Doppia giornata nera per Renzi.Consulta: non passano i tre candidati del patto del Nazareno. A Milano primarie “vere”. Sala, se vuole, se la deve giocare

Doppia giornata nera per Renzi.Consulta: non passano i tre candidati del patto del Nazareno. A Milano primarie “vere”. Sala, se vuole, se la deve giocare

Doppia giornata nera per Renzi Matteo. Fumata nera per l’elezione dei tre giudici della Corte Costituzionale e fumata nera per il “suo” candidato a sindaco di Milano, il commissario Expo Giuseppe Sala che dovrà passare da primarie “vere” come dice il sindaco Pisapia al termine dell’incontro con Renzi e già ci sono candidati Pd pronti a concorrere. Ma il premier-segretario non ci sente. Si dice che quando ha conosciuto l’esito negativo  della puntata numero ventinove, qualcuno dice trenta, insomma si è perduto il conto, sia andato su tutte le furie ed abbia chiesto conto al capogruppo alla Camera Ettore Rosato. L’uomo che più si  è esposto nel sostegno prima a Barbera, Sisto, Pitruzzella, poi ad una nuova terna con Ida Angela Nicotra, si dice sostenuta, ovviamente in modo molto riservato, dallo stesso Presidente della Repubblica, era convinto che questa volta non ci sarebbero stati problemi. Docente di diritto Costituzionale nel Dipartimento  di Giurisprudenza dell’Università di Catania,  ha fatto parte nel 2013 della Commissione dei 35 esperti per le riforme costituzionali ed è membro dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Insomma una candidatura di tutto rispetto. Ma Rosato, così come il capogruppo al Senato, Zanda e Renzi Matteo, non hanno capito che il problema era politico, di “metodo” come si dice. Se c’è bisogno dei voti dell’opposizione bisogna trattare. Per di più una questione di non poco conto che riguarda la composizione della Consulta non può venire appaltata ad un partito, una lesione grave dell’autonomia di un organismo che, fra l’altro, avrà il compito di esaminare in via preventiva la nuova legge elettorale, l’Italicum che di problemi di costituzionalità ne solleva molti.

Diminuisce il numero dei votanti e calano i voti per Barbera, Sisto, Nicotra, nuova entrante

È avvenuto così che il Pd ha ancora una volta sbattuto contro il muro. È diminuito il numero dei presenti, solo 819 una cinquantina meno di ieri, subito si è capito che  sarebbero calati anche i voti dei candidati. Così è avvenuto: Augusto Barbera ha ottenuto 504 voti rispetto ai  545 di ieri, Sisto 493 da 527, la nuova entrata si ferma a 417 mentre Pitruzzella ne aveva ottenuti 470. Modugno votato dai Cinque stelle arriva a 136 da 156, Piepoli tocca il numero 100. Insomma una debacle per il nuovo patto del Nazareno, Pd, Forza Italia allargato agli alfaniani, Area popolare e qualche rimasuglio di Scelta civica ormai al lumicino. Ettore Rosato a fronte dell’ira di Renzi si è rifugiato in una sorprendente, al tempo stesso ridicola, dichiarazione: “Un calo fisiologico, bisogna fare un lavoro di sensibilizzazione. Per quanto riguarda il Pd, Barbera è l’unico candidato su questo non c’è dubbio”.

Due  soluzioni possibili: ripartire da zero o siano i candidati a ritirarsi

La realtà è che nel Pd qualcosa è avvenuto: la minoranza dopo aver obbedito per disciplina di partito  potrebbe aver avuto uno scatto, diciamo, di dignità, sì usiamo questa parola al momento in cui è arrivato l’ordine di scuderia, voto per Barbera, Sisto, Nicotra. Punto e basta, non ammesso neppure un minimo di discussione. Ora c’è la caccia a chi non ha votato, una cinquantina di parlamentari rispetto a ieri. Prima del voto vi erano stati tentativi da parte dei Cinque stelle. “Se cadrà la candidatura di Francesco Paolo Sisto, il Movimento 5 stelle sarà disponibile a dialogare con le altre forze politiche per trovare una sintesi sui nomi dei tre giudici della Consulta”, aveva detto il deputato M5s Danilo Toninelli: “Sisto faccia un passo indietro  o comunque il Pd faccia in modo che la sua candidatura venga ‘bruciata’ e ad un’azione di buona volontà, seguirà una nostra reazione di buona volontà”. Ma dal Nazareno non arriva neppure una risposta. Ira dei pentastellati: “Niente, è davvero impossibile far redimere il clan Renzi-Berlusconi dall’ossessione di occupare le poltrone degli organi statali più importanti con soldati di partito. Nonostante la più che ovvia richiesta del M5S rivolta ai piddini di smetterla di votare l’avvocato di Berlusconi per tornare a dialogare con noi”. Ora che avviene? Sarebbe normale, in un Paese normale, con un Parlamento normale che il Pd ritiri il candidato. Quando si va in discesa, altro che “calo fisiologico”, vuol dire che la risalita è pressoché impossibile.

Sinistra italiana ripropone di cambiare metodo. La Corte non può essere il bis della lottizzazione Rai

Ieri Sinistra italiana, con il capogruppo Scotto, aveva proposto di cambiare metodo. “Non si può più giocare con la Corte Costituzionale e i partiti responsabili di questo stallo facciano un passo indietro. Occorre garantire indipendenza e qualità. La Corte – afferma – non può essere il bis della Rai o di altri organismi lottizzati. Sinistra Italiana propone a tutti i gruppi parlamentari quattro nomi di figure autorevoli e non legate ad alcuna parte politica: Silvia Niccolai, Giuditta Brunelli, Federico Sorrentino, Mario Dogliani. Esponenti del costituzionalismo democratico che potrebbero essere le figure che sbloccano la situazione”. Vale ancora questa dichiarazione che potrebbe far uscire il Parlamento da un pericoloso stallo. In un caso come questo, è già accaduto che lo stesso candidato, preso atto che il nome è divisivo, abbia fatto un passo indietro, dando prova di sensibilità democratica. Che non manca ad una persona come Augusto Barbera, mandato allo sbaraglio dall’uomo solo al comando.

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