini rassicurano il popolo. Va tutto bene, ci pensano Draghi e poi arriva Renzi e dà la sua benedizione. Il “quantitative easing” di cui ha parlato il presidente della Bce rimedia a tutto, Renzi può dire “evvai”, i banchetti saranno la corona di alloro che cinge la testa del vincitore. Non è vero niente. La stessa Bce fa presente che il Pil non raggiungerà lo 0,9 previsto dal governo. Al meglio si fermerà allo 0,8. Aveva visto bene, siamo addirittura sotto, lo 0,7 appunto.

Draghi, il quantitative easing, il crollo delle  Borse, lo spread che prende il volo

Torniamo a questo famoso “quantitative easing” di cui i cittadini dovrebbero conoscere vita, morte e miracoli. Si tratta, in poche parole, di una semplice operazione. Le banche sono piene di crediti, hanno fatto una indigestione comprando o finanziando operazioni buone, per di più meno buone quando non pessime. Arriva la crisi, non fanno in tempo a rientrare. O si liberano o fanno il botto, crollano. Arriva in soccorso la Bce, seguendo l’esempio della americana Federal Reserve. Rileva ogni mese 60 miliardi di euro e libera le banche di un peso insopportabile. Il Qe2 (sigla del provvedimento) arriverà fino a marzo del 2017. Le banche possono così abbassare il tasso sui depositi e far ripartire il credito alle famiglie e alle imprese, l’euro alla parità col dollaro o sotto, facilitando l’export che nel nostro paese proprio in questo trimestre, segnala l’Istat, è calato. Come è stata accolta dai mercati la decisione della Bce? Male, molto male, le Borse sono crollate, Milano ha perso il 2,47, il famoso spread è volato da 91 a 103.

Bankitalia. Il 30% della ricchezza nelle mani del 5% dei cittadini

Inoltriamoci ora nel paese che Renzi racconta, un paese inventato, che non c’è.  Eccolo raccontato non da noi che facciamo parte del glorioso esercito dei gufi ma dai dati statistici sfornati a getto continuo in questi giorni. Hanno provato, alcuni di questi istituti, ad annacquare il vino ma i numeri sono numeri. Ci hanno provato anche molti media facendo una brutta figura. Vediamo subito Bankitalia. Ci dice che il 30% della ricchezza è nelle mani del 5% dei  cittadini. Il 22% delle persone vive con meno di 9,600 euro l’anno. Sempre Bankitalia ci racconta che  il sommerso, la prostituzione, la droga, ci costano 206 miliardi, il 12,9% del Pil. Proseguiamo con dati Istat, certo non un covo di pericolosi rivoluzionari. I poveri sono circa 10 milioni di cui ben sei in povertà assoluta. Ultimi dati sull’occupazione: 3,3 milioni di cittadini sono senza lavoro, altri 3 milioni e mezzo sono “scoraggiati” non lo cercano neppure.

Rispetto al 2008 mancano ancora 551.000 posti di lavoro. Aumentano gli anziani. Per decreto

Ci racconta il Censis che rispetto al 2008, mancano 551.000 posti di lavoro, tanto che il tasso di disoccupazione è all’11,9% contro il 6,7% di otto anni fa. Ma l’aspetto più grave – prosegue il Censis – è che si registra un crollo dell’occupazione giovanile: ad aumentare davvero sono stati “per decreto” (ovvero, legge Fornero) i lavoratori anziani, tra i 55 e i 64 anni, sono passati dai 2,5 milioni del 2008 ai 3,5 milioni attuali, e continuano a crescere. Ci sono 2,2 milioni di Neet, 783.000 sottoccupati, 2,7 milioni di lavoratori in part-time involontario. Eppure molti sono costretti a strafare: 10,3 milioni nell’ultimo anno hanno lavorato oltre l’orario formale senza il pagamento degli straordinari, 4 milioni hanno arrotondato con piccoli lavoretti saltuari. Passiamo alle pensioni: più di sette milioni sono sotto i mille euro, più di due milioni fermi a 500 euro. Torniamo al rapporto del Censis. Prendiamo la parte che riguarda il welfare La spesa sanitaria nell’ultimo anno si è attestata a 110,3 miliardi contro i 112,8 del 2010. Il risultato è il “fai-da-te” per chi può permetterselo: la spesa sanitaria privata delle famiglie è passata dai 29,6 miliardi di euro del 2007 ai 32,7 del 2014, raggiungendo il 22,8% del totale. Chi non ce la fa arranca: 7,7 milioni si sono indebitati o hanno chiesto un aiuto economico per far fronte a spese sanitarie private. E chi proprio non riesce neanche a indebitarsi rinuncia: nel 66,7% delle famiglie a basso reddito almeno un componente l’anno scorso ha dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie, o ha dovuto rinviarle.

Il ritorno alla casa bene rifugio. 560 mila trasformate in bed&breakfast

Sempre il Censis offre uno spaccato molto interessate, il ritorno alla casa come bene rifugio, mettendo anche a reddito il patrimonio immobiliare, 560.000 bed&breakfast con un fatturato di 6 miliardi di euro. I giovani partono, le famiglie acquistano beni durevoli o meglio pensano di acquistarli, auto, frigoriferi, lavatrici, sperimentano le forme più innovative di sharing economy, il consumo collaborativo basato su  un insieme di pratiche di scambio e condivisione siano questi beni materiali, servizi o conoscenze. Dice  il presidente del Censis che gli italiani “si muovono non più come collettività, certo non dentro un progetto  generale di sviluppo che non esiste più da tempo, ma da singoli, all’interno magari di piccoli territori o di piccoli gruppi”.

De Rita. L’Italia ferma in un “letargo esistenziale collettivo”

L’Italia è ferma, immersa in un “letargo esistenziale collettivo”, la politica tenta di “trasmettere coinvolgimento e vitalità al corpo sociale”, ma non ci riesce. Una sorta di “limbo italico – dice il presidente del Censis – fatto di mezze tinte, mezze classi, mezzi partiti, mezze idee e mezze persone”. Il rapporto parla di tante cose, il risparmio, i migranti, le esportazioni. A conclusione non vede una  bella Italia. De Rita conclude con una immagine bella, fantasiosa e realistica.  Dice: “Qualcosa dell’Italia migliore rimane: lo scheletro contadino”. “È come quando, girando per il Paese, tu chiedi a qualcuno come va: lui ti dice che va tutto male, il lavoro, la macchina, la moglie. E allora tu chiedi: e il resto? E la risposta è sempre: il resto va bene. Ecco, l’Italia è così: il resto ha dentro di sé un’energia misteriosa, ed è quella che dà la scossa, la voglia di fare. Il resto ha una sua implicita superiorità”. Ci pensi il Matteo a quella Italia che dà la scossa. Quando meno te l’aspetti.

 

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