Francia. La rinascita del Front de Gauche sconfigge la destra razzista. Una nuova strada per la sinistra italiana ed europea

Francia. La rinascita del Front de Gauche sconfigge la destra razzista. Una nuova strada per la sinistra italiana ed europea

 

Si è capito subito, appena sono arrivati i primi dati sui votanti, che Marine e Marion Le Pen avevano perso. C’era ancora da attendere conferma sulla dimensione della sconfitta che è arrivata con i primi exit polls: nessuna regione è stata conquistata dal Fronte nazionale. Sette sono andate ai repubblicani di Sarkozy, Ile-de-France, Normandia, Nord-Pas-de-Calais-Picardia, Provenza-Alpi Costa azzurra, Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena, Alvernia-Rodano-Alpi e Paesi della Loira. I socialisti mantengono Bretagna, Aquitania-Limousin Poitou-Charentes, Linguadoca-Rossiglione-Midi-Pirenei, Borgogna Francia-Contea, Centro Valle della Loira. In Corsica, da sempre un unicum, hanno vinto i conservatori.

Determinante l’aumento dei votanti al ballottaggio. Quasi il 9% in più del primo turno

A determinare questo risultato è stato quel quasi nove per cento in più di elettori che si sono presentati alle urne rispetto al primo turno quando l’affluenza al voto si fermò al 50%. E insieme la scelta del partito socialista di non presentare candidati arrivati terzi, e la ricomposizione dell’unità a sinistra, a sinistra non a partiti della “nazione” o della “ragione”, di cui parlano Renzi e i suoi cloni, hanno impedito “l’avanzata dell’estrema destra” di cui avevano parlato improvvidi analisti, sondaggi che avevano fatto gridare alla vittoria il duo Le Pen, la zia e la nipote. Il loro risveglio è stato amaro. Dopo aver assaporato un successo clamoroso devono prendere atto che nelle due regioni dalle quali intendevano partire per la conquista della Francia, Nord-Pas-de Calais-Picardia, la zia, Provenza-Alpi-Costa Azzurra la nipote sono state sonoramente battute. È una duplice sconfitta molto significativa. La presidente del Front National aveva giocato le sue carte candidandosi in una regione povera, presentando proposte di politica sociale che qualcuno, in Italia, aveva scioccamente definito di “sinistra” quasi ad accostare il “lepenismo” a chi in Italia si batte per costruire una nuova sinistra. Non c’è caduto nessuno. Così nella regione della “ricchezza” gli attacchi ai diritti civili non sono giovati a Marion Marechal giovane, bella, e nient’altro. In sei regioni zia e nipote erano arrivate in testa, sono rapidamente precipitate.

Il partito socialista riscopre il valore dell’unità fra le forze di progresso

Ma questo panorama che da nero e triste, come nere e tristi sono le facce del razzismo, del fascismo si è trasformato in una limpida vittoria lo si deve al partito socialista che ha riscoperto il valore dell’unità a sinistra, una lezione in primo luogo per quel partito del socialismo europeo che ha incarnato sempre più il volto della divisione fra le forze democratiche, ambientaliste, progressiste. Unità e senso della nazione, il valore dello Stato. La Marsigliese ha avuto un senso anche nell’esito del voto. Sarkozy non ha mosso un dito, è stato anche criticato all’interno del suo partito, una vera e propria fronda e non da ora, non ha accettato la desistenza, il ritiro del candidato arrivato terzo facendo confluire i voti a prescindere dal colore su chi aveva più possibilità di fermare l’onda nera. Esemplare da questo punto di vista il voto nella regione povera, terra di emigrati, una volta minatori, anche italiani. Marine Le Pen aveva ottenuto al primo turno più del 40% dei voti. Pochi voti e sarebbe diventata la presidente di una regione che era stata un “fortino” della sinistra. Presidente senza bisogno di alcuna alleanza. A lei sembrava facile vincere da sola, una “donna sola al comando” per riprendere una immagine italiana, nel “fortino” della xenofobia e dell’eurofobia. Il candidato di Sarkozy, Xavier Bertrand, aveva ottenuto solo il 25%. Un perdente sicuro. Il ritiro del candidato socialista ha consentito la sua vittoria. Marine ha ottenuto solo due punti in più del primo turno, il 42%.

La sconfitta del Front National che però diventa il primo partito, un pericolo per la democrazia

La presidente del Front national ha reagito come fanno gli sconfitti. Ha dato la colpa a non ben comprensibili “intimidazioni, manipolazioni”. Poi ha lanciato un grido di attacco. Perché queste elezioni, se è vero che segnano la sconfitta clamorosa di questa destra razzista, fascista, dicono anche che il Front National è il primo partito di Francia con sei milioni di voti. E che in particolare cambia l’assetto socio-politico, lo scenario, perché ora ci sono tre forze che si contendono il governo del Paese. “Un successo senza gioia” ha detto il segretario del partito socialista, Jean Christoph Cambadelis e il premier Manuel Valls, giustamente, ha fatto presente che Le Pen aveva perso ma quei sei milioni di voti pesavano eccome. “Nessun trionfalismo”, ha detto. Alla conclusione della campagna elettorale aveva dichiarato che una vittoria dell’estrema destra avrebbe potuto portare “alla guerra civile”. Non solo, l’unità della sinistra, non ha rappresentato “il filo rosso” della politica dei socialisti francesi. Anzi. Proprio Valls ha fatto fuori alcuni ministri gauchisti, i rapporti con i Verdi, il Front de Gauche, non proprio idilliaci. Hollande pensa già al futuro. Si parla di un possibile rimpasto del governo. Ad oggi è il candidato per le presidenziali del 2017. Ma la strada è lunga e difficile. Una frase scontata ma questa è la realtà. Fa bene discuterne proprio in presenza di una vittoria. Quando si perde è più difficile.

L’ex ministro Jack Lang: “Sogno una nuova via per la sinistra francese”

In una intervista rilasciata a Repubblica, l’ex ministro della cultura Jack Lang, ora presidente dell’Institut du Monde Arabe che organizza il dialogo religioso afferma: “La sinistra ha fatto un grande atto di responsabilità ritirando i candidati e chiamando a votare i Republicains. La sinistra deve lavorare all’unità affinché il voto degli elettori sia una adesione, non solo una mobilitazione contro il Fn”. E poi: “La politica deve dare prova di immaginazione, ci vogliono progetti solidi, seri, ma anche creativi”. “Lo scenario è cambiato con gli attentati. Hollande ha saputo incarnare lo spirito di unione nazionale, può ancora vincere.Ne sono convinto. Ci vuole un accordo profondo su programmi e riforme… sogno una nuova via per la sinistra francese”.

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