Mobilitazioni e proteste contro i tagli ai CAF. 9 dicembre sit-in a Montecitorio. Il 56% degli italiani ricorre ai CAF

Mobilitazioni e proteste contro i tagli ai CAF. 9 dicembre sit-in a Montecitorio. Il 56% degli italiani ricorre ai CAF

La campagna di mobilitazione contro i tagli ai Patronati e ai Caf, previsti nella legge di stabilità, continua con sempre maggior vigore. Nel fine settimana del 5 e 6 dicembre si terranno numerose iniziative in tutta Italia: sportelli chiusi (in Lombardia e Liguria, ad esempio), presìdi, sit-in, volantinaggi, incontri con parlamentari, petizioni, raccolta di firme, dibattiti. La Legge di stabilità 2016 prevede un prelievo dal fondo patronati di 28 milioni (in aggiunta ai 35 milioni già sottratti nel 2015) e un taglio di 100 milioni all’attività fiscale che porterà a una riduzione dell’assistenza fiscale. Tutto ciò si tradurrà in una contrazione dei servizi offerti alle persone.

Tra gli eventi più significativi i patronati e i Caf Cgil ricordano la decisione, in molte realtà del paese, di un’apertura straordinaria il 5 e 6 dicembre delle sedi. “Intendiamo intensificare la nostra visibilità e raggiungere personalmente tanti lavoratori e lavoratrici, pensionate e pensionati, per fornire i nostri servizi e spiegare loro gli effetti e le ricadute pratiche e di prospettiva delle decisioni del governo”. Saranno allestiti dei gazebo nelle piazze per confrontarsi con i cittadini, dare informazioni, fornire chiarimenti.

“Se non si riuscirà a cancellare o a ridurre significativamente i previsti tagli – si legge in una nota del Caf Cgil -, le ricadute di queste misure saranno pesantissime per i cittadini e le cittadine, sui quali verranno trasferiti principalmente i costi della tutela individuale, Sono tante e diverse le iniziative programmate e in attuazione nei vari territori in questi giorni, spesso unitarie, che testimoniano l´impegno e la voglia di reagire alla ingiuste proposte del Governo”. Inoltre, il 9 dicembre è stato organizzato un presidio di protesta davanti alla sede della Camera dei deputati a partire dalle 15. La protesta contro i tagli ai Patronati si va intensificando in vista dell’arrivo in aula della legge di Stabilità.

Il presidio nazionale davanti alla Camera dei Deputati del 9 dicembre

Un presidio di protesta nazionale è stato messo in calendario per il 9 dicembre a Roma, davanti alla sede della Camera dei deputati, a partire dalle 15. Proprio quel giorno infatti è previsto il licenziamento del testo in sede di Commissione Bilancio. Delegazioni regionali di Acli, Inas, Inca e Ital giungeranno a Roma, insieme a tante cittadine e cittadini che in questi giorni hanno fatto sentire la loro voce sui social network, postando la loro immagine a sostegno della campagna unitaria #iocimettolafaccia.

“Non ci sentiamo da soli. Insieme a noi ci sono migliaia di persone che non vogliono rinunciare alla tutela gratuita previdenziale e socio assistenziale offerta da questi istituti. Forti del grande sostegno alla nostra protesta abbiamo anche chiesto un incontro urgente alla presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, alla quale solleciteremo di attivare tutte le pressioni necessarie affinché sia stralciata qualsiasi ipotesi di riduzione delle risorse destinate a questi istituti.

Proprio come è già successo lo scorso anno, quando abbiamo raccolto oltre un milione di firme contro i tagli al Fondo patronati, in questa occasione sono in tanti che hanno deciso di metterci la faccia”. Sul sito www.tituteliamo.it ogni giorno si moltiplicano gli attestati di solidarietà e di sostegno della nostra mobilitazione. E non mancano, neppure questa volta, gli Enti previdenziali, Inps e Inail, che in tante regioni hanno fatto sentire la loro voce sottolineando come l’attività dei patronati rappresenti un indispensabile strumento per assicurare le prestazioni ai cittadini e alle cittadine, in Italia come all’estero. Dunque, un presidio di solidarietà che non può e non deve essere cancellato.

Il Rapporto del Censis evidenzia come il 56,1% degli italiani fa ricorso ai Patronati per sostegno ed assistenza

Secondo il Rapporto del Censis, la mancata conoscenza della materia previdenziale degli italiani favorisce il successo degli intermediari, quali sono i patronati, verso cui si rivolge oltre il 56 per cento dei nostri connazionali esprimendo nella quasi totalità dei casi un giudizio positivo sull’attività svolta da questi istituti. “Una novità per il Censis, ma non per l’Inca, che ogni anno riceve nei propri uffici oltre 5 milioni di persone. Un motivo in più che rafforza le ragioni della protesta contro i tagli al fondo patronati contenuti nella legge di Stabilità”.

Il 39,6% dei cittadini italiani non ha un’idea precisa della propria posizione previdenziale, vale a dire che non sa, sia pure grosso modo, quanti contributi ha versato e di quale pensione beneficerà. Così il Censis sottolinea il livello di “ignoranza previdenziale” degli italiani, precisando come il 21,5% abbia un’idea piuttosto vaga della propria posizione mentre il 18,1% non abbia alcune idea.

“Questa situazione – osserva il Censis – contribuisce a spiegare il persistente successo degli intermediari, in particolare i patronati, nel rapporto tra cittadini ed enti di previdenza”. Infatti, è il 73,7% degli italiani, che dichiara di conoscere i patronati, il 56,1% di essersi rivolto a uno di essi e, di questi, il 92,2% esprime un giudizio positivo sulle loro attività. Se per tanti cittadini l’opacità connota le proprie posizioni contributive, sulle pensioni del futuro – osserva il Censis – “essa coesiste con la generica convinzione sociale che saranno più basse di quelle attuali. E non sarà certo la previdenza complementare a cambiare questa dinamica discendente delle pensioni attese, visto che non riesce proprio a decollare come secondo pilastro in grado di compensare la riduzione del valore delle pensioni fondate sul primo pilastro”. Né – conclude il Rapporto – “è ipotizzabile l’introduzione dell’obbligatorietà della previdenza complementare, alla quale si dichiara contrario il 78% dei cittadini”.

da Rassegna.it

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