Vertice UE-Turchia. Tre scarne paginette per dire che soldi non ve ne sono, e neppure la volontà

Vertice UE-Turchia. Tre scarne paginette per dire che soldi non ve ne sono, e neppure la volontà

Tre scarne paginette, con impegni generici e senza un’agenda dettagliata: questo è il parto che ha dato vita ad un accordo tra la UE e la Turchia domenica 29 novembre, a Bruxelles, alla ricerca di una soluzione della crisi migratoria. Qualcuno nella capitale belga ha perfino giudicato l’accordo come una “svolta storica” nei rapporti tra Europa e Turchia, dopo undici anni di tira e molla sull’adesione turca alla UE.  E nonostante la gravità della crisi dei migranti, non sembra che le autorità europee abbiano fatto molto per convincere i turchi a trattenerli sul loro territorio.

L’accordo con la Turchia: difficile, per mancanza di soldi e di volontà politica

La UE si è impegnata a versare ad Ankara i tre miliardi di euro promessi di aiuto finanziario per i 2,2milioni di profughi siriani ospitati in Turchia, ma il versamento effettivo sarà effettuato solo dopo che il governo di Erdogan avrà sottoposto a Bruxelles i progetti di assistenza ai profughi. All’inizio delle trattative, la Turchia voleva imporre alla UE un versamento di 3 miliardi all’anno, e senza alcun vincolo. Quando dalla Commissione è giunta la notizia che non era ancora chiaro il capitolo di bilancio dal quale trarre i fondi, e che solo 500milioni di euro sarebbero stati disponibili subito, la Turchia ha cominciato a fare marcia indietro. Si prevedono negoziati molto tesi per i prossimi giorni.

Sulla delicata questione dei visti europei, la UE ha accettato che la liberalizzazione per la Turchia abbia inizio dall’autunno del 2016, ma a condizione che le autorità di Ankara s’impegnino a sorvegliare meglio le frontiere, che lottino contro i mercati di morte e di esseri umani e che accettino di accogliere anche i cosiddetti “migranti economici”, prima che entrino in Europa.

Il premier turco Davutoglu ha informato le autorità europee che “non siamo in grado di sapere se il numero di migranti che arriveranno in Europa diminuirà, perché dipenderà dalla situazione in Siria. Ma posso garantire che la Turchia manterrà le promesse fatte col piano d’azione concordato con la UE, e sono convinto che vi sarà più migrazione regolare che illegale”. Sul processo di adesione alla UE della Turchia, il testo dell’accordo parla dell’apertura, il prossimo 14 dicembre, del capitolo 17 dei negoziati, relativo al piano politico, economico e monetario, ma non ai capitoli 23 e 24 sui temi della giustizia e delle libertà pubbliche. Questi ultimi due capitoli sono bloccati dal 2009 da Cipro, che condiziona l’accordo alla fine dell’occupazione turca nel nord dell’isola. E dai greci. Tispras, in pieno vertice ha lanciato una serie di attacchi contro i turchi: “meno male che i nostri piloti non sono così versatili come i vostri con i russi”, ha scritto in un twit, accusando Ankara di violare con regolarità lo spazio aereo greco nel mare Egeo.

Il minivertice della Merkel

Mentre il capo del governo turco cercava dunque sponde europee per la soluzione anche finanziaria della crisi migratoria, Angela Merkel si appartava in un minivertice con altri sette paesi, Finlandia, Svezia, Austria, Belgio, Lussemburgo e Grecia per convincerli a organizzare l’arrivo dei rifugiati siriani direttamente dalla Turchia attraverso vie legali, piuttosto che attraversare la strada rischiosa dei Balcani. La Merkel ha spiegato che “la questione è anche quella di rendere legale l’immigrazione illegale”. Prudentemente, però, non ha voluto citare il numero di coloro che potrebbero beneficiarne. Il minivertice è stato battezzato dalla stampa tedesca come quello dei paesi di “buona volontà”, e non ha suscitato particolare entusiasmo, soprattutto tra le fila della Commissione, perché tendeva a superare il progetto di Juncker di una suddivisione obbligatoria dell’accoglienza tra tutti i 28 Paesi della UE. La verità è che dei 160mila rifugiati giunti in Italia e in Grecia, appena 160 sono stati rilocalizzati in due mesi. Hollande avrebbe partecipato anch’egli al minivertice della Merkel, ma ha declinato l’invito per motivi di agenda. Dall’entourage del presidente francese si rende noto, però, che l’interesse della Francia è quello di fare restare i profughi in Turchia. Tutto il resto, si vedrà, presumibilmente nel prossimo Consiglio europeo fissato al 17 e 18 dicembre.

Share

Leave a Reply