Pensioni. L’Istat conferma la miseria dei trattamenti, quasi la metà sotto i mille euro

Pensioni. L’Istat conferma la miseria dei trattamenti, quasi la metà sotto i mille euro

 

Il 40,3% dei pensionati percepisce un reddito da pensione inferiore a 1.000 euro al mese, si tratta di oltre 6 milioni e mezzo di persone, più di quattro su dieci. E per le donne va anche peggio, mentre il numero dei trattamenti diminuisce a vista d’occhio. E’ questa la fotografia scattata dall’Istat nel rapporto ‘Trattamenti pensionistici e beneficiari – Anno 2014’, reso pubblico oggi, 2 dicembre.

Secondo l’Istituto di statistica, poi, il 25,7% delle pensioni è di importo mensile addirittura inferiore a 500 euro (incidendo per il 6,9% sulla spesa pensionistica complessiva) mentre il 39,6% ha un importo tra i 500 e 1.000 euro. Al crescere degli importi, però, diminuisce la quota dei trattamenti erogati: il 23,5% dei trattamenti ha un importo compreso tra 1.000 e 2.000 euro mensili, l’ 8,0% tra 2000 e 3000 euro, il 3,2% supera i 3.000 euro mensili.

Gli importi erogati agli uomini, tra l’altro, sono mediamente più elevati di quelli percepiti dalle donne: redditi fino a 500 euro sono erogati all’11,3% dei pensionati, contro il 13,6% delle pensionate mentre il 9,7% degli uomini riceve un ammontare superiore ai 3.000 euro mensili, contro il 2,9% delle donne. Di conseguenza, quasi la metà delle pensionate non arriva a mille euro mensili. Nel 2014 il reddito da pensione si ferma infatti prima per il 49,2% delle donne.

In oltre i tre quarti dei casi, invece, (75,8%) i titolari di pensioni sociali percepiscono redditi di importo mensile inferiore a 1.000 euro (ma il 39,1% non supera i 500 euro). La quota scende a meno della metà tra i pensionati di invalidità, anche civile (rispettivamente 37,1% e 40,9%) e a circa un terzo tra i titolari di pensioni di vecchiaia (28,9%) e tra i superstiti (33,6%).

Secondo l’analisi dell’Istat, i pensionati sono sono 16,3 milioni, circa 134mila in meno rispetto al 2013. In media ognuno percepisce 17.040 euro all’anno (403 euro in piu’ rispetto al 2013) tenuto conto che, in alcuni casi, uno stesso pensionato può contare anche su più di una pensione. Nel 2014, fanno infine sapere gli analisti, la spesa complessiva per le prestazioni pensionistiche, pari a 277.067 milioni di euro, è aumentata dell’ 1,6% rispetto all’ anno precedente e la sua incidenza sul Pil è cresciuta di 0,2 punti percentuali, dal 16,97% del 2013 al 17,17% del 2014. Tra il 2011 e il 2014, però, i pensionati in Italia sono diminuiti di oltre 400.000 unità, tra 16.668.000 del 2011 a 16.259.000 del 2014. “Il dato – fanno sapere –  con tutta probabilità risente della stretta sui pensionamenti decisa con la riforma Fornero della previdenza.

“Bisogna intervenire subito per evitare che ai pensionati sia chiesta indietro una parte dei soldi della rivalutazione dello scorso anno. La politica non alimenti ulteriori scontri sulla loro pelle ma agisca concretamente modificando in Parlamento la legge di stabilità in modo che il reddito da pensione sia tutelato e non ulteriormente penalizzato”, ha dichiarato il Segretario generale dello Spi Cgil Carla Cantone. “I Sindacati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp-Uil – ha continuato – stanno discutendo con il ministro Poletti per trovare soluzioni adeguate per far rispettare i diritti dei pensionati. C’è un tavolo aperto che va avanti e che ha come fine proprio quello di evitare che si facciano ulteriori danni”.

da rassegna.it

Share

Leave a Reply