A sinistra. Passi avanti verso la costruzione del nuovo partito. Confronto Sinistra italiana-Sel, Rifondazione con dirigenti Cgil

A sinistra. Passi avanti verso la costruzione del nuovo partito. Confronto Sinistra italiana-Sel, Rifondazione con dirigenti Cgil

Interessa a qualcuno il lavoro? È l’interrogativo che pongono tre dirigenti della Cgil, due, Mimmo Pantaleo e Maurizio Landini, rispettivamente segretari generali della Flc, Federazione della conoscenza, il sindacato dei lavoratori della scuola, e della Fiom, i metalmeccanici, il terzo, Franco Martini, segretario confederale responsabile della contrattazione. L’occasione di questa domanda, senza giri di parole, è  la seconda “tavola rotonda” promossa dalla Associazione per il rinnovamento della sinistra (Ars). Ricorda infatti Alfero Grandi che di Ars è il presidente, che  c’è una differenza essenziale fra il primo e il secondo round, l’uscita di Stefano Fassina dal Pd e la nascita del gruppo parlamentare Sinistra Italiana che vede insieme parlamentari che hanno lasciato il Pd e quelli di Sel, rappresentata da Nicola Fratoianni, che è il coordinatore del partito di Vendola. Insieme a loro come nella prima edizione, Roberta Fantozzi, segreteria nazionale Rifondazione  responsabile dei problemi del Lavoro e Bianca Pomeranzi, commissione dell’Onu per l’eliminazione della discriminazioni contro le donne. Sono presenti sinistra civile, sinistra politica. È possibile che, non in tempi biblici, nasca una nuova forza di sinistra, un partito di sinistra. Sono tutti d’accordo che questo partito non c’è. E non ce ne è neppure uno di centrosinistra.

Grandi (Ars) fa da apripista. Colpendo il lavoro si colpisce la democrazia

Grandi  fa da apripista, parla di Europa, di terrorismo,della strage di Parigi, dei trattati europei che non reggono più, la parola guerra usata come se si trattasse di bruscolini da esponenti del socialismo europeo, vedi Holland, della minoranza Pd, “un futuro ansiogeno” dice. C’è bisogno di una sinistra – dice – con proposte nette, proposte politiche in piena autonomia da prendere per le elezioni nelle grandi città, dei referendum e delle battaglie da portare avanti sia per quanto riguarda il lavoro, la scuola sia per le riforme, “deforme”, costituzionali, l’Italicum. Va fermata la “torsione autoritaria”, l’uomo solo al comando, colpendo il lavoro si colpisce la democrazia, si intacca lo stato sociale. La sinistra, dice, deve caricarsi sulle spalle la campagna referendaria  che vede protagoniste 14 associazioni, la Coalizione sociale, promossa da Landini, con un intreccio di associazioni, movimenti, che esprimono parti significative della sinistra sociale, forze intermedie, il sindacato, la Cgil, sono i soggetti da mettere in sintonia per costruire una proposta e una forza politica che faccia tornare la speranza, cambi la società, non dall’alto ma con le forze del lavoro, con i lavoratori.

StefanoFassina. Ricostruire la rappresentanza politica del mondo del lavoro

La risposta agli interrogativi viene da Stefano Fassina, che espone la realtà così come è oggi. Parla di una famiglia della sinistra europea in crisi drammatica, della sua incapacità ad offrire una prospettiva credibile, dà corpo, sostanza al dibattito, pone il problema di fondo: ricostruire la rappresentanza politica del lavoro, in tutte le sue forme, parla di una economia che umilia le persone, della necessità di costruire un partito all’insegna dell’unità delle forze di progresso, dell’universo cattolico, della necessità di una lettura autonoma della realtà, richiama il “caso”, che non è un caso, dice, delle quattro banche il cui salvataggio è pagato da migliaia di persone che avevano depositato i propri risparmi. “Navigare contro vento” dice aprendo a gennaio la fase costituente della nuova forza della sinistra, a giugno la sfida passa alle elezioni amministrative. Il centrosinistra, afferma, si è rotto  per responsabilità del Pd sulle grandi questioni che si chiamano lavoro, scuola, ambiente, stabilità, Rai. Un richiamo che viene anche da Fratoianni che critica la lettera sottoscritta da tre sindaci, Pisapia (Milano), Zedda (Cagliari), Doria (Genova) nella quale si afferma che non si deve lasciare il campo alla destra come in Francia.

Fratoianni (Sel). La lettera dei sindaci,Pisapia, Zedda, Doria un errore di fondo

Dice l’esponente di Sel  che si tratta di “un errore di fondo”. Che  è il governo Renzi il principale responsabile della rottura. In  Francia è il goveno Hollande l’artefice della regressione. Pone al centro dell’intervento il problema del conflitto. Il governo mette sullo stesso piano impresa e lavoratori, ma in effetti guarda al primo soggetto. La sinistra è in ritardo sia per quanto riguarda l’elaborazione  di una nuova politica sia per quanto riguarda la pratica della politica.

Fantozzi. La disponibilità di Rifondazione. Pomeranzi. Le esperienze del femminismo

Parola questa che risuonerà negli interventi di Roberta  Fantozzi che parla di “base per un processo unitario a sinistra”, cui Rifondazione è disponibile e di Pomeranzi, che porta nel dibattito le esperienze del femminismo , “sperimentiamo insieme”, “il mio dove è  dove ci siamo compagne e compagni. È una visione del mondo da ricostruire, un radicamento sociale che non c’è, un pensiero lungo”. E conclude: “Diamoci una mossa”.

