Consulta. Ecce tre giudici, come i re magi. Accordo Renzi-M5S. Vendetta contro le offese di Brunetta alla Camera. I dolori del giovane premier. Economia in tilt

Consulta. Ecce tre giudici, come i re magi. Accordo  Renzi-M5S. Vendetta contro le offese di Brunetta alla Camera. I dolori del giovane premier. Economia in tilt

Renzi ormai non ha occhi che per la Leopolda. Tutto è Leopolda. Tutto è comizio. Anche la Camera dei deputati è Leopolda. Dimentica di essere il capo del governo e fa un comiziaccio invece di dare concrete indicazioni su come l’Italia si presenterà al Consiglio europeo che giovedì e venerdì si occuperà di migrazione, terrorismo, Unione economica e monetaria, mercato unico, referendum sulla permanenza o l’uscita del Regno Unito. È molto nervoso, alza la voce. Non gliene va una bene. La “questione banche”, Etruria in particolare, gli sta creando molti problemi, quella mozione di sfiducia alla Boschi lo imbarazza non poco. L’economia va male. Mentre lui elogia il suo governo arrivano i dati di Confindustria: non va per niente bene. Lo stesso ministro Padoan è molto preoccupato. Poi la comunicazione alla Camera con l’attacco di Brunetta che lo accusa di essere un “marchettaro”. E alle 19 della sera la seduta della Camera, la trentaduesima, per eleggere tre giudici della Corte Costituzionale. Si racconta che quasi in preda a una crisi di nervi Matteo non regga. E decide di dare una lezione a Brunetta. Gli toglie il candidato, Sisto, e ordina ai suoi trovate l’accordo con l’M5S. Da una situazione che diventava sempre più grave, uno sfregio al Parlamento, può darsi che ne esca un fatto positivo. Per i tre candidati al nome di Augusto Barbera, già votato dal Pd, e di Franco Modugno, votato dai 5Stelle, si è aggiunto quello di Giulio Prosperetti, classe 1946, professore all’Università di Tor Vergata di diritto della sicurezza sociale. È stato assistente di diritto costituzionale con Leopoldo Elia e di diritto del lavoro con Gino Giugni. Sul suo nome c’era anche il consenso di Area Popolare (Ncd con Udc), di Scelta civica, dei Popolari per l’Italia. I grillini si sono riuniti in assemblea ed hanno deciso per il sì anche se avrebbero preferito che il Pd cambiasse candidato pur riconoscendo la professionalità di Barbera. Forza Italia non ha partecipato al voto protestando perché, ha detto Berlusconi, viene escluso un candidato del centrodestra, la seconda forza politica del paese, per solo 130 mila voti. E, ha aggiunto, alle elezioni vinceremo. Fatti i conti i tre candidati potevano contare su un margine di 78 voti rispetto al quorum di 571 voti necessari per l’elezione. I voti dei deputati e dei senatori di Pd, M5S, Area popolare e Scelta civica, a cui si dovevano aggiungere quelli di Per le Autonomie, erano, salvo imprevisti, franchi tiratori, defezioni 649. Qualche imprevisto c’è stato, visto che è Modugno il candidato dei 5 Stelle quello che ha ottenuto il maggior numero di voti (609), seguito da Prosperetti (585), infine Barbera (581). Ai candidati, malgrado l’accordo, sono mancati: a Modugno 40 voti, a Barbera 68, ed a Prosperetti 64.

La comunicazione del premier alla Camera sul Consiglio d’Europa. Un comiziaccio stile Leopolda

Torniamo così alla cronaca di questa giornata che non verrà ricordata fra le migliori della nostra Repubblica.Gli “sherpa” hanno già messo a punto le linee generali dei documenti sui quali si concentreranno i lavori del Consiglio d’Europa che dovranno trovare approvazione a conclusione dei lavori. Insomma una riunione molto importante. Il premier “comunica” alla Camera la posizione con cui si presenterà il nostro governo. Renzi Matteo pensando di trovarsi a Firenze, Leopolda, ha tenuto un comiziaccio. Era partito bene affermando di fronte ai deputati che una politica estera e militare seria “non si fa sulle emozioni del momento, ma avendo un respiro strategico”. Bene. Poi ha rivendicato la bontà della politica estera dell’Italia. La politica di sicurezza dell’Italia è stata raccontata con “superficialità”. Poi, con arroganza, quasi scherzando ha detto che “non è che se ci sono 4 Tornado in più o in meno cambia la politica militare di un Paese”. È passato alle banalità, alzando sempre più il tono della voce. “Gli attentati del 13 novembre pongono una sfida a cuore dell’Europa”, “sono un atto di morte che ha suscitato e seminato morte”. Ancora: “Non è immaginabile che nascano dal niente le missioni, senza un disegno ed una strategia, che si condividano notizie dell’intelligence se poi si rimane fermi ad aspettare l’attentato successivo”. Bene. Ma che fare? Renzi non trova di meglio che definire “strabiliante” la procedura di infrazione aperta dalla Ue per non aver accertato l’identità dei migranti. Altra parte del comizio nell’Aula di Montecitorio riguarda il grande “ruolo che l’Europa dovrà avere nei prossimi mesi per attuare l’impegnativo accordo di Parigi sul clima. Un accordo di portata rilevante, al quale siamo fieri e orgogliosi che l’Italia abbia contribuito da protagonista non solo con diplomazia, politica ed associazionismo, ma con le sue imprese, che hanno lavorato in prima fila per un accordo vero in nome della sostenibilità”. Un protagonismo che solo Renzi vede.

