I banchetti del Pd, la prossima Leopolda, e l’ideologia renziana: un risveglio propagandistico

I banchetti del Pd, la prossima Leopolda, e l’ideologia renziana: un risveglio propagandistico

Sembra che i banchetti e i gazebo per “Italia, coraggio”, voluti da Matteo Renzi, allestiti in tutta Italia dal Partito democratico tra sabato 5 dicembre e domenica 6 siano stati circa 2200. Gli elettori italiani sono 50.662.000. Ne risulta un banchetto o un gazebo, in media, ogni 23mila elettori circa. Non sappiamo con esattezza aritmetica quanti siano stati i cittadini coinvolti dalle iniziative. Ciò che sappiamo è che certamente da largo del Nazareno, dove ha sede il Pd nazionale, è partita una “velina” alla quale tutte le dichiarazioni si sono uniformate. Una pletora di dichiarazioni che hanno invaso le agenzie di stampa, dal segretario ai vice segretari, dal presidente Orfini ai capigruppo parlamentari, a singoli deputati e senatori, di maggioranza e di minoranza. Tutti hanno voluto partecipare, e hanno voluto segnalare “quant’è bello stare in strada, in piazza, con i militanti”, almeno per qualche ora e per un paio di giorni. Tutte le dichiarazioni parlano di “tanti”, ma nessuna dispone di una cifra precisa.

Cifre lanciate a caso su partecipanti e iscritti nel week end

Quale sarebbe il parametro che definisce i tanti? 10, 100, 1000 a banchetto? Poi, lunedì, scopriamo all’interno di un’intervista al Corriere della sera del capogruppo Pd alla Camera Rosato che si tratta di ben 770.000 persone ai gazebo durante il week end. Da quale calcolo derivi quel numero, però, Rosato non lo dice. Però, al Corriere confessa candidamente: “Certo, siamo in inverno e i banchetti è più facile farli in primavera. Non abbiamo mai creduto nel partito liquido – aggiunge – ed è nostra abitudine fare iniziative per confrontarci con i cittadini”. Quindi, con questa logica, accettare un volantino a un banchetto significa, ipso facto, confronto politico. E se fossimo stati ad aprile, la cifra sarebbe di certo raddoppiata. Con questa medesima logica, saremmo tutti Testimoni di Geova, data l’insistenza, la capillarità e l’insistenza di questi ultimi nell’organizzare banchetti, ovunque e sempre. Ma il numero più curioso è relativo al numero delle tessere effettuate. Alessia Rotta, responsabile comunicazione del Pd, comunica alle agenzie, domenica sera, e con grande enfasi, che “ai gazebo di sabato si sono iscritte 14.600 persone”, ovvero, ben sette persone a banchetto. Nell’intervista di Rosato al Corriere, i tesserati ai banchetti in un week end diventano più di 23.000. Ciò significa che nella giornata di domenica 9.000 persone hanno fatto la tessera al Pd. Ovviamente non sappiamo se si tratti di nuovi iscritti, di ripescaggi, di giovani o anziani, ma la media a gazebo sale a 10 tesserati a gazebo, su 770.000 persone contattate. Rivediamo i numeri, dando per buona la “velina” di Rosato: a ciascun banchetto, in media, sono state contattate 350 persone, e di queste, 10 hanno deciso di iscriversi al Pd. Se tanto mi dà tanto, si tratta di una tessera ogni 35 persone, che è tantissimo, sul piano statistico. Infatti, fatti 40 milioni i votanti (non gli elettori), e considerata quella media, oggi il Partito democratico avrebbe più di 1milione100mila iscritti. Invece, ne denuncia molti meno di un quarto, sui 250mila. Numeri sparati a caso da Rotta e Rosato, senza alcuna possibilità di controllo pubblico? È probabile che sia così. Perché se non fosse così, ci si chiede come mai, assunta come vera questa tendenza, il Pd non organizzi banchetti ogni fine settimana.

La verità sulla funzione dei banchetti del Pd e la Leopolda

Il punto politico vero è che i banchetti di questo week end avevano un’altra funzione, al di là della grancassa mediatica sollevata: la presentazione di un partito in grave difficoltà, il Pd, che finge di tornare a conquistare ciò che aveva perduto, la partecipazione dei cittadini, o dei militanti. Come se bastasse recarsi ad un gazebo, prendere tra le mani un volantino, scambiare due parole con un parlamentare, per gridare al mondo intero che il Pd è un grande partito di massa. La verità è che, nonostante i milioni ricevuti col trucco del 2 per mille, i circoli continuano a chiudere ovunque, i gruppi dirigenti locali sono sempre più camarille e agglomerati di interessi potenti, gli iscritti, privati di senso e di poteri reali di decisione fuggono, e la partecipazione alle iniziative e al voto si riduce sempre di più. La verità è che il Pd non è un partito di massa, e non è neppure democratico. Non è un caso, infatti, che da più voci, Cuperlo, Pisapia, Cesare Damiano, Pierluigi Bersani, si sia sollevato finalmente il doppio ruolo di Renzi come un problema grave, di segretario nazionale del Pd e di premier, anche se lo Statuto in qualche modo lo impone. Il capo dell’esecutivo che è anche capo del partito, inevitabilmente imporrà la confusione dei messaggi politici: la sostanza, di iniziative di questo genere, è il loro valore esclusivamente propagandistico, mentre non si riflette a sufficienza sulle grandi questioni aperte. Ma si sa, ormai il Pd fa i banchetti sul “coraggio”, e alla Leopolda si sceglie di esaltare l’Italia “degli eccellenti”. L’ideologia del renzismo si svela in tutta la sua pericolosità in due week end: nel primo, essa celebra l’ottimismo presunto del Pd, nel secondo, con la Leopolda, celebra coloro che ce la fanno, o che ce l’hanno fatta. Banchetti e Leopolda sono le due facce della stessa medaglia nell’interpretazione renziana della politica, diffusa nel suo ristretto gruppo dirigente, ed elaborata dal “giglio magico”: con noi o contro di noi, e chi è contro di noi è contro l’Italia. Fatevene una ragione, sembra dirci Renzi. E invece noi continueremo a batterci, contro le diseguaglianze, le ingiustizie, le crepe sociali provocate da questo segretario e premer.

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