Consulta. Le fumate nere, Renzi, Boschi, la Lepolda, il Parlamento esautorato, le preoccupazioni di Mattarella. Una pagina nera nella storia repubblicana

Consulta. Le fumate nere, Renzi, Boschi, la Lepolda, il Parlamento esautorato, le preoccupazioni di Mattarella. Una pagina nera nella storia repubblicana

Perché proprio lunedì 14, a dieci giorni dal Natale, le Camere si riuniranno in seduta congiunta per tentare di eleggere i tre giudici della Corte Costituzionale dopo fumate nere a ripetizione? Sono passati più di cinquecento giorni dal momento in cui ha preso il via questa disonorevole  vicenda che getta più di un’ombra sul Parlamento. Forse sarebbe meglio dire getta un’ombra  su chi ha ridotto le due Camere  a cassa di risonanza dell’esecutivo, il Pd. Non ci sono dubbi, basta ricordare come sono state approvate leggi importanti che cambiano la Costituzione: voti di fiducia a  ripetizione, due al mese. Siamo arrivati al record di due al mese, ormai vicini alla cinquantina. 48 se non andiamo errati per difetto. Superato Berlusconi, tre anni di governo, in vista di Monti, 51 fiducie. Tre anni fa l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano diceva che l’uso continuo dei voti di fiducia “non dovrebbe accadere, c’è un limite oltre il quale si verifica una inaccettabile compressione delle prerogative delle Camere”. E Vannino Chiti, allora vicepresidente del Senato ribadiva che con un uso smodato del ricorso alla fiducia  “il Parlamento diventa inesistente”. Questo è il nodo. Ha ragione il presidente della  Repubblica quando afferma: “sulla Consulta basta con i veti, serve uno scatto”. Così come hanno ragione il presidente del Senato e quello della Camera quando si preoccupano della perdita di ruolo del Parlamento che si mostra incapace di eleggere tre giudici della Consulta.

Il nodo da sciogliere riguarda il Pd con il patto del Nazareno 2

Ma ci permettiamo di dire che non è questo il nodo da sciogliere. Certo in particolare l’intervento di Mattarella ha svegliato giornali e giornalisti dormienti che fino ad oggi hanno relegato il racconto delle fumate nere nelle cronache quasi nascoste. La Repubblica è un caso, da questo punto di vista, esemplare, l’ultima votazione  andata a vuoto è stata collocata fra le notizie di cronaca, neppure un richiamino in prima pagina. Con l’intervento del Presidente Mattarella l’evento diventa l’apertura del giornale. Così anche le televisioni, la principale fonte di informazione dei cittadini: neppure un dibattito hanno dedicato alle ventinove o trenta, si perde anche il conto, fumate nere. Provate a chiedere a un cittadino se è al corrente di quanto sta avvenendo. Vi guarderà stupito. Eppure si tratta di una “mutilazione” dell’organismo che tutela la Costituzione, la nostra democrazia. Napolitano parlava giustamente, appunto, di “compressione  delle prerogative delle Camere”.

Le Camere ridotte ad un votificio, le oscene convergenze del Pd

È giusto rilevare che spetta alle forze politiche trovare una intesa che sblocchi la situazione. Altra soluzione, allo stato non praticabile, lo scioglimento del Parlamento, pure possibile, che la Costituzione affida al Capo dello Stato. Se così è bisogna chiedersi chi ha ridotto il Parlamento ad un votificio. La risposta è una e una sola. Il Pd e i suoi alleati. Ancor meglio, i patti stretti fuori da Montecitorio e Palazzo Madama dal partito di Renzi con Berlusconi, il patto del Nazareno 1, poi il patto del Nazareno 2 che riguarda proprio l’elezione dei giudici della Consulta, il patto di governo con Alfano e Casini, un esecutivo per di più extraparlamentare, le oscene convergenze con Verdini, la caccia al voto di deputati e senatori che cambiano casacca, due volte al mese. In questa situazione, cosa ci si poteva aspettare da un Parlamento siffatto,abituato ormai a non pensare con la propria testa, da un partito i cui deputati e senatori, 101, forse più ha affossato l’elezione di Romani Prodi a presidente della Repubblica costringendo Napolitano ad un bis non voluto? Non arriviamo a pensare che nelle fumate nere abbiano giocato un ruolo coloro che non hanno digeritola diserzione dei 101.

È la Leopolda “la casa della politica”, dice il Premier

Torniamo così alla domanda  che ci siamo posta all’inizio. Non è un caso che il 14 dicembre venga dopo il 12 e il 13, i giorni della “Leopolda6”. La nuova edizione era nata con un programma tutto volto alla glorificazione dell’immagine del capo, l’uomo solo al comando. Con lui tutti gli uomini di potere che ha messo a dirigere, enti, aziende, tutto ciò che era possibile. Qualche giorno fa in un editoriale sul “Tempo”, Luigi Bisignani, ex giornalista, definito un faccendiere, “l’uomo che sussurrava ai potenti”, uno che se ne intende, faceva un elenco infinito delle caselle ricoperte da renziani, senza che alcuno, o quasi, battesse un ciglio. Insomma la corte che si sarebbe riunita chiamando anche personalità del mondo dello sport, del giornalismo, dello spettacolo. Si annunciavano Flavia Pennetta e Roberta Vinci, le due tenniste italiane che si erano giocate la finale del più importante torneo del mondo, gli Us open, Flushing Meadows, cui aveva assistito Matteo Renzi che, forse in quella occasione le aveva invitate alla Leopolda. Contrordine compagni si  ironizzava una volta. Dice Renzi che “la Leopolda  è la casa della politica, diversa da quella che i commentatori si aspettano, ma comunque con la P maiuscola”. Spiegato quindi il perché il ritorno al voto avviene il 14 dicembre e non prima, subito come sarebbe stato necessario per poi passare alle sedute ad oltranza. Il premier-segretario aveva bisogno di tastare il polso del Pd, o meglio degli amici del Pd, non certamente degli iscritti che sono sempre meno e contano sempre meno. Vedi il non esaltante esito dei famosi duemila banchetti. Gli amici, quelli che contano, il potere.

Il ruolo sempre più dominante della ministra per le riforme

E non poteva fare un torto alla indefessa organizzatrice della Leopolda, Maria Elena Boschi, alla seconda edizione. Ricordate Corradino Mineo quando scrisse che c’era una donna che contava moltissimo? Il popolo dei maschilisti, sessisti, subito pensò alla classica amante. Fu lo stesso Mineo a dire che si trattava di un fatto politico. Così è, se è vero, voce che circola nei meandri di Palazzo Chigi, che il ministro Boschi conta sempre più. Sarebbe lei ad opporsi all’unica cosa possibile per eleggere i tre giudici, salvo pericolosi inciuci e stravaganti alleanze, ad azzerare  le candidature, ripartire da un confronto con tutte le forze politiche disponibili, in Parlamento, per arrivare ad una terna condivisa. Così come si dice sarebbe farina del suo sacco  il pessimo decreto salva banche, Investement compact.

Il decreto salva banche, c’è anche l’Etruria. Dice niente?

Fra le “salvate” c’è banca Etruria. Leggere la storia per capire cosa può dire. Del resto Boschi, che qualcuno definisce emanazione di Renzi, è colei che ha sostenuto l’Italicum, la “deforma” costituzionale. Alla questione Corte Costituzionale si aggiungono altri crucci che il premier cerca di nascondere ricorrendo alla tracotanza, alla spavalderia che sono le sue armi migliori. Tutti gli indicatori economici, ultimo quel misero aumento, 0,7% del Pil, segnano il cattivo tempo e lui dice, insieme al ministro Padoan, che “siamo la locomotiva dei Europa”. Aggiungiamo le elezioni nelle grandi città, Roma, Milano, Napoli in particolare, dove le prospettive per il Pd non sono delle migliori. Si capisce, si fa per dire, perché la ministra Boschi per conto del premier-segretario, o viceversa, abbia bloccato l’elezione dei tre giudici della Corte Costituzionale. Quei tre nomi le danno una garanzia, ci scusino Barbera, Sisto, Nicotra, invischiati, forse malgrado loro, in una vicenda che spinge il Capo dello Stato a chiedere al Parlamento “un colpo di reni”. Possibile solo se Renzi-Boschi o Boschi–Renzi annuncino, dalla Leopolda magari, il ritiro delle candidature. Può essere che in questi giorni, neppure una settimana, si cancelli una delle più brutte pagine della storia repubblicana? La speranza è l’ultima a morire. Ma è dura.

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