Penati assolto perché il fatto non sussiste. La gioia di Bersani e di Matteo Mauri. Silenzio imbarazzante dai vertici renziani del Pd

Penati assolto perché il fatto non sussiste. La gioia di Bersani e di Matteo Mauri. Silenzio imbarazzante dai vertici renziani del Pd

L’ex presidente della Provincia di Milano ed ex sindaco di Sesto San Giovanni, Filippo Penati (Pd), è stato assolto dal Tribunale di Monza nell’ambito del processo sul cosiddetto “Sistema Sesto”. Filippo Penati era imputato di corruzione e finanziamento illecito dei partiti ed è stato assolto perché “il fatto non sussiste”. Anche gli altri nove imputati e la società Codelfa, imputati nello stesso processo, sono stati tutti assolti o perché il fatto non sussiste o perché non costituisce reato. I fatti contestati riguardavano a vario titolo tre episodi di corruzione e due di finanziamento illecito.

Contro Filippo Penati, l’accusa aveva chiesto una condanna a 4 anni. E invece, i giudici hanno letteralmente bocciato l’ipotesi accusatoria. “Esce pulita la mia immagine di politico e amministratore”, ha detto Penati subito dopo la sentenza. L’esponente del Pd, stretto collaboratore di Pierluigi Bersani ed ex coordinatore della sua campagna congressuale, ha poi voluto sottolineare che a questo punto “è chiaro che non esiste il Sistema Sesto, io non ho costretto nessuno, io non sono stato corrotto”. L’ex presidente della Provincia di Milano, infine, parlando coi giornalisti che assistevano alla lettura del dispositivo della sentenza ha insistito: “è stata messa la parola fine a un’ingiustizia durata quattro anni. Oggi ho dato un senso nuovo alla mia vita”.

Sulla vicenda è intervenuto anche l’ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Attraverso Twitter ha scritto: “Assolto Penati. Io non ho mai dubitato. Ma quanto sono lunghi quattro anni?”. Ad essere assolti, oltre a Penati, anche Bruno Bianco, ex manager del gruppo Gavio, l’architetto Renato Sarno, l’ex capo di gabinetto della Provincia di Milano, Giordano Vimercati, l’ex segretario generale di Palazzo Isimbardi, Antonino Princiotta, gli imprenditori Giuseppe Pasini e Piero di Caterina, l’ex ad di Serravalle, Massimo di Marco, e il manager della stessa società Gianlorenzo De Vincenzi. Il grande accusatore di Penati, l’imprenditore Piero Di Caterina, commenta la sentenza di assoluzione sostenendo che “il Sistema Sesto esiste in modo chiaro ed evidente” e la sentenza di oggi “conferma le mie accuse per quanto riguarda il Sistema Sesto e le anomalie nella pubblica amministrazione”. Per la verità, la sentenza contraddice questo assunto.

In questi anni, ha detto poi Penati, “ho soltanto avuto a cuore di rimettere a posto la mia onorabilità, non sono corrotto e non ho fatto nulla contro i doveri dell’amministrazione, non ho pensato ad altro. Sono davvero contento. E dopo la sentenza della Corte dei conti sull’operazione Serravalle, per cui non c’è alcun illecito, esce pulita anche la mia immagine di amministratore”. Alla domanda se tornerà a fare politica, Penati ha risposto: “Adesso vado a casa, nessuna rivincita. Oggi sono contento, la politica resta una grande passione, ma questa vicenda mi ha segnato”.

Matteo Mauri, vicepresidente vicario del gruppo Pd alla Camera, e membro della minoranza Pd e del gruppo dirigente milanese, indirizza “un abbraccio a Filippo Penati per tutto quello che ha dovuto subire in questi lunghi anni. Momenti difficili che ha affrontato sempre a testa alta e con grande dignità. Nessuno però potrà ridargli gli ultimi quattro anni e nemmeno tutte le occasioni perdute”. Poi, però, introduce una frecciata polemica anche nei confronti del suo stesso partito: “Un pensierino a tutti quelli che hanno usato strumentalmente l’inchiesta per fini politici e personali, purtroppo anche dentro il PD. Ma oggi c’è solo la soddisfazione per la serenità ritrovata e per la consapevolezza che Filippo, nonostante le amarezze, non ha mai perso la passione politica”. E in effetti, incredibile ma vero, Bersani e Mauri sono gli unici dirigenti del Pd che hanno voluto manifestare solidarietà a Filippo Penati, ora che è stato assolto da ogni accusa, e che il teorema indiziario dell’accusa è stato letteralmente fatto a pezzi dal tribunale di Monza. O almeno nessun parlamentare, nessun dirigente, né il presidente Orfini, né il segretario Renzi o uno dei vicesegretari, ha commentato pubblicamente l’assoluzione. Questa vistosa assenza dimostra una volta di più la solitudine in cui è stato lasciato Filippo Penati in tutti in questi anni.

La sentenza tuttavia è stata talmente rigorosa e netta che il pm di Monza, titolare delle indagini, ha affermato che si riserverà di leggere le motivazioni dei giudici (saranno pronte in 90 giorni) per poi valutare se impugnarla o meno.

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