Papa Francesco dà inizio all’Anno Santo della misericordia a San Pietro. Il commento di Alberto Melloni, storico della Chiesa

Papa Francesco dà inizio all’Anno Santo della misericordia a San Pietro. Il commento di Alberto Melloni, storico della Chiesa

Sono le 11,10 dell’otto dicembre 2015, festa dell’Immacolata Concezione, quando papa Bergoglio, apre la Porta santa di San Pietro per dare inizio sacro al Giubileo straordinario della misericordia. Poco prima, nell’atrio, aveva salutato Joseph Ratzinger, papa emerito che si dimise dal soglio pontificio. Francesco e Benedetto XVI si sono abbracciati, hanno scambiato qualche parola. Ratzinger, poco dopo, sarà il primo pellegrino a varcare la porta santa, e andrà nuovamente incontro a Bergoglio, per una ulteriore stretta di mano. All’Angelus papa Francesco chiederà alla folla in piazza di mandare “tutti” un saluto al papa emerito. L’abbraccio tra i due, Ratzinger ultimo dei papi che ha fatto il Concilio, e Bergoglio, il primo della generazione successiva, suggella la Messa solenne con cui papa Francesco ha aperto l’Anno Santo della misericordia, affermando di compiere “questo gesto, come ho fatto a Bangui, tanto semplice quanto fortemente simbolico, alla luce della Parola di Dio”.

La liturgia multilingue della Messa e l’omelia

Il rito che inizia con la processione dei circa 200 celebranti, è multilingue, sia nelle letture proclamate in spagnolo, italiano e inglese, sia nelle preghiere dei fedeli, che sono in cinese, arabo, francese, swahili e malayalam. Esprime l’universalità della Chiesa nel giorno in cui, sottolinea papa Bergoglio, “varcando la porta santa, qui a Roma e in tutte le diocesi del mondo, vogliamo anche ricordare” la porta aperta dal Concilio 50 anni fa, quando i padri la “spalancarono verso il mondo”. Nell’omelia, che ha pronunciato con intensa concentrazione e alcuni minimi inserti a braccio, il papa argentino ha intrecciato la misericordia al messaggio del Concilio ecumenico Vaticano II, che si è concluso esattamente 50 anni fa. “Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia. Attraversare la Porta Santa, dunque, ci faccia sentire partecipi di questo mistero di amore, di tenerezza. Riprendiamo con la stessa forza e entusiasmo”, ha chiesto la “spinta missionaria” del Concilio, che “è stato un incontro, un vero incontro tra la Chiesa e gli uomini del nostro tempo. Un incontro segnato dalla forza dello Spirito che spingeva la sua Chiesa ad uscire dalle secche che per molti anni l’avevano rinchiusa in sé stessa, per riprendere con entusiasmo il cammino missionario. Era la ripresa di un percorso per andare incontro ad ogni uomo là dove vive: nella sua città, nella sua casa, nel luogo di lavoro, dovunque c’è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla per portare la gioia del Vangelo e portare la misericordia e il perdono di Dio. Una spinta missionaria, dunque, che dopo questi decenni riprendiamo con la stessa forza e lo stesso entusiasmo”.

La partecipazione delle istituzioni italiane e delle comunità delle altre fedi

Alla messa ha partecipato una delegazione italiana guidata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura e dal premier Matteo Renzi. Il presidente ha varcato la porta santa, come hanno potuto fare le persone che hanno partecipato alla messa. Settantamila persone in totale, tra piazza e via della Conciliazione, alla messa e poi all’Angelus: è questa la stima degli organizzatori per l’apertura dell’Anno santo, una cifra di tutto rispetto, se si considera l’allarme terrorismo, e il fatto che anche prima di Parigi molti puntavano a celebrare l’inizio dell’Anno Santo nella propria diocesi. Chiuso lo spazio aereo della città, sigillati i tombini, creati corridoi per i fedeli preceduti dal controllo ai metal detector, militarizzata l’aerea circostante la basilica, oggi è stata la prova generale per la sicurezza da qui al 20 novembre 2016, quando si concluderà l’Anno santo. E ha anche mostrato l’interesse delle altre fedi e confessioni cristiane, che hanno inviato loro rappresentanti. Le Comunità del Mondo arabo in Italia hanno lanciato, e diffuso anche in Vaticano durante la messa, #TuttiUnitiperilGiubielo, hastag con gli “auguri a Papa Francesco e ai cristiani”, la “condanna con fermezza di terrorismo e violenza” e l’invito a “tutti, musulmani, cristiani, ebrei e tutte le religioni a unirsi contro il terrorismo e gli assassini delle religioni”. Un segnale di buon auspicio per il Giubileo e per la pace.

Alberto Melloni: “Francesco ha spogliato la cerimonia da ogni tronfalismo. E ha scelto la collegialità”

Secondo Alberto Melloni, storico delle religioni e della Chiesa all’Università di Modena e Reggio Emilia, quella di oggi 8 dicembre, è stata un’apertura senza “trionfalismi” del Giubileo, e una “testimonianza autentica”, quella di Francesco, di come bisogna vivere il Vangelo. E così oggi “è stato affermato il primato della grazia”. A partire dalla Messa inaugurale nella quale “mi sembra che ci sia stata una scelta fortissima, vistosa: quella di spogliare la cerimonia giubilare degli aspetti trionfalistici” e di porre l’accento sulla comunione tra i vescovi. “L’immagine del Papa, all’altare della confessione, con i vescovi attorno, è un’icona di che cosa vuol dire collegialità in Vaticano”, sottolinea Melloni in un’intervista all’ANSA. L’esperto di storia della Chiesa sottolinea, tra i passaggi dell’omelia del Papa, “il tema che aveva toccato anche a Firenze nell’incontro con la Chiesa italiana: il primato della grazia, la dimensione dominante della stessa nella Chiesa, che è il contrario dei piani pastorali, delle illusioni organizzative”. Papa Francesco ha detto con chiarezza che “fanno un torto a Dio non solo i violenti, per i quali si è pregato nel corso della celebrazione, ma anche coloro che antepongono il giudizio alla misericordia”. Melloni confessa di aver scoperto di “una forza e un’audacia straordinaria il ricordo del cinquantesimo anno della conclusione del Concilio Vaticano II, sottolineando, proprio nel giorno in cui apriva la Porta Santa, come sia stato l’aprirsi della Chiesa verso il mondo”. “Forte ed audace – commenta ancora il professor Melloni – è stata anche la diagnosi del cattolicesimo preconciliare. Il Papa ha parlato di ‘secche’. E se la Chiesa è una barca, parlando delle secche ha mostrato tutta la necessità teologica del Concilio perché la Chiesa potesse essere ciò che doveva essere”. Questo Anno Santo potrà cambiare la Chiesa? “Francesco – risponde Melloni – sta facendo una scommessa: che si possa fare la riforma della Chiesa a norme invariate, semplicemente con la forza dell’autenticità della testimonianza cristiana. Più passa il tempo e più la sua testimonianza si staglia come metro di paragone per tutti, vescovi e preti, suore e mamme, tutti. Mette davanti il Vangelo, la grazia, l’istanza della misericordia. E così anche il Giubileo diventa un pezzo di questo cammino che lui sta facendo fin dall’inizio”.

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