Licio Gelli è morto. Resteranno un mistero i piani e soprattutto i nomi scelti per la ‘rinascita democratica’?

Licio Gelli è morto. Resteranno un mistero i piani e soprattutto i nomi scelti per la ‘rinascita democratica’?

 

E’ morto Licio Gelli. L’ex venerabile della loggia P2, 96 anni, è deceduto poco prima delle 23 di martedì a Villa Wanda dove risiedeva da anni ad Arezzo. Gelli era stato ricoverato recentemente in ospedale. Le già precarie condizioni di salute dell’ex imprenditore, divenuto famoso per la vicenda legata alla loggia massonica P2, erano peggiorate tanto da indurre la moglie Gabriela Vasile a ricoverarlo nella clinica pisana di San Rossore da dove era stato dimesso alla fine della scorsa settimana perchè giudicato ormai in fin di vita. A quel punto i familiari hanno deciso di riportarlo a Villa Wanda dove è spirato. Tanti i soprannomi attribuiti al Grande Maestro: il “burattinaio”, “Belfagor”, “il venerabile”. Nato a Pistoia il 21 aprile 1919, a 18 anni si arruolo’ come volontario nelle “camicie nere” di Franco in Spagna. Fu fascista, ‘repubblichino’ e poi, incredibilmente, anche partigiano. Gelli, infatti, strinse rapporti con le forze di liberazione americane e probabilmente da questi rapporti, iniziò il suo lungo percorso imprenditoriale, che lo portò a stringere sodalizi solidissimi, come vedremo, con la classe imprenditoriale che governò l’Italia nel Dopoguerra. Il 16 dicembre 1944 sposa Wanda Vannacci dalla quale ebbe quattro figli. Dopo la guerra si trasferisce in Sardegna e in Argentina, dove si lega a Peron e Lopez Rega. Tornato in Italia comincia a lavorare nella fabbrica di materassi Permaflex e diventa direttore dello stabilimento di Frosinone. Poi diventa socio dei fratelli Lebole e proprietario dello stabilimento Gio.Le di Castiglion Fibocchi.    Nel 1963 Gelli si iscrive alla massoneria. Nel 1966 il Gran maestro Gamberini lo trasferisce alla loggia “Propaganda 2”, nata a fine Ottocento per permettere l’adesione riservata di personaggi pubblici. Nel 1975 si decide lo scioglimento della P2, che però grazie a Gelli, che da segretario diviene gran maestro, rinasce più forte e allarga i suoi tentacoli in ogni ramo del potere.  Quando, il 17 marzo 1981, i giudici milanesi Turone e Colombo, indagando sul crack Sindona, arrivano alle liste, per il mondo politico italiano è un terremoto. Negli elenchi ci sono quasi mille nomi tra cui ministri, parlamentari, finanzieri come Michele Sindona e Roberto Calvi, editori, giornalisti, militari, capi dei servizi segreti, prefetti, questori, magistrati. C’e’ anche il nome di Berlusconi. La P2 risulta coinvolta direttamente o indirettamente in tutti i maggiori scandali degli ultimi trent’anni della storia italiana: tentato golpe Borghese, strategia della tensione, crack Sindona, caso Calvi, scalata ai grandi gruppi editoriali, caso Moro, mafia, tangentopoli. Il 22 maggio 1981 scatta il primo ordine di cattura, ma Gelli è irreperibile. Verrà arrestato a Ginevra il 13 settembre 1982. Rinchiuso nel carcere di Champ Dollon, evade il 10 agosto 1983. Il 21 settembre 1987 si costituisce a Ginevra. Torna a Champ Dollon, che lascia il 17 febbraio 1988 estradato in Italia. L’11aprile ottiene la libertà provvisoria per motivi di salute. Il 16 gennaio 1997 c’è un nuovo ordine di arresto, ma il ministero della Giustizia lo revoca: il reato di procacciamento di notizie riservate non era tra quelli per cui era stata concessa l’estradizione. Il 22 aprile 1998 la Cassazione conferma la condanna a 12 anni per il Crack del Banco Ambrosiano. Il 4 maggio Gelli è di nuovo irreperibile: la fuga dura più di quattro mesi. Gli vengono concessi i domiciliari, che sconterà a Villa Wanda, la residenza dove è morto e che nell’ottobre 2013 gli venne sequestrata a conclusione di una indagine per un debito col fisco; la magione – nella quale tuttavia continuò a vivere – è rientrata nella sua disponibilità pena nel gennaio scorso per la dichiarata prescrizione dei reati fiscali. Nell’aprile 2013 i pm di Palermo dell’inchiesta Stato-mafia lo hanno sentito per gli intrecci tra P2, servizi ed eversione. Incredibile la descrizione di uno dei giudici che si occuparono di lui. Il 17 marzo 1981, i giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell’ambito di un’inchiesta sul finto rapimento del finanziere Michele Sindona, fecero perquisire la villa dell’imprenditore e faccendiere Licio Gelli a Castiglion Fibocchi (AR) e la fabbrica di sua proprietà (la Giole, sempre a Castiglion Fibocchi). “Quello che trovammo- racconta oggi Colombo, “fu al di là di qualunque aspettativa”.Si scoprì una lunga lista di alti ufficiali delle forze armate e di funzionari pubblici aderenti alla loggia P2. “Scoprimmo 37 buste sigillate dallo stesso Gelli- ricorda Colombo- ognuna delle quali conteneva una notizia di reato. Una, in particolare, conteneva indicazioni su un conto corrente in Svizzera”. “La nostra preoccupazione- continua Colombo- fu quella di assicurarci che le carte arrivassero al processo. Tra i nomi comparivano i capi dei servizi di sicurezza, generali dei Carabinieri, temevamo che quelle carte sparissero”. Gelli, comunque, porterà probabilmente nella tomba, tutta quella parte di lista, mai scoperta e resa pubblica, fatta di uomini politici, economisti, giornalisti ed intellettuali, che mai è stata resa pubblica e che non vedrà mai la luce, con buona pace degli aderenti…

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