La Fisac Cgil di Roma e del Lazio e le verità scomode delle 4 Banche salvate dal Governo Renzi

La Fisac Cgil di Roma e del Lazio e le verità scomode delle 4 Banche salvate dal Governo Renzi

 

Mentre Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale anticorruzione, fa sapere, in una luna intervista al Corriere della sera, che l’organismo che dirige “non si occuperà di banche, così come non farà valutazioni di vicende delle quali si sta occupando l’autorità giudiziaria”. Si allarga il fronte in difesa dei risparmiatori che hanno perso tutto, ma soprattutto si registrano le prese di posizione dei sindacati del comparto delle banche e del risparmio. Sulla graticola, in questi giorni, erano finiti proprio i dipendenti degli istituti di credito, colpevoli, secondo certa stampa ed alcuni partiti, di essere i responsabili unici del malaffare che vede coinvolti i 4 istituti di credito ‘collassati’ e salvati dal Governo.

Innescata una guerra tra poveri dei piccoli risparmiatori contro i lavoratori

Come detto i sindacati, o almeno uno di loro e nello specifico la Fisac Cgil di Roma e del Lazio, non ci stanno e prendono posizione con una nota che descrive nel dettaglio quanto è accaduto e di chi sono le responsabilità: “C’era da aspettarselo: davanti alle filiali delle quattro banche oggetto del decreto legge di salvataggio emesso dal Governo Renzi compaiono, sotto forma di cartelli minacciosi e cappi forcaioli, i primi segnali di quello che politica, imprenditoria, banchieri e stampa stanno preparando: la guerra fra poveri dei piccoli risparmiatori contro i lavoratori. Non sono certo i lavoratori i responsabili di questa crisi – continua la nota di Fisac Cgil -.

Le responsabilità vanno ricercate nella gestione del credito non trasparente

Le responsabilità vanno invece cercate in chi, attraverso una gestione del credito non trasparente, ha favorito clientela non meritevole, amici e parenti, nell’incapacità e connivenza di chi amministrava, magari in conflitto di interessi, nell’inadeguatezza e/o nell’assenza organizzativa e dei controlli interni (spesso volute) e nelle carenze e nei ritardi dei controlli istituzionali. I lavoratori delle quattro banche sono solidali con gli obbligazionisti sfruttati e i piccoli risparmiatori.

Nelle quattro banche coinvolte in due anni persi 1100 posti di lavoro

Nelle quattro banche coinvolte dalla crisi negli ultimi due anni si sono persi 1.100 posti di lavoro, un danno grave per quei territori sul piano sociale prima di tutto, ma anche dal punto di vista economico. Ora ci si sta preparando a un’ulteriore, durissima lotta per la salvaguardia dei posti di lavoro. La vendita di titoli come le obbligazioni subordinate, che da giorni stanno rappresentando una fonte di dolore e ansia per migliaia di risparmiatori, hanno rappresentato e rappresentano la modalità con cui amministratori, imprenditoria e politica, sodali fra loro, hanno sfruttato i territori. Le obbligazioni subordinate, come tutte le operazioni rischiose vendute a sportello alla massa del piccolo risparmio, sono la dimostrazione di un modo di fare banca che non mira allo sviluppo ma alla remunerazione degli azionisti e alla copertura di comportamenti scorretti succedutisi nel tempo senza controlli del rischio.

Fermare le pressioni commerciali per vendere in banca prodotti ‘opachi’

Le pressioni commerciali esercitate dalle banche sui lavoratori per vendere prodotti opachi vanno fermate e la vendita e gli incentivi alla vendita vanno regolamentati nell’interesse dei risparmiatori e dei lavoratori. Se la politica, il Governo e le banche che da questo stesso Governo hanno ricevuto un sostegno miliardario fra sgravi fiscali e rivalutazioni, non provvederanno a garantire i risparmi dei lavoratori, l’effetto panico, di cui già si stanno sentendo gli effetti, si estenderà a dismisura causando una vera crisi di sfiducia generalizzata le cui conseguenze potrebbero essere gravi per il paese”.

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