Centrosinistra. Guerini lancia il sasso, ma sbaglia la mira. Repliche dure da Fratoianni e D’Attorre

Centrosinistra. Guerini lancia il sasso, ma sbaglia la mira. Repliche dure da Fratoianni e D’Attorre

Il sasso nello stagno del centrosinistra l’aveva lanciato astutamente Lorenzo Guerini, con un’intervista pubblicata da Repubblica domenica 27 dicembre, che ha sorpreso non poco, per le cose che dice e per le cose che non dice. Intervista astuta, perché Guerini parla come se in questi due anni di governo Renzi non fosse accaduto nulla nel rapporto tra il Pd e la sinistra, di Sel, soprattutto, e interna, quella di Fassina e di D’Attorre e di Carlo Galli e di decine di altri che hanno invece hanno scelto di uscire dal partito di cui Guerini è vicesegretario. Ora, però, il vicesegretario del Pd afferma nell’intervista che sarebbe “un errore grave se la sinistra strappa alle amministrative, il Pd cercherà in ogni modo di tenere unito il fronte del centrosinistra”. Per niente soddisfatto da questa battuta al veleno, Guerini aggiunge: “Se Sel-Sinistra italiana rompono, non possiamo che prenderne atto. Con amarezza. Ma è certo che il Pd lavora perché non avvenga”, aggiunge. È vero che il giornalista di Repubblica pare accontentarsi della risposta di Guerini, e non gli chiede conto su quanto sia accaduto in questi anni e mesi, sul piano nazionale, e sul piano locale. Guerini continua a far finta che la rottura sia responsabilità delle forze di sinistra esterne al Pd. Per favorire la buona memoria di Guerini, e del collega giornalista di Repubblica, ricordiamo che a Bologna, ad esempio, la rottura con Sel è stata determinata dal sindaco Merola, su un paio di questioni centralissime per la politica del capoluogo emiliano: l’agibilità democratica di alcuni stabili ceduti ad associazioni libere, laiche, giovanili, per citare solo la punta di un iceberg composto da conflitti profondi. A Roma, è stata la decisione dei consiglieri del Pd di firmare con la destra le dimissioni per far cadere Ignazio Marino a gettare nel caos i rapporti a sinistra, al punto che oggi Stefano Fassina è già il candidato sindaco di sinistra, qualunque siano le decisioni di un Pd commissariato, confuso, privo di militanti e di tesserati, e in crisi di credibilità dinanzi ai romani. A Napoli, mentre la riconferma di De Magistris appare l’unica alternativa al sistema di potere, clientelare e mafioso, che ha devastato la città, il Pd si balocca con primarie finte e con apparizioni di personaggi dell’altro secolo, e con regole ad hoc, come quella che non consentirebbe la candidatura ad Antonio Bassolino, perché è già stato sindaco. Potremmo continuare col caso di Torino, dove Giorgio Airaudo, parlamentare di Sel, è già candidato sindaco della sinistra, sfidando Piero Fassino sulle politiche cittadine. E infine Milano, dove le cosiddette primarie potrebbero rivelarsi anch’esse etero gestite per favorire la vittoria di Giuseppe Sala, ex dominus dell’Expo, ma anche ex city manager in epoca Moratti. La verità è che nelle grandi città i pasticci sono interamente responsabilità della classe politica locale espressa dal Pd. Far finta di nulla, come nell’intervista a Repubblica fa il vicesegretario Guerini, ha davvero il sapore del peggiore doroteismo, e della politica dei due, tre, quattro forni di andreottiana memoria, purché si governi. Siamo costernati, infatti, dal giudizio che Guerini offre ad esempio di Bologna e Torino: “A Torino e a Bologna riconfermiamo i sindaci uscenti, Piero Fassino e Virginio Merola, che hanno ben lavorato, anche se siamo costretti in queste due città a prendere atto che Sel ha deciso, inspiegabilmente, di presentare altri candidati rompendo una collaborazione con noi per motivi che proprio non comprendiamo. E che, sospetto, non comprendono neanche i loro elettori”. Inspiegabilmente? Ma in quale paese vive, il marziano doroteo andreottiano Guerini? Gli consigliamo una visita di qualche ora a Bologna e a Torino, per capire davvero come stanno le cose. Vedrà circoli chiusi, senza dibattiti, con un tesseramento che sfiora il 40% delle rinunce. E gli racconteranno le ragioni politiche che hanno condotto Sel, e in generale la sinistra, a separarsi. Quando il Pd, a livello locale, si barrica nelle camarille dei suoi gruppetti dirigenti, è inevitabile il divorzio dal governo con la sinistra.

Non è un caso che il coordinatore di Sel, Nicola Fratoianni, abbia replicato come l’intervista meritava: “Vedo che il vicesegretario Pd Guerini invoca l’unità del centrosinistra. Peccato che questo appello del Pd arrivi sempre alla vigilia di un turno elettorale. Per il resto degli altri mesi il centrosinistra per il partito di Renzi è un impaccio”. La replica di Fratoianni riecheggia anche nelle parole di Alfredo D’Attorre: “è singolare la pretesa di Guerini di avere una sinistra disposta ad appoggiare il Pd, per citare Totò, ‘a prescindere’. Se Guerini o altri sono alla ricerca di ruote di scorta possono rivolgere lo sguardo altrove, sul versante del centrodestra ci sono vari soggetti disposti a mettersi a disposizione. Renzi ha cancellato il centrosinistra sul piano nazionale, su quello locale è giusto fare una valutazione delle singole realtà senza imposizioni da Roma”, spiega. Per l’ex esponente Dem “non ci può essere una condizione di automatismo nel fare alleanze né un atteggiamento settario che escluda, altrettanto ‘a prescindere’ la possibilità di un’intesa” in singole realtà locali in merito alle quale la valutazione va fatta “senza schematismi”. E infine, un richiamo a costruire ponti e ad abbassare gli steccati ideologici giunge da Federico Fornaro, esponente di spicco della minoranza bersaniana interna al Pd. Fornaro aggiunge: “Se il Pd deve abbandonare una linea di autosufficienza e di inutile demonizzazione del nemico a sinistra è davvero incomprensibile l’uscita, alla vigilia delle elezioni, di Sel dalle maggioranze che hanno governato grandi città come Torino, Milano e Bologna. Si torni, dunque, al confronto nel merito sui programmi e all’allestimento di primarie vere e rigeneranti di un nuovo spirito unitario del centrosinistra, per costruire una alternativa credibile alla destra egemonizzata da Salvini e alla deriva antisistema rappresentata dal Movimento 5 Stelle”. Osiamo dire che anche Fornaro, come Guerini, usa argomentazioni politiche di un’era geologica fa. E rivolgiamo anche a lui l’invito di farsi una capatina a Bologna, a Torino e a Milano, oltre che in qualche circolo romano. Così, per il solo gusto di capire quanta voglia di sinistra è rimasta nei gruppi dirigenti locali del Pd.

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