Consulta. Ancora bocciati i candidati del patto del Nazareno. La politica sempre più opaca. Pd e Lega uniti nella lotta?

Consulta. Ancora bocciati i candidati del patto del Nazareno. La politica sempre più opaca. Pd e Lega uniti nella lotta?

Perché ancora una fumata nera per l’elezione dei tre membri della Consulta (nella foto, il candidato Augusto Barbera)? Elementare Watson, direbbe un qualsiasi Sherlock Holmes. La Corte Costituzionale dovrebbe essere  chiamata in via preventiva a dare un parere sull’Italicum. Il problema, per esempio, per Matteo Renzi che ha fatto di questa legge questione di vita o di morte, è che l’Italicum non si cambia. Magari se i sondaggi danno una consistente possibilità ai grillini, scusate non si chiamano più così dopo che Grillo ha fatto togliere il suo nome dalla lista, di andare al ballottaggio e vincere, il Matteo cambia opinione. Al momento, comunque, questo è il problema. Senza nessuna offesa per gli attuali candidati, in particolare nei confronti di Barbera, un curriculum politico e professionale di tutto rispetto a partire dalla sua provenienza dal partito comunista. È un giurista, accademico, professore emerito di Diritto Costituzionale. Ministro nel governo Ciampi. È stato – fra il 1976 e il 1994 – parlamentare, eletto alla Camera dei deputati nelle liste del PCI e del PDS. Un unico “difetto”. È un dichiarato sostenitore dell’Italicum, della Riforma costituzionale, leggi che dovranno affrontare il giudizio della Corte Costituzionale. Insomma una specie di dejà vu. Diverso il curriculum dell’avvocato Francesco Paolo Sisto, uomo di fiducia di Berlusconi, strenuo oppositore del fatto che in base alla legge Severino doveva abbandonare il Parlamento. Il suo unico merito, se così si può dire, in questa brutta vicenda è quello di aver rispolverato il patto del Nazareno portando quei voti che sono necessari al Pd per eleggere Barbera e, non si sa mai, rappresentare in Consulta un punto di appoggio per il cavaliere. Non a caso aveva dato l’ordine a Brunetta che l’ha trasmesso a suoi: tutti quelli di Forza Italia in aula e voto compatto per il trio di candidati. Pitruzzella è il terzo, uscito chissà come. È un indagato, certo non colpevole finché non è condannato, ma  non è un belvedere un indagato alla Corte Costituzionale.

 Renzi vuole avere certezze nel parere sull’Italicum  previsto dalla legge

Il problema per Renzi è avere tre voti certi nel “parere preventivo” sull’ Italicum. Non a caso questa cosa non piaceva ad autorevoli esponenti della Corte. Avevano percepito che si sarebbe creato un caso e che l’autonomia di questo organismo sarebbe stata messa in discussione. Avevano avvertito che l’equilibrio dei poteri previsto dalla Costituzione sarebbe stato a rischio, con l’esecutivo a farla da padrone. Questo, sia chiaro, significa alcun giudizio morale sui tre candidati. Hanno pieno diritto, ci mancherebbe, di pensare che l’Italicum è una legge splendida. Pensiamo l’abbiano letta e riletta. Ma se il giudizio è un fatto pubblico è chiaro che la loro espressione di voto in Consulta è già noto. Decisivo per la conta. Insomma l’aver prodotto una pubblicistica in cui ci si è spesi pubblicamente esprimendo un giudizio dovrebbe far recedere dal continuare in una candidatura che nasce macchiata. L’avvocato Besostri il quale ha  condotto una battaglia contro il Porcellum, vincendola, aveva tutti i titoli per essere candidato. Ma i Cinquestelle alla fine non l’hanno sostenuto e chiedono anche loro candidature da decidere, maggioranza e opposizione alla luce del sole individuando persone, di grande professionalità, fuori dalla mischia.

