Lo sfruttamento nelle campagne italiane irrompe nel dibattito pubblico europeo

Lo sfruttamento nelle campagne italiane irrompe nel dibattito pubblico europeo

La denuncia è pubblicata dal quotidiano britannico The Guardian e sta facendo parlare l’intera Europa. I grossisti di alimentari europei vengono invitati a indagare sul modo in cui essi si forniscono di pomodori pelati e di passata di pomodoro, dopo che sono emerse da un’indagine le prove di una diffusa pratica di maltrattamenti nelle aziende agricole italiane. Circa il 60% dei pomodori processati industrialmente venduti nel Regno Unito, scrive il Guardian, provengono dall’Italia, dove però CommercioEtico, un organismo che raccoglie aziende, sindacati e associazioni di volontariato per il miglioramento delle condizioni di lavoro nelle campagne, ha scoperto uno “sfruttamento di massa” dei lavoratori migranti che raccolgono e confezionano i pomodori.

Nel Rapporto di CommercioEtico è scritto infatti che i migranti extraeuropei lavorano per molte ore con salari ridotti del 40% rispetto al minimo legale. È l’effetto della presenza massiccia dei caporali che tagliano il salario dei lavoratori e ovviamente non pagano i contributi sociali, concedendo la miseria di 3 euro all’ora per almeno 10 ore lavorative al giorno. Secondo il Guardian, il salario minimo dovrebbe aggirarsi attorno agli 8.20 euro all’ora. I lavoratori sottopagati sono costretti a vivere in ruderi abbandonati o addirittura in catapecchie. Secondo l’Osservatorio Placido Rizzotto, citato dal quotidiano, si stima che siano almeno 100.000 i migranti extracomunitari costretti a vivere in condizioni non salubri.

Il consigliere per alimentazione e agricoltura di Ethical Trade Initiative (ETI) per la Gran Bretagna, Nick Kightley, così commenta: “in una corsa a fare i profitti più elevati possibili, si ignorano tutte le leggi sul lavoro. La dipendenza dai lavoratori migranti e le illegalità diffuse nel settore del pomodoro, hanno implicazioni massicce da effetto a catena per quei rivenditori britannici che vogliano garantire che le catene delle forniture siano prive di abusi”.

L’ETI britannica non ha indicato nomi e cognomi dei rivenditori coinvolti, ma una portavoce del movimento ha dichiarato che questa pessima prassi si trova ovunque nell’industria italiana della trasformazione del pomodoro. Ha anche detto che alcuni membri dell’ETI stavano già indagando sul fenomeno. Ufficialmente, il numero dei lavoratori esteri in agricoltura è stimato in 116.000 unità, mentre l’Associazione Italiana degli Studi Giuridici sull’Immigrazione fa salire la quota dei lavoratori esteri ad almeno 500.000, tra migranti regolari e irregolari.

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