Corte Costituzionale. Ora la parola spetta ai presidenti di Senato e Camera, a Renzi, a tutti i parlamentari. Come vogliono corrispondere al monito del presidente della Repubblica?

Corte Costituzionale. Ora la parola spetta ai presidenti di Senato e Camera, a Renzi, a tutti i parlamentari. Come vogliono corrispondere al monito del presidente della Repubblica?

Nella lunga intervista rilasciata al “Messaggero”, con tutta evidenza misurata parola per parola, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella letteralmente sillaba che la più che annosa questione della mancata elezione di tre componenti della Corte Costituzionale da parte del Parlamento “è problema molto più serio e grave” di altre passate analoghe situazioni. Perché “incide molto sulla funzionalità della Corte Costituzionale”.

Facile la traduzione del “messaggio” che giunge dal Quirinale: un organo costituzionale, il Parlamento, impedisce a un altro organo costituzionale di funzionare. È già la seconda volta che il presidente Mattarella solleva la questione. Già lo aveva fatto il 4 dicembre scorso, esprimendo la sua profonda preoccupazione per la situazione che si è creata e chiedendo esplicitamente alle forze politiche “un colpo di reni”.

Ora la parola spetta ai presidenti del Senato Piero Grasso e della Camera Laura Boldrini; ma la parola spetta anche  al presidente del Consiglio Matteo Renzi, nella sua doppia veste di capo del Governo e di segretario del Partito Democratico: non può più eludere la questione. La parola spetta  ai capigruppo del Senato e della Camera: un accordo per incamerare ulteriori quote di denaro pubblico lo si è trovato in pochissimi minuti. Per dare seguito a un preciso obbligo della Costituzione non è bastato un anno e mezzo… La parola spetta anche ai singoli parlamentari: d’accordo, sono “nominati”, ma perbacco! Un sussulto di dignità, per fare onore alla carica che ricoprono. Non si ha il diritto di esigerlo da loro? Hanno l’obbligo di  raccogliere i moniti del Quirinale, e operare di conseguenza.

Quanto ai mezzi di comunicazione, ce n’è anche per noi giornalisti. Abbiamo, dovremmo, avere l’obbligo etico e professionale di ricordare cos’è la Costituzione, di illustrare il preciso e profondo significato degli articoli che la compongono; il cosa, il come e il perché degli organi che prevede e regola; perché nella letterale ignoranza in cui si viene lasciati si può essere tentati di pensare che tutto sommato, cosa volete che sia se ci sono o no tre signori imparruccati sugli scranni della Corte Costituzionale? Una volta, almeno, si studiava quella che si chiamava “Educazione civica”. Oggi un po’ tutti gli schemi sono stati “rottamati”; con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

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