Si ritira Pitruzzella. Un posto di sottosegretario ai centristi si  può sempre trovare

A questo punto la vicenda cambia segno. Diventa una operazione non proprio limpida. Già c’era chi pensava che questa volta la fumata sarebbe stata bianca. Si è parlato della possibilità di un accordo con la Lega, il voto per i tre in cambio di un posto alla Corte dei Conti. Si poteva arrivare anche al voto per i due del nuovo Patto del Nazareno. Renzi avrebbe voluto un bel tre a zero. Ma se proprio non c’era niente  da fare  due a uno, cioè due “nazareni”  se votavano Barbera e Sisto e uno per i pentastellati. E quello assegnato ai centristi? Niente paura, un posto di sottosegretario si trova sempre, meglio se non è uno indagato. Forse con i centristi la trattativa è cosa fatta tanto che il professor  Pitruzzella, presidente dell’Antitrust ha ritirato la sua candidatura. “Prendo atto – scrive – che non ci sono le condizioni di serenità e di contesto politico per affrontare una nuova verifica parlamentare. Anche a tutela dell’Istituzione che rappresento”. Fuori uno. A prescindere da questa candidatura forse servita proprio per ottenere altro, l’operazione Lega non è  andata. Però qualche segnale c’è stato, qualche incontro sottobanco fra Pd e Lega, molto attivo il capogruppo dei deputati  Democratici, Rosato. Ma i leghisti dicono di aver votato scheda bianca. Comunque erano liberi nella scelta. Qualcosa si è mosso. Lo si vede dall’esito del voto. Augusto Barbera ha ottenuto 545 voti, nove in più della volta scorsa, Francesco Paolo Sisto 527 (sedici in più), e 470  Pitruzzella,22 in meno. Un segnale di fumo da Lega a Pd e al nuovo alleato Forza Italia? Forse. Domani è un nuovo giorno, trentesima votazione.

Trattative con la Lega, ancora incontri per un patto, si parla di  un posto alla Corte dei Conti

Dal Pd arriva la “certezza” che perlomeno Barbera sarà eletto. Raggiungerà i 571 voti necessari. “Proviamo a far passare – si dice – almeno Barbera”. Così ci mettiamo al sicuro. La Corte può funzionare. Guerini e Rosato si dicono certi. E pensare che sarebbe possibile riaprire un confronto con Cinquestelle, 130 voti, con  Sinistra italiana, 30 voti se non andiamo errati. Tonineli che tratta per il M5S ha fatto sapere ad alcuni Pd che potrebbero votare, oltre  al professor Modugno, loro candidato, il costituzionalista Massimo Luciani e il professor Guzzetta al posto di Barbera e Sisto. Dicono voci ben informate che Renzi ha  detto no, anzi non se ne parla nemmeno. Trattate ancora con la Lega, fate un patto, sarebbe l’ordine del premier e assicuratevi che i voti del Pd ci siano tutti. Pare che  un po’ di voti dei Democratici potrebbero essere  recuperati. Ma la minoranza dice di aver votato in modo compatto, per disciplina. Punto e basta. L’Italicum deve essere messo in sicurezza.

Scotto (Sinistra italiana). Non si può giocare con Consulta. Fa quattro proposte. No organismi lottizzati

Nel frattempo entra in campo Sinistra italiana con il capogruppo Arturo Scotto che avanza una proposta per superare lo “stallo”. Una proposta “di metodo, diversa rispetto a quella avanzata fino ad oggi”. “Non si può più giocare con la Corte Costituzionale e i partiti responsabili di questo stallo facciano un passo indietro. Occorre garantire indipendenza e qualità. La Corte – afferma – non può essere il bis della Rai o di altri organismi lottizzati. Sinistra Italiana propone a tutti i gruppi parlamentari quattro nomi di figure autorevoli e non legate ad alcuna parte politica: Silvia Niccolai, Giuditta Brunelli, Federico Sorrentino, Mario Dogliani. Esponenti del costituzionalismo democratico che potrebbero essere le figure che sbloccano la situazione”.

Quando Violante ritirò la sua candidatura

Come morso da una tarantola salta su il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini: “Con una personalità insigne come quella di Augusto Barbera in campo, per il Partito Democratico non ci sono subordinate. Per quanto ci riguarda si vota e si voterà per lui, un costituzionalista autorevolissimo, con un profilo culturale e personale straordinario. Per il Partito Democratico è e resta il candidato unico”.  Se non andiamo errati una volta è stato candidato Luciano Violante che poi  rinunciò con un atto di grande dignità affermando che “una democrazia incapace di decidere attraverso il rispetto delle reciproche posizioni è una pura rappresentazione teatrale”. Non era anche lui una personalità insigne? Misteri della politica. Quella opaca, non quella limpida sconosciuta a certi personaggi.

Share

Leave a Reply