Parigi. Il COP21 partito con mille ambizioni, può rivelarsi purtroppo un flop, per l’ambiente e l’umanità

Parigi. Il COP21 partito con mille ambizioni, può rivelarsi purtroppo un flop, per l’ambiente e l’umanità

Ufficialmente il vertice dei 195 Paesi del mondo sul clima a Parigi dovrebbe chiudersi venerdì 11 dicembre, con l’approvazione, o la bocciatura, di un documento comune e giuridicamente vincolante. Invece, l’accordo non c’è, e tutto è stato rinviato alla giornata di sabato, quando, forse, sarà siglato un accordo di massima sulla bozza di documento, che però non sarebbe giuridicamente vincolante. Il rinvio di 24 ore ha messo notevolmente in difficoltà il presidente francese Hollande, che alla vigilia dei ballottaggi per il voto delle Regioni, avrebbe voluto chiudere positivamente la partita COP21, anche come arma da brandire contro la destra di Le Pen. Invece, l’imbarazzo, la rabbia e il disagio sono palpabili, e diffusi.

Gli auspici del segretario generale dell’ONU, Ban-Ki-moon

Il segretario generale dell’Onu, Ban-Ki-moon ha detto che i colloqui internazionali sul clima sono i negoziati più complessi e difficili cui abbia mai preso parte. Ban ha confermato che tra i 195 Paesi le differenze restano fortissime, ma ha auspicato che i negoziatori riescano a mettere da parte gli interessi nazionali e a raggiungere un compromesso. “Non è il momento di parlare di prospettive nazionali”, ha affermato il segretario generale dell’Onu, “una buona soluzione globale aiuterà a definire buone soluzioni locali. Auspico e chiedo a tutti gli stati di firmare la decisione finale per l’umanità”. Ban ha poi aggiunto: “ho preso parte a tantissimi negoziati multilaterali difficili, ma per quegli standard, questo negoziato COP21 è il più complesso, il più difficile, ma anche il più importante per l’umanità. Ci restano solo poche ore, ormai”.

Il cauto ottimismo del padrone di casa, Laurent Fabius, ministro degli esteri francese

Dal canto suo, il padrone di casa, Laurent Fabius, ministro degle Esteri francese e presidente del COP21, è sembrato più ottimista, dopo la lunga notte di giovedì, in cui i negoziatori hanno in qualche modo definito la bozza di accordo. Fabius ha confermato che la bozza del testo sarà sottoposta alla discussione ed eventualmente alla firma a partire dalle ore 9 di sabato 12 dicembre, in ritardo rispetto al programma previsto. “Siamo quasi alla fine del percorso”, ha detto Fabius alla stampa. Uno dei negoziatori, l’economista Stern, ha confessato che nonostante il ritardo, le relazioni tra i governi sono state migliori di quanto si temeva alla vigilia: “l’atmosfera tra gli stati è stata la migliore che abbia mai visto in 10 anni di COP. Essa si è fondata sul riconoscimento della grandezza dei rischi, e sul riconoscimento di come si combina la riduzione della povertà, lo sviluppo e la responsabilità per il clima. È stato l’elemento chiave nello spirito che abbiamo visto qui a Parigi”. In realtà, come sostiene un esperto climatologo, Michael Jacobs, anch’egli tra i negoziatori, le differenze maggiori si sono verificate sulla trasparenza e i finanziamenti. “Eppure”, ha detto Jacobs, “non vi è alcuna ragione per cui gli stati non debbano risolverle. Non leggo nulla di tutto questo nel ritardo”.

La comunità scientifica boccia l’accordo

“L’ultima versione dell`accordo sul clima indica come obiettivo quello di mantenere il livello medio dell`aumento della temperatura ben al di sotto dei 2 gradi Celsius” rispetto ai livelli preindustriali e di “proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5 gradi”. Una formulazione che, fra le tre previste inizialmente, rappresenta quella intermedia con un`opzione aperta verso la migliore. Ma la Terra nel frattempo si è già riscaldata di quasi 1 grado. Per questo, nel mondo scientifico, traspare una certa perplessità: se da un lato infatti l`obiettivo finale è in linea con le raccomandazioni scientifiche (e in pochi credevano che su questo sarebbe stato raggiunto un compromesso tra 195 paesi), gli strumenti previsti nell`accordo non sembrano essere adeguati allo scopo. “Non combacia, le due cose non stanno insieme – spiega Hans Joachim Schellnhuber, Direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK) – voglio dire che nel testo c’è un obiettivo molto ambizioso ma non esiste una strategia altrettanto forte: certo questa strategia lascia la porta aperta, ma non è abbastanza”. Affinché l`obiettivo diretto a contenere sotto i 2 e verso 1,5 gradi l`aumento della temperatura possa essere raggiunto, sarebbe necessario “raggiungere la neutralità carbonica già nel 2050 e il picco delle emissioni nel 2020”. E questo nel testo ancora non c’è.

Critiche ponderate e dure anche da parte della Cgil

“L’accordo – spiega la Cgil – definisce un obiettivo di lungo periodo per mantenere la temperatura ‘ben al di sotto dei 2 gradi’, facendo ogni sforzo per limitare tale aumento entro il grado e mezzo. Pur sapendo che i contributi volontari al 2030 presentati dai vari governi portano a una traiettoria al di sopra dei 3 gradi, non è previsto nessun meccanismo di revisione dei contributi per riallinearli entro i limiti ritenuti utili per salvare la vita sul pianeta”. Addirittura, denuncia il sindacato, “i tempi per raggiungere la neutralità delle emissioni di gas a effetto serra vengono prorogati alla seconda metà del secolo”. Per quanto riguarda le previste disposizioni finanziarie, “che indicano la cifra dei 100 miliardi di dollari l’anno come base di partenza dal 2020”, per la Cgil “restano troppo vaghe sia sulla road map per giungere a tale obiettivo, sia sui livelli di ambizione per il periodo post-2020”. Inoltre, continua la nota, “non si prevede nulla sul pre 2020 e non è ancora risolta la questione della differenziazione delle responsabilità. Il tema dei danni e perdite dei paesi più vulnerabili e più colpiti dagli effetti devastanti dei cambiamenti climatici sono citati come concetto nel testo ma senza prevedere specifici finanziamenti per dare un aiuto concreto a questi paesi e alle popolazioni colpite”.

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