Elezioni in Spagna. Lo scrutinio conferma la rivoluzione politica. Podemos vero vincitore, insieme coi centristi di Ciudadanos. L’incognita delle alleanze

Elezioni in Spagna. Lo scrutinio conferma la rivoluzione politica. Podemos vero vincitore, insieme coi centristi di Ciudadanos. L’incognita delle alleanze

A scrutinio ormai concluso, il vero vincitore delle elezioni legislative spagnole è Podemos, con il suo leader Pablo Iglesias (nella foto) che ha subito voluto chiarire di essere disponibile ad una eventuale alleanza di governo coi socialisti e con il movimento di Ciudadanos solo se si mette mano a profonde riforme costituzionali. I due grandi sconfitti di queste elezioni sono il Partito popolare del premier uscente Mariano Rajoy che perde il 15% dei voti e una sessantina di deputati, e il Partito socialista di Pedro Sanchez, che ottiene il peggior risultato dal 1989, con una ventina di deputati in meno rispetto al 2011. I popolari in Spagna restano comunque il primo partito, con più di 7 milioni di voti e il 28,70%, mentre i socialisti si confermano al secondo posto con 5 milioni e mezzo di voti e il 22%. Straordinario il risultato di Podemos che supera i 5 milioni di voti e il 20%, e di Ciudadanos, con 3 milioni e mezzo di voti, e il 13%. Molto alta la partecipazione al voto: ha votato il 73,22% degli elettori spagnoli, qualche punto in più rispetto alle legislative del 2011.

Dal punto di vista dell’assegnazione dei seggi, il Ppe ne ottiene 122 contro i 186 del 2011, il PSOE 93 contro i 110 del 2011, Podemos 69 e Ciudadanos 40. Drammatica la prestazione di Izquierda Unida, la Sinistra Unita, che riesce ad ottenere appena 2 seggi, perdendo 700mila voti rispetto al 2011, passando dal 7% al 3,6. I risultati di domenica 20 dicembre, ampiamente annunciati, trasformano il paesaggio politico spagnolo, che vede la fine dell’alternanza bipartitica tra popolari e socialisti che ha dominato la scena dal 1975, e si avvia verso un governo di coalizione. A questo punto, le alternative possibili sono solo due, escludendo un governo Rajoy di minoranza: o una Grosse Koalition sul modello tedesco tra popolari e socialisti, che vedrebbe però non solo un’opposizione fortissima in Parlamento, ma anche l’opposizione dei sindaci delle grandi metropoli, a cominciare da Madrid e Barcellona, rette da Podemos. La seconda opzione, che già alla vigilia avevamo anche noi auspicato e previsto, potrebbe essere un governo di coalizione a tre, socialisti, Podemos e Ciudadanos che metta all’opposizione i popolari, ma che godrebbe di un forte appoggio popolare e soprattutto delle nuove generazioni di spagnole che in massa hanno votato le due formazioni, antiausterità e anticorruzione, di Podemos e Ciudadanos. La somma di questi due movimenti è notevole, sia sul piano dei voti assoluti (5.100.000+3.500.000) che sul piano dei seggi (69+40). Il leader di Ciudadanos, Albert Rivera, lo ha detto esplicitamente: “oggi la Spagna cambia volto, e si apre alla speranza del cambiamento”. E in fondo è ciò che pensa e dice anche Pablo Iglesias di Podemos. Loro due hanno nelle mani il destino progressivo della Spagna, da loro dipende il futuro delle nuove generazioni spagnole, e non solo.

Podemos e Ciudadanos sono emersi grazie a una crisi senza precedenti, che ha investito non solo l’economia ma anche le istituzioni, danneggiate da forme diffuse di corruzione e di cristallizzazione del potere. Corruzione e cristallizzazione del potere sono state attribuite da una parte cospicua dell’elettorato e di giovani ai due vecchi partiti, popolare e socialista. È questa la ragione per cui la campagna elettorale si è giocata sulla formula della “rigenerazione democratica” e della trasparenza nella vita pubblica. Di questa critica di massa ha fatto le spese anche il Partito socialista, che subisce la sconfitta più pesante della sua storia democratica, perdendo voti e seggi, anche se i sondaggi della vigilia avevano previsto una batosta più netta. Solo la complessità della legge elettorale spagnola attuale che premia regioni rurali e piccole province ha permesso un aggiustamento dei socialisti in termini di seggi, altrimenti la sconfitta sarebbe stata più pesante. Allo stato delle cose, sembra dunque difficile immaginare che la leadership socialista possa eventualmente accettare l’ipotesi già avanzata da Rajoy di un governo di Grosse Koalition coi popolari. Sarebbe la celebrazione del suicidio politico definitivo.

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