Francia al voto. Tra incertezze, paure e lo spettro della vittoria dei fascisti dei Le Pen

Francia al voto. Tra incertezze, paure e lo spettro della vittoria dei fascisti dei Le Pen

Ha ragione Liberation quando avverte che il voto per le Regionali francesi, previsto per domenica 6 dicembre, primo turno, e domenica 13 dicembre, ballottaggi, si è trasformato in uno “scrutinio ansiogeno” per effetto dell’innalzamento del clima securitario provocato dallo choc collettivo seguito agli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre. Sul voto delle Regionali pesano due grandi incognite: la prevista gigantesca astensione dal voto, quantificata da molti istituti demoscopici, intorno al 52-55%, e il risultato del Front National di Marine Le Pen, dato in testa dai sondaggi in almeno la metà delle tredici Regioni al voto.

La Riforma del decentramento e le prime elezioni regionali col nuovo assetto

Intanto, va detto che si tratta delle prime elezioni col nuovo assetto del decentramento voluto dalla riforma del presidente Hollande: si è passati da 22 regioni metropolitane a 13 (senza i cosiddetti Territori d’oltremare), con accorpamenti territoriali in alcuni casi non molto convincenti, della cancellazione dei 101 Dipartimenti (una specie di Province) e la ricomposizione delle realtà comunali, che dovrebbero ridursi di molto rispetto alle attuali 36.700, dal momento che la riforma impone un minimo di ventimila abitanti. In secondo luogo, la Francia ha una tradizione secolare di uno Stato centrale amministrativamente molto forte, che delega pochi poteri e scarse risorse alle realtà decentrate. Non si tratta certo di uno Stato federale. È una delle ragioni per le quali il sistema politico francese ha investito poco sulle elezioni regionali, ad esempio, anche se nelle 36.700 realtà comunali si è avviata quella lunga fase chiamata “socialismo comunale” che ha portato poi alla vittoria di Hollande. Ed è questa la ragione principale del forte astensionismo alle elezioni regionali che nel 2010, ad esempio, vide la partecipazione del 47% dei votanti, e la vittoria del Partito socialista in 21 delle 22 regioni francesi continentali e in tre dei quattro Territori d’Oltremare. Dal punto di vista delle regole elettorali, al partito che dovesse ottenere la maggioranza assoluta viene assegnato anche un premio di maggioranza del 25% dei seggi, e il restante numero dei seggi viene attribuito con sistema proporzionale con uno sbarramento del 5%. Qualora nessun partito dovesse ottenere la maggioranza assoluta, si ricorre al ballottaggio tra tutti i partiti che abbiano ottenuto non meno del 10% dei voti. Al partito che vince il ballottaggio viene assegnato il premio di maggioranza del 25% dei seggi.

I francesi di fronte al voto a tre settimane dai tragici fatti di Parigi

Come vivono i francesi questo appuntamento elettorale? La Francia è un paese traumatizzato, immerso nella paura, nella tristezza e nella rabbia. Tre settimane dopo i tragici fatti di Parigi, il primo turno delle Regionali non somiglia ad alcun altro appuntamento politico: lo stato d’emergenza decretato dai socialisti applaudito dalla destra e il sentimento d’impotenza collettiva dinanzi al probabile exploit del Front National dei Le Pen annunciato da tutti i sondaggi contribuiscono a elevare disaffezione e allontanamento. Il partito dei Le Pen è dato in vantaggio in sei o sette regioni su tredici al primo turno, e potrebbe addirittura conquistarne quattro al secondo. Il sisma politico e istituzionale che potrebbe determinare questa eventuale vittoria è dinanzi agli occhi di tutti, dei francesi e degli europei.

I quattro o cinque mondi politici in cui è divisa la Francia

La sostanza è che oggi la Francia è divisa in quattro mondi, che non riescono più a parlarsi, a comprendersi, e si detestano. In testa vi sono gli astensionisti, da tempo ormai il primo partito di Francia, e non solo. Poi vi sono il Front National dei Le Pen, i Repubblicani di Sarkozy e infine i socialisti. Vi sarebbe un quinto mondo, quello della Gauche, della Sinistra, che ha permesso ai socialisti di governare finora 21 regioni, ma anche in Francia si presenta fortemente divisa e non è detto che al secondo turno intenda appoggiare i candidati socialisti. Ne sono tutti consapevoli, a partire dai socialisti al governo. Jean Marie Le Guen, ministro dei Rapporti col Parlamento non nasconde le difficoltà: “la situazione è di una complessità e una illeggibilità tale da non consentire anticipazioni. Ciò significa che tutto si gioca in un fazzoletto di voti e che è necessaria la massima mobilitazione”. Il premier Valls a sua volta ha cercato di drammatizzare la portata del voto sostenendo che esso “è la risposta della democrazia alla barbarie”. E i candidati socialisti hanno fatto campagna elettorale invocando “un voto utile in tempo di guerra”.  Le liste socialiste possono sperare di creare sorprese in certe regioni, date per acquisite alla destra, come l’Auvergne, la Normandia e la Borgogna. Ma tutti i sondaggi continuano a ripetere che l’elettorato socialista è “il meno mobilitato di tutti”. Il sussulto dell’ultimo istante è la speranza che anima i dirigenti socialisti, a partire dal segretario generale Cambadelis: “se il popolo di sinistra non si mobilita ora non si mobiliterà mai più”.

Lo spettro orribile di una vittoria dei fascisti di Le Pen

Molti analisti politici rilevano che i fatti di Parigi del 13 novembre scorso e le guerra suscitata da Hollande hanno creato il terreno fertile per l’affermazione del Front National dei Le Pen, che candidano nella regione più ricca di Francia, quella della Provenza-Costa Azzurra-Alpi, l’ultima rampolla della famiglia, Marion Marechal-Le Pen. È il campo retorico e propagandistico prediletto dai fascisti: il ritorno delle frontiere nazionali. In un clima talmente ansiogeno, non stupisce affatto che l’opinione pubblica possa farsi sedurre da un banale racconto di propaganda fascista: una frontiera comune non ci ha protetti contro i terroristi, contro i migranti, contro la concorrenza economica e industriale globale. Perciò, richiudiamoci dentro le frontiere nazionali, lasciamo entrare solo coloro di cui ci fidiamo, bianchi, ricchi e affidabili. E soprattutto rimettiamo in discussione l’Europa e la sua pretesa di accogliere chiunque. Su questi messaggi si è giocata l’intera campagna elettorale dei Le Pen e del Front National, messaggi che giocano sulle paure dell’altro, del diverso, e costruiscono identità nazionali fittizie. La Francia illuminista, laica, razionale, già colpita dai fanatici dello jihadismo, rischia di ricevere il colpo mortale da una destra fascista pericolosa e populista, priva di senso della solidarietà, e convinta che la teoria della torre d’avorio possa evitare altre serate e nottate come quella del 13 novembre. Non possiamo fare altro che sperare nella saggezza che il popolo francese ha collettivamente dimostrato e manifestato in mille occasioni storiche.

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