Martini, Pantaleo e Landini una risposta l’hanno avuta, un percorso si è aperto. Certo non in discesa ma la novità è evidente. Sarà poi Alfiero Grandi a suggerire una idea, quella dello “stare insieme”, di dar corpo alle idee espresse, ai propositi, un luogo comune, un possibile tavolo di lavoro. Tocca a loro, diretti protagonisti, indicare la “pratica”.

Martini (Cgil): Sto all’interno di un percorso. Si avverte la mancanza di un soggetto di sinistra

Apre Martini, “sto all’interno di un percorso – dice – si avverte la mancanza di un soggetto della sinistra, ma si deve anche sapere che non ha grandi rimbalzi, molti estimatori, non solo sui media. Ma anche in quello che dovrebbe essere il popolo della sinistra,il popolo Cgil”. Il segretario del più grande sindacato italiano parla di “profonda delusione per  come il tema del lavoro non è stato presente nel dibattito di tutta la sinistra”. Parla di disoccupati, giovani in particolare, precari, di povertà. “Occorre decidere – sottolinea – di come riportiamo al centro della politica il tema del lavoro, quale lavoro, le professioni che interessano in particolare i giovani e dalle quali sono fuori. Occorre fare un bilancio, a partire dalla legge Treu che apre alla flessibilità con tutte le conseguenze che arrivavano al jobs act”. La Cgil con la messa a punto del nuovo statuto  che riguarda tutti i lavoratori apre una nuova strada per la contrattazione oggi attaccata dal governo in primo luogo. Poi introduce problemi sui quali il sindacato si deve innovare e misurare tutti i giorni. La scuola, la cultura. “C’è tanto materiale per definire i punti centrali dell’identità del nuovo soggetto della sinistra”.

Pantaleo (Flc). Una scuola sempre più di classe. Sofferenza sociale, alienazione, sfruttamento

Mimmo Pantaleo parla di “sofferenza sociale”, ripristina parole di cui non si parla più, “alienazione, sfruttamento, il rischio è quello di una discussione tutta politicista”. “La nuova sinistra – afferma – o nasce dentro i conflitti o non nasce. Non possiamo rappresentare tutti, ma quelli che stanno peggio non solo dal punto di vista economico”. Ancora: cosa diciamo alle nuove generazioni? Possiamo parlare di diritti al lavoro, allo studio  quando siamo in presenta con la nuova legge ad una scuola sempre più di classe per pochi privilegiati? Importante è la contrattazione, ma non basta. Occorre anche per il sindacato un rinnovamento  culturale, anche generazionale. Dobbiamo costruire una agenda radicalmente alternativa, la linea del cambiamento. Così la sinistra di cui ha bisogno il Paese. “Renzi – dice – non avrà il fiato lungo. Occorre una uscita da sinistra  o si rischia una uscita da destra, nuove avventure”. E parla delle battaglie referendarie che si attendono, della lotta per un nuova scuola che garantisca a tutti un apprendimento. E la sinistra? Ritardi di elaborazione e di pratica politica. “Ma ora bisogna partire – dice -mettendo insieme le energie, non  per fare tutti le stesse cose, ma per costruire, un nuovo soggetto politico, nuove pratiche sociali e politiche”.

Landini  Fiom. Un nuovo statuto dei diritti dei lavoratori, una grande mobilitazione di massa

Tocca a Landini. Chiarisce subito che la Coalizione sociale non è  nata per  costruire partiti ma per “ricucire un mondo frammentato, per ricostruire una cultura, una pratica del sociale”. Parla di una ricerca della  Fiom da cui risulta che larga maggioranza dei componenti i direttivi non è iscritta al alcun partito, cosi come i funzionari. Parla di un vissuto da parte dei lavoratori che hanno paura di perdere il posto. Bisogna ricostruire una politica del lavoro per recuperare i caratteri di una sinistra. La Cgil avanza la proposta di un nuovo statuto di tutti i diritti dei  lavoratori. Verrà discussa con una grande campagna di consultazione che coinvolgerà cinque milioni e mezzo di lavoratori, di cittadini, “che avvicineremo  con i banchetti, veri non quelli di Renzi”. Il governo punta a cancellare la contrattazione nazionale, alla divisione sociale, demansionamento, controlli a distanza, limitazione del diritto di sciopero, competizione fra le persone. C’è un grande terreno per costruire una forza di sinistra.

E Renzi apre la Leopolda, il luogo della “sua politica”. Il partito non conta niente

Una cartina di tornasole arriva subito. Renzi apre la “Leopolda”, il partito che prende il posto del Pd, ormai una finzione. Parlerà domenica, annuncerà il partito dove gli iscritti non contano più niente. Metterà di fronte alla  minoranza Pd una sorta di prendere o  lasciare. Minoranza che si riunisce sabato a Roma con Bersani, Cuperlo, Speranza, che di speranze ne avrà molto poche. Civati riunisce i suoi a Verona e dovrà dire qualcosa sulla collocazione del suo movimento, del rapporto con  altre forze che si muovono a sinistra. Fassina, appunto, intanto  sarà a Napoli, una tappa molto importante della iniziativa della sinistra, sia per quanto riguarda le prossime elezioni che per costruire una proposta per il Mezzogiorno. Cosa che Renzi e Padoan hanno completamente dimenticato.

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