Francia. Regionali, “Stato d’emergenza” titolano i media. La vittoria dei neofascisti delle Le Pen spaventa. Sarkozy non sfonda, i socialisti a sorpresa tengono

Francia. Regionali, “Stato d’emergenza” titolano i media. La vittoria dei neofascisti delle Le Pen spaventa. Sarkozy non sfonda, i socialisti a sorpresa tengono

È vero che al termine dello scrutinio delle elezioni regionali francesi, la situazione appare meno grave di quanto sondaggisti alla vigilia e gli exit polls alle ore 20 del 6 dicembre lasciavano supporre. Ma resta pur sempre grave. Il Front National si conferma in testa, i Repubblicani di Sarkozy non sfondano, i socialisti tengono, nonostante la flessione ampiamente annunciata. Secondo i dati definitivi del Ministero dell’Interno, il Front National diventa il primo partito di Francia col 27,96% (era accreditato dagli ultimi exit polls al 30%), seguono i partiti di Centrodestra di Sarkozy, Repubblicani, Modem e Udi, col 26,89%, e terzi i socialisti con il 23,33%. Come si vede, solo un punto percentuale divide il Front National dal centrodestra sarkozista, e i socialisti accreditati alla vigilia di un misero 17-18% sorprendono perché superano il 23%. I verdi, spaccati in due fazioni, non superano il 6% contro il 12% del 2010, mentre il risultato del Front de la Gauche, il Fronte delle sinistre, si avvicina al 5% in alcune regioni, che consente di superare la soglia di sbarramento. Ancora una volta, sondaggisti in difficoltà, perché non avevano neppure previsto una partecipazione al voto in crescita rispetto al 2010 di ben 4 punti percentuali, risalendo attorno al 52% dei votanti, rispetto al 47,8% del 2010.

Di fatto, si tornerà a votare in tutte le regioni francesi domenica prossima per il turno di ballottaggio. Ovunque, saranno tre i candidati in competizione, i cui partiti hanno superato la soglia minima del 10%. In Francia, al secondo turno, vige anche la possibilità che un partito possa ritirare il proprio candidato, magari giunto terzo, e appoggiare il candidato della lista giunta seconda. In queste ore, in realtà si discute proprio di questa strategia, soprattutto tra i socialisti, per mettere all’angolo il Front National. Sul piano della ripartizione regionale, infatti, sono ben sei le regioni in cui il Front National è giunto in testa: Nord-PasdeCalais-Picardia, dov’era candidata Marine Le Pen; l’Alsazia-Lorena-Ardenne, storica roccaforte lepenista; Provenza-CostaAzzurra-Alpi, dov’era candidata l’altra Le Pen, Marion Marechal; Linguadoca-Rossiglione-Pirenei, a sorpresa; la Borgogna e la valle della Loira. Dal punto di vista geopolitico, il Front National conquista l’intera parte orientale del Paese, la regione più ricca, quella provenzale, e la regione più povera, quella di Calais. La parte geopoliticamente centrale del Paese è conquistata dal Centrodestra di Sarkozy, che giunge primo in quattro regioni: Normandia, Ile-de-France, Auvergne, Pays-de-Loire. La Francia atlantica consolida invece la vittoria dei candidati socialisti: Bretagna e Aquitania. I socialisti sono in testa anche in Corsica. In sintesi, 6 regioni per il Front National, ed è un risultato enorme, ed enormemente pericoloso; 4 regioni per il centrodestra di Sarkozy; 3 regioni per i socialisti. Spiccano i risultati delle due Le Pen: la zia Marine raggiunge il 40,6% nella regione più povera del Paese, Nord-PasdeCalais, mentre la nipote Marion Marechal Le Pen conquista il 40,55% nella regione più ricca, la Provenza-CostaAzzurra.

È evidente che a questo punto e con questi risultati, il problema politico che si è aperto in Francia nelle ore successive allo scrutinio è il rapporto tra il centrodestra di Sarkozy e i socialisti di Hollande al secondo turno. Chi si farà da parte dei due candidati, e come pervenire ad un accordo? Si chiama “desistenza”, piuttosto che un patto di vera e propria alleanza. D’altronde, lo stesso Sarkozy ha già detto con chiarezza domenica sera, sull’onda della evidente sconfitta, che non accetterà “alcun accordo di alleanza”, mentre lunedì mattina il numero 2 del partito Raffarin, ha smorzato i toni polemici, e ha invece sostenuto in un’intervista radiofonica che “occorrono messaggi chiari. Quando si arriva terzi, ci si ritira. Occorre impedire la vittoria del Front National”. La fronda tra i Repubblicani è al calor bianco contro Sarkozy. Alain Juppé, storico rappresentante del centrodestra francese, parla esplicitamente di “scacco di Sarkozy”, perché “Sarkozy non è più credibile come rappresentante dell’alternanza”. Gran parte dello stato maggiore tende a costruire invece un ponte con i socialisti, “pur di far arretrare il Front National”.

Anche tra i socialisti c’è scontro sulla linea da tenere. Il primo segretario del partito Jean-Cristophe Cambadelis, lunedì mattina, di fronte ai dati definitivi, ha parlato di uno “sbarramento repubblicano”, che prevede il ritiro dei candidati socialisti nelle regioni dove il Front National potrebbe riportare la vittoria al secondo turno, ovvero in tre regioni, Nord-PasdeCalais, Alsazia e Provenza-CostaAzzurra. Ovvero, la sfida contro le due Le Pen, sostengono i socialisti, si può vincere solo con un patto di desistenza. Tuttavia, stando alle dichiarazioni del lunedì mattina, il candidato socialista in Alsazia, giunto terzo al primo turno, Masseret, non ha alcuna intenzione di ritirarsi, mentre Castaner, candidato socialista giunto terzo in Provenza ha messo a disposizione delle decisioni del partito il suo eventuale “sacrificio”.

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