Il califfo al-Baghdadi torna a lanciare minacce dopo sette mesi. Urgente risolvere questioni siriana e palestinese

Il califfo al-Baghdadi torna a lanciare minacce dopo sette mesi. Urgente risolvere questioni siriana e palestinese

Ha atteso la fine delle celebrazioni del Natale cristiano 2015, il leader del Califfato, o Daech, al-Baghdadi per diffondere un messaggio audio, sabato 26 dicembre, dopo sette mesi di silenzio, pieno di minacce contro lo stato di Israele. Nel messaggio, al-Baghadi dice agli israeliani: “Con l’aiuto di Allah, ci stiamo avvicinando a voi giorno dopo giorno. Gli israeliani ci vedranno presto in Palestina. Questa non è più una guerra dei crociati contro di noi. Il mondo intero ci sta combattendo proprio adesso”. Il leader dell’Isis ha poi proseguito: “Gli israeliani pensavano che noi avessimo dimenticato la Palestina e che ci avevano distratto da essa. Ma non è questo il caso. Non abbiamo dimenticato la Palestina per un solo istante”.

Il messaggio audio ha la durata di una ventina di minuti, e il messaggio che contiene non viene considerato come la dimostrazione della farneticazioni di un fanatico, ma una minaccia serissima e gravissima. Su piano politico, infatti, nello scacchiere internazionale e medio orientale la questione palestinese che si è riaperta con i massacri quotidiani tra Gerusalemme est, la West Bank e i Territori occupati, non pare essere al centro dei colloqui dei leader, a cominciare dall’Alto rappresentante dell’Unione europea, Federica Mogherini. Non si può lasciare che un fondamentalista come al-Baghdadi assuma la causa palestinese, per fare proseliti nelle cittadine palestinesi occupate dall’esercito e dai coloni israeliani. Prima o poi, non solo i palestinesi di Hamas, ma i giovani palestinesi dei Territori occupati e di Gerusalemme, potrebbero sentirsi attratti dall’Isis, o dal califfo, o dal Daech.

Stati Uniti, Russia, Europa, ma soprattutto Israele, devono ritrovare la forza politica per tornare al tavolo dei colloqui sulla Palestina, altrimenti davvero la minaccia fondamentalista potrebbe spostarsi verso Tel Aviv e verso la Striscia di Gaza. Quando al-Baghdadi minaccia Israele con queste parole: “la Palestina sarà il vostro cimitero. Allah vi ha riuniti in Palestina in modo che i mussulmani possano uccidervi”, cerca di convincere due generazioni di palestinesi a radicalizzarsi. Il messaggio non è datato, ma condanna il tentativo dell’Arabia Saudita di formare una coalizione di 34 Paesi musulmani per combattere l’Isis e quindi non può essere anteriore al 15 dicembre. “Se fosse una coalizione musulmana”, ha affermato al-Baghdadi, “si sarebbe affrancata dai suoi padroni ebrei e crociati e assunto come obiettivo quello di uccidere gli ebrei e di liberare la Palestina e avrebbe portato aiuti al popolo siriano”. Poi l’appello al popolo saudita perché “si ribelli ai tiranni apostati e vendichino la loro gente in Siria, Iraq e Yemen”. Anche quest’ultima parte del discorso di al-Baghdadi dimostra che il califfo subisce le difficoltà imposte dagli attacchi aerei della coalizione americana e dei russi, ma chiama a raccolta il fondamentalismo sciita. È urgente che i leader mondiali stringano i colloqui per la pace in Siria, e affrontino subito, all’Onu, la questione dei palestinesi schiacciati dalla proterva occupazione del premier Netanyahu.

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