Betlemme. Natale di sangue, terrore e paura. Ancora violenze: 4 palestinesi uccisi dopo aver tentato di accoltellare soldati israeliani

Betlemme. Natale di sangue, terrore e paura. Ancora violenze: 4 palestinesi uccisi dopo aver tentato di accoltellare soldati israeliani

Centinaia di cristiani, come ogni anno, sono giunti a Betlemme da tutto il mondo per le celebrazioni del Natale, nel luogo dove il Vangelo di Luca pone la “mitica” grotta nella quale pare sia nato Gesù Cristo (nella foto l’interno della Chiesa della natività). Prima però che le celebrazioni avessero inizio, le autorità israeliane hanno comunicato che proprio là, in quel luogo considerato sacro da un paio di miliardi di cristiani nel mondo, sono avvenuti attacchi violenti da parte di palestinesi, uccisi dalle forze di polizia. Si tratta di tre palestinesi uccisi mentre tentavano, secondo le fonti della polizia israeliana, di accoltellare i militari. Un altro palestinese è stato ucciso durante gli scontri con le truppe israeliane. È un Natale durissimo, dunque, sul piano delle relazioni tra palestinesi della West Bank e forze di sicurezza israeliane, e probabilmente quel che è accaduto avrà inevitabili drammatici esiti nei prossimi giorni.

Betlemme è stato uno dei centri più importanti in cui si sono verificati scontri tra le truppe di Israele e gruppi di palestinesi, nel corso dell’ondata di violenze che dura da tre mesi, e che ha insanguinato la regione. E mentre le celebrazioni natalizie avevano luogo nella centrale piazza Manger della cittadina, altre celebrazioni venivano cancellate a causa delle violenze. La ministra palestinese per il Turismo ha dichiarato: “siamo a Betlemme per celebrare il Natale, per celebrare la nascita del nostro Signore Gesù Cristo. Questo è il luogo di nascita del re della pace, perché ciò che noi vogliamo è la pace”.

In migliaia hanno affollato piazza Manger, ammirando l’albero di Natale e ascoltando brani natalizi suonati dalle bande e dagli scout. Ma questa volta, la gioia di essere a Betlemme si confondeva alla paura che qualcosa di grave potesse accadere. Dalla metà di settembre, infatti, i palestinesi hanno causato la morte per accoltellamento di 20 cittadini israeliani, mentre il fuoco dei soldati di Tel Aviv ha procurato 124 morti tra i palestinesi, 85 dei quali, secondo le fonti militari israeliani, erano accoltellatori. Il resto è costituito da palestinesi uccisi durante gli scontri. Fino a settembre, Betlemme aveva goduto di una relativa calma, e accoglieva in sicurezza le migliaia di fedeli cristiani e di pellegrini ogni Natale, a piazza Manger. Quest’anno, invece, come confermano commercianti e proprietari di alberghi, la cittadina ha perduto un grande percentuale di ospiti e di affari.

Molti palestinesi speravano che le festività natalizie, l’atmosfera di pace, e una sorta di tregua per pochi giorni riuscissero a far superare terrore, paure, mestizia e dolore. Said Nustas, travestito da Babbo Natale con la tradizionale campana, intervistato dalla Associated Press, ha espresso con precisione quel che accade a Betlemme, e in tutta la Cisgiordania: “la situazione è quella che è, guerra e intifada. Ma a Dio piacendo, le supereremo e celebreremo”. Il patriarca latino Fouad Twal ha guidato la processione dal vescovado di Gerusalemme fino a Betlemme, superando la barriera di separazione issata dalle truppe israeliane, barriera che circonda quasi tutta la città. Israele costruì la barriera un decennio fa per fermare l’ondata di attentati suicidi. I palestinesi, invece, considerano la struttura come un’invasione che ha piegato l’economia di Betlemme. Qui, il patriarca ha auspicato “pace e amore” per tutti. Twal ha poi guidato i fedeli verso la splendida Chiesa della Natività, per la Messa di mezzanotte, proprio là dove la tradizione evangelica crede che Gesù Cristo sia nato.

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