Al comizio del capo del governo ne risponde uno peggiore di Brunetta: “fai marchette”

Al comizio del premier risponde il comizio di Brunetta. Sembrava morso dalla tarantola. Niente sussurri ma grida da una parte e dall’altra. Sembravano due comari, ci scusino le comari, che si scontrano nel cortile. Il capogruppo di Forza Italia dice che la legge di stabilità “è piena di mance e mancette, una manovra di marchette”. Il premier si sente offeso e cade nella trappola. Ma come si può definire “mancia indecente” – strilla – gli 80 euro dati a poliziotti e carabinieri quando notoriamente non hanno redditi milionari ed è certamente un sostegno alla loro vita quotidiana? Forse invece della “mancia” si poteva rinnovare il contratto. Ma questo è un terreno ostico per Renzi Matteo. Attacca ricordando il passato di Brunetta da ministro. Un crescendo, il Parlamento ridotto ad arena. Poi il grido: “Onorevole Brunetta la prego torni in sé!”, urla Renzi per superare le urla che intanto arrivano dal banco di Brunetta. Il premier poi aggiunge: “Il fatto che lei urli in quest’Aula non può che rendere disgustoso agli occhi degli studenti (quelli che seguivano la seduta, ndr) il suo intervento. Ma non mi fermerà. Noi tra Brunetta e la povera gente staremo sempre con la povera gente “.

Confindustria. L’economia rallenta. Padoan, la ripresa è debole, non c’è accelerazione

Mentre snocciola il suo intervento, tutto un elogio a se stesso, arrivano notizie che rendono la “giornata renziana” non proprio facile. Confindustria con il suo Centro studi conferma che l’economia sta ferma, non riparte come era previsto. Il Pil si fermerà ad un + 0,8 e non l’1%. Salirà all’1,4 nel 2016 e calerà all’1,3% nel 2017, come il gambero che cammina all’indietro. Gli analisti di Confindustria affermano che “questo rallentamento resta un mistero”. Poi parlano di evasione fiscale di 122 miliardi. Forse è lì una parte del mistero. Per quanto riguarda la disoccupazione calerà dal 12,2 al 12% un ‘inezia. Depurati i dati Istat sulla crescita degli occupati che sarebbero circa 600 mila in più, dice Confindustria, si scopre che dalla fine del 2014 alla fine del terzo trimestre dell’anno in corso l’aumento è stato di 60 mila, ma non si dice se si tratta di nuovi posti o se sono trasformazioni di contratto, da determinato a tutele crescenti. E anche il suo ministro, Pier Carlo Padoan questa volta afferma che “c’è la ripresa ma è debole, non c’è accelerazione. Veniamo dalla crisi finanziaria e dalla recessione. Sono tra quelli che ritiene che l’ipotesi di stagnazione secolare non sia così peregrina. Dobbiamo sostenere gli investimenti e il governo cerca di accelerare quelli pubblici”. La sfida è quella di trovare il modo per sostenere gli investimenti, ma “il problema sono le risorse e i meccanismi”. Davvero geniale, questo ministro.

La sfiducia nei confronti della Boschi. L’ordine è: rinviare. Meglio prendere tempo

Non finiscono qui i dolori del giovane Renzi. C’è quella mozione di sfiducia nei confronti della Boschi, la colonna portante di una impalcatura, quella del governo. Meglio rinviare, non andare in aula, magari perderla nelle stanze e nei corridoi di Montecitorio. E così non viene calendarizzata. Nuove “notizie” non buone, sui rapporti fra famiglie, fra padri del numero uno e del numero due del governo, giungono di continuo dai media e non solo quelli della lista noir messa a punto alla Leopolda. Insomma l’affaire Banca Etruria non fa dormire sonni tranquilli.

Infine e torniamo all’inizio, la rogna della elezione dei tre giudici della Consulta. L’assalto alla baionetta portato da Brunetta lo ha fatto andare in bestia. Ma come, io mi gioco la faccia per far diventare giudice della Corte Costituzionale il vostro Sisto, il più strenuo dei difensori di Berlusconi, l’avvocato di Verdini che potrebbe far da ponte per una possibile riconciliazione e Brunetta il capogruppo di Forza Italia mi accusa di essere un “marchettaro”. Ora, avrebbe detto ai suoi, andate dai grillini. Concordate tre nomi e si votano i tre giudici. In questo regime leopoldiano non c’è da meravigliarsi di niente.

 

 

 

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