La Russia accusa il presidente turco Erdogan di fare affari illeciti con l’Isis. Alta tensione tra Mosca e Ankara

La Russia accusa il presidente turco Erdogan di fare affari illeciti con l’Isis. Alta tensione tra Mosca e Ankara

I vertici russi hanno accusato mercoledì il presidente turco e la sua famiglia di aver fatto personalmente affari in modo illegale con i militanti dello Stato islamico, traendone grandi benefici economici. Le accuse fanno seguito all’abbattimento del caccia russo da parte degli F16 turchi nei pressi del confine siriano la settimana scorsa, che ha elevato le tensioni tra Mosca e Ankara, che avevano sviluppato nel tempo intense relazioni economiche. Parlando con delegati militari esteri e centinaia di giornalisti a Mosca, il viceministro della Difesa russo, Antonov, ha detto che la Russia avrebbe le prove secondo le quali il presidente turco Erdogan e la sua famiglia sarebbero coinvolti nel commercio illecito di petrolio con l’Isis.

“Il presidente Erdogan e la sua famiglia”, ha detto Antonov, “sono coinvolti in affari criminali. Conosciamo il prezzo delle parole di Erdogan… i leader turchi non si dimettono e non riconoscono nulla anche quando le loro facce sono imbrattate di petrolio rubato”. Un’accusa pesantissima. Antonov ha poi affermato che i militanti dell’Isis guadagnano ben 2 miliardi l’anno dal commercio illecito di petrolio. Il generale Rudskoi, capo dello stato maggiore russo, ha poi affermato che i raid aerei sulle infrastrutture petrolifere dell’Isis in Siria hanno dimezzato i profitti degli islamisti. I vertici militari russi hanno mostrato ai giornalisti le immagini satellitari in cui si vedrebbero dozzine di camion che trasportano petrolio dalle aree occupate dall’Isis in Siria e in Iraq verso la Turchia. Tuttavia, non hanno fatto emergere prove schiaccianti che sostengano le accuse di coinvolgimento personale di Erdogan e della sua famiglia nel commercio illecito del petrolio.

Il presidente turco, a sua volta, ha ovviamente negato qualunque coinvolgimento della Turchia nel commercio del petrolio con l’Isis e ha detto più volte che si dimetterebbe qualora la Russia presentasse al mondo le prove delle sue accuse. Intanto, a Cipro, Sergey Lavrov, ministro degli Esteri russo ha affermato che potrebbe accettare un vertice con la controparte turca questa settimana per ascoltare le spiegazioni di Ankara sull’abbattimento del caccia Sukhoi24. Lavvor ha anche specificato che avrebbe incontrato Cavusoglu, ministro degli Esteri turco, nell’ambito di un vertice OSCE a Belgrado, capitale serba. “Ci vedremo col ministro degli esteri turco, ascolteremo ciò che ci dirà”, ha detto Lavrov, dopo aver parlato col ministro degli esteri cipriota. Ma Lavrov ha anche rivelato di aver parlato con Cavusoglu il giorno dopo l’abbattimento del caccia russo, ma ha ascoltato solo parole ufficiali e pubbliche, “senza alcuna scusa”. L’incontro tra Lavrov e Cavusoglu potrebbe avere, forse, un effetto distensivo sui rapporti diplomatici tra Mosca e Ankara, e potrebbe anche chiarire la mossa russa di imporre sanzioni economiche alla Turchia.

Allo stato, tuttavia, la Turchia continua a ritenere che il caccia russo abbia violato il suo spazio aereo nonostante i numerosi richiami ai piloti russi e non ha rivolto le sue scuse per l’abbattimento, in cui rimase ucciso uno dei due piloti. Inoltre, nella spedizione di soccorso per portare in salvo il secondo pilota, morì un militare della Marina russa. A sua volta, la Russia è convinta che la Turchia abbia abbattuto il caccia russo per proteggere quel che il presidente Putin ha descritto come “i profittevoli affari” petroliferi di Ankara con l’Isis. Lavrov ha poi messo in guardia le autorità turche dicendo che l’eccesso di minacce terroristiche in Turchia non creerà alcun problema in Russia.

 

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