Vertice UE dei ministri degli Interni monopolizzato dalle proposte francesi, che però richiedono tempo

Vertice UE dei ministri degli Interni monopolizzato dalle proposte francesi, che però richiedono tempo

Registrazione dei passeggeri sugli aerei, rafforzamento della regolamentazione sulle armi da fuoco, controlli rafforzati alle frontiere dell’Unione Europea. A Bruxelles, venerdì 20 novembre, nel corso del vertice straordinario dei ministri degli Interni e della Giustizia della UE, Parigi ha ottenuto dai partner europei e dalle istituzioni un via libera a tutte le richieste che aveva inoltrato dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi, e che invece erano state bocciate nei giorni immediatamente successivi all’eccidio della redazione di Charlie Hebdo, a gennaio.

Cazeneuve: “Tutte le richieste francesi accolte”

Il ministro dell’Interno francese Cazeneuve era infatti raggiante per il risultato raggiunto: “il nostro Paese è stato capito. Occorre smetterla coi ritardi, con le promesse infinite e con le lentezze, altrimenti l’Europa perderà”. Insomma, la sicurezza del suolo francese, con le nuove misure restrittive delle libertà pubbliche imposte da Hollande, è diventata d’un colpo sicurezza di un intero continente, almeno come problema. Perché non è affatto detto che quanto è stato deciso venerdì venga applicato sul serio, a partire da domani, su tutti i mezzi di trasporto e in tutte le frontiere.

L’obbligo di registrazione dei passeggeri dei voli e della comunicazione a polizia e servizi di intelligence

Sul piano delle registrazioni dei passeggeri dei voli aerei, ad esempio, i Paesi della UE si sono impegnati ad accelerare la realizzazione del famoso PNR (Passenger Name Record), ovvero la comunicazione ai servizi di polizia e di intelligence da parte delle compagnie aeree dei dati dei passeggeri su tutti i voli in partenza e in arrivo per gli aeroporti europei. È curioso che se ne discuta da almeno otto anni e che non si sia riusciti a concretizzare il PNR, e oggi tuttavia i ministri hanno dichiarato che sarà reso operativo molto presto, sollevando notevoli problemi sul piano della tutela della privacy e della gestione di dati molto sensibili. Si annuncia, ad esempio, uno scontro notevole tra Consiglio europeo e Parlamento europeo sulla durata della conservazione dei dati. Il Consiglio, su sollecitazione francese vorrebbe prolungare a un anno la durata della conservazione dei dati sensibili, mentre il Parlamento europeo ha già deliberato che essa potrebbe valere per un massimo di un mese. La questione è rilevante e seria, e incide sui diritti e la libertà di movimento senza essere necessariamente schedati da Polizia e servizi segreti.

La regolamentazione delle armi da fuoco per evitare il mercato nero

La seconda richiesta francese era relativa alla nuova regolamentazione europea delle armi da fuoco. La Commissione lavora su una direttiva da qualche mese, e aveva annunciato che l’iter si sarebbe concluso non prima della metà del 2016. Oggi, invece ha tirato fuori una proposta di riforma della legislazione sulle armi da fuoco (direttiva del 1991) che sembra scritta da Parigi. La questione di fondo è quella di debellare il tragico mercato illegale delle armi, soprattutto nei Paesi di nuova adesione. Parigi ha imposto alla Commissione di vietare la cosiddetta “smilitarizzazione” delle armi, ovvero la possibilità che un’arma resa inoperante, ad esempio su territorio francese, possa essere rimessa in circolazione in un altro stato oppure trasformata in arma d’assalto, col semplice acquisto di pezzi svenduti alle frontiere, ad esempio in Belgio (più o meno è così che i servizi di intelligence francesi hanno interpretato l’arrivo di molti fucili Ak47 nelle mani dei terroristi). Il Consiglio dei ministri degli Interni di venerdì si è impegnato a far passare la nuova legislazione “immediatamente”.

La riforma del Codice Schengen

Da parecchio tempo Parigi reclamava un maggior controllo alle frontiere della UE, quelle del cosiddetto spazio Schengen. Per effetto di queste regolamentazioni, solo i cittadini extraeuropei vengono sottoposti a controlli alle frontiere. Parigi, oggi, non solo esige un controllo delle carte d’identità per tutti ma anche un controllo sui database nazionali ed europei contenuti del cosiddetto SIS (Sistema d’Informazione Schengen) e conservati dall’Interpol. Mettere in piedi questo gigantesco controllo significa però cambiare le regole di Schengen. In concreto, significa che la Commissione europea avanzi una proposta legislativa per cambiare l’articolo 7.2 del codice di Schengen. E di nuovo, dinanzi alla faccia feroce di Parigi e di Cazeneuve, i commissari si sono impegnati da qui alla fine dell’anno ad approvare la riforma, per poi passare all’approvazione del Consiglio e del Parlamento. Un iter che rischia di fatto di durare mesi. La questione divisiva è che i tre Paesi al confine di Schengen, Italia, Grecia e Ungheria dovranno loro dotarsi del gigantesco Sistema SIS, che costa moltissimo. La Grecia, da sola, ha migliaia di postazioni di frontiera, e non si capisce come possa permettersi decine di migliaia di guardie frontaliere dotate