Affaire Etruria. Il Pd salva la Boschi. Intervento strappalacrime della ministra. E i truffati, chi ha perso tutto? Non se ne parla proprio

Affaire Etruria. Il Pd salva la Boschi. Intervento strappalacrime della ministra. E i truffati, chi ha perso tutto? Non se ne parla proprio

Vota no anche la ministra Boschi alla mozione sulla sfiducia presentata dal M5S con la quale si chiedevano le sue dimissioni. In casi del genere è buon gusto che il soggetto interessato si astenga dal voto. Ma la ministra deve aver pensato che anche un voto poteva essere utile. Non si sa mai. Martin, come si racconta, per un punto perse la cappa. Ci sarà altra occasione per  raccontare come nasce questo proverbio. Maria Elena Boschi sapeva perfettamente che la mozione non sarebbe passata, alla Camera aveva una solida maggioranza. Ma voleva che tutti prendessero atto che era la più forte, anche di Renzi le cui sorti dipendevano proprio da lei e dal suo babbo. Lanciava il voto di sfida, ma qualche defezione ci deve essere stata. I deputati sono 630, 373 hanno votato contro la mozione, 129 i favorevoli, M5S, Si-Sel, Lega nord, Fdi-An. Contrari Pd, Area popolare, Conservatori e riformisti, Ala, Scelta civica, Pi-cd, Psi, minoranze linguistiche. Forza Italia, una cinquantina, ma il numero è ballerino viste le transumanze, non ha partecipato al voto. Manca ancora un gruppo di deputati, forse in “missione”.

Forza Italia non partecipa al voto. Ira di Salvini. E Brunetta allora dice sì

La decisione dei berluscones di non partecipare al voto suscitava le ire di Salvini il quale minacciava: “Se Forza Italia non voterà la sfiducia al governo, ci incazziamo e ci sarà da rivedere tutto, anche la coalizione Lega-Fi-Fdi per le amministrative”. Ora, dopo il voto si vedrà a che punto arriva l’incazzatura. Il capogruppo di Fi, Brunetta, aveva dichiarato: “Usciremo dall’Aula perché le sfiducie ad personam ci ripugnano” e “per noi un conflitto d’interessi si trova nell’intero governo, a cominciare dal premier. Sulla vicenda banche c’è stata un’opacità spaventosa e solo ora le pentole si scoperchiano”. In realtà, l’uscita dall’aula ha consentito di mascherare le divisioni fra i berlusconiani che hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti dell’intero governo. Ma Brunetta poi ci ha ripensato. Forse “turbato” dalla minaccia di Salvini, ad una verifica sui votanti risulterebbe fra coloro che hanno detto sì alla mozione.

Gli interventi della maggioranza evitano di parlare dei problemi di chi si è fidato della banca

Nell’Aula di Montecitorio c’erano tutti i capibastone, ministri e sottosegretari a far da contorno a Boschi. Mancava solo Renzi Matteo. Preferisce girare al largo da una vicenda che non è neppure al primo atto, cose da vedere ce ne saranno molte e non gradite al governo, alla Boschi, ai babbi della strana coppia. Lui fa di tutto per tenersene fuori, sguscia via quando può. Ora esulta, dice che la mozione presentata dai Cinquestellati è stata un boomerang, che la ministra esce da vincitrice, che la partita è chiusa. Al contrario, tutto è aperto. Boschi e gli interventi degli esponenti della  maggioranza hanno fatto di tutto per evitare di parlare di quello che è avvenuto, dei truffati, della disperazione di tante persone che hanno perso tutto, si sono dimenticati perfino di esprimere dolore, condoglianze alla famiglia del pensionato che si è suicidato. Maria Elena Boschi nel rispondere a Davide Crippa che ha illustrato la mozione M5S sembrava che leggesse il libro “Cuore”, un intervento caramelloso. “ Pieno di pietismo e compassione” lo definirà nella dichiarazione di voto il grillino Di Battista. Dirà anche una bugia, così come in tutti gli interventi degli esponenti della maggioranza a proposito del fatto che il governo avrebbe destituito dagli incarichi il suo babbo con tutti i dirigenti. È stata Bankitalia. Il governo ha solo messo il sigillo e non poteva fare altrimenti.

Maria Elena racconta che il babbo tutti i giorni faceva 5 chilometri a piedi per andare a scuola

“Se tutte le accuse che mi vengono rivolte fossero vere – dice la ministra – sarei la prima a dimettermi. Mio padre è stato destituito dal suo incarico dal governo, è stato sanzionato dalla Banca d’Italia: nei suoi confronti non c’è stato nessun favoritismo. Sono orgogliosa di far parte di un governo che esprime un concetto molto semplice: chi sbaglia deve pagare, chiunque sia, senza differenze e favoritismi. Se mio padre ha sbagliato deve pagare. Non c’è spazio per doppie misure e favoritismi. Ma non lo giudica un talk show”. Poi la sua voce si addolcisce: “Lasciatemelo dire con il cuore. Io amo mio padre e non mi vergogno a dirlo. Mio padre è una persona perbene e sono fiera di lui. E sono fiera di essere la prima della famiglia ad essersi laureata”. Ancora: “Mio padre è di origine contadina e ogni giorno si faceva 5 chilometri a piedi per andare a scuola. Questa è la storia semplice e umile della mia famiglia, non le maldicenze uscite in questi giorni”. Poi, sì qualche azione l’avevamo. Ma cosa di poco conto. “Il grande conflitto di interesse raccontato al Paese – dice – sono 369 euro mai incassati”.

La ministra minaccia: “Chi pensa che attaccando me si indebolisce il governo lasci perdere”

E conclude: “a chi pensa che attaccando me si indebolisca il governo, dico lasciate perdere perché questo governo è attrezzato per vincere gli attacchi e portare avanti il cambiamento. Andremo avanti senza arroganza”. Un avviso, anche alla sua maggioranza. Che la difende a spada tratta, ma senza entrare mai nel merito, ignorando le indagini della magistratura, il fatto che già nel dicembre del 2013 il governatore di Bankitalia inviò una lettera al Consiglio di amministrazione, in cui parlava di “degrado irreversibile”, che nell’intervento in cui Crippa aveva illustrato la mozione si parlava di speculazioni finanziarie, decreti ad hoc, strani rialzi finanziari, traffici con Londra, 431 milioni di euro bruciati, 12.500 famiglie sul lastrico, anziani truffati.

Paglia e Scotto (Sel-Sinistra italiana) fanno la “cronistoria” di fatti gravissimi. Subito il conflitto di interessi

Giovanni Paglia di Sel-Sinistra italiana e poi il capogruppo Arturo Scotto nell’esprimere il voto favorevole alla mozione riassumono la “storia” di questi giorni, i fatti gravissimi che hanno visto protagoniste quattro banche, l’Etruria in primo luogo. “Non avremmo voluto partire da una mozione di sfiducia – spiega  Giovanni Paglia di Sinistra Italiana annunciando il voto favorevole – forse non era nemmeno la soluzione più giusta, ma noi volevamo che il ministro venisse subito a riferire in aula, invece così non è stato”.  E Arturo Scotto rivendica la necessità di una “legge sul conflitto di interessi”.

Di Battista (M5S) parla di “oscena ipocrisia”. I partiti come le banche piazzano titoli tossici

Durissimo il giudizio di Alessandro Di Battista nella dichiarazione di voto per Cinque stelle. Parla di “oscena ipocrisia”. Dice che Boschi ha un conflitto di interessi “grande come una banca. Se quello che è successo a Boschi fosse accaduto in epoca berlusconiana, a Carfagna o Gelmini, sarebbero insorti tutti”. Ancora: “I partiti sono diventati come le banche, gestiscono i nostri soldi: partiti e banche sono la stessa cosa e come le banche piazzano titoli tossici, anche i partiti piazzano provvedimenti tossici”.

Gli elogi del Pd. Lavoro “serio, appassionato e determinato” della ministra

La difesa della ministra da parte del Pd è stata affidata ad Andrea De Maria, poi a Valter Verini con dichiarazione di voto da parte del capogruppo Ettore Rosato. Elogi sperticati alla Maria Elena, veniva quasi da piangere ad ascoltarli. “Questa mozione di sfiducia è del tutto infondata e serve solo per screditare una persona anche con argomenti sessisti” – affermava  De Maria – esprimendo alla ministra “solidarietà e vicinanza umana e politica” e ne elogiava “il lavoro serio, appassionato e determinato”. Verini  parlava di “barbarie politica”, aggiungendo elogi alla persona e respingendo a nome di tutto il partito, ci teneva a dire “a tutto”, “questa sfiducia ad personam che è solo un atto di propaganda per le opposizioni”. Ettore Rosato, capogruppo Pd: “Questa mozione di sfiducia, ritornerà indietro come un boomerang, basta con queste sceneggiate. È stato fatto tutto al di sopra di ogni sospetto da parte del ministro Boschi”. La magistratura non la pensa proprio così. Forse di  “sceneggiate” ce ne saranno molte. E non saranno indolori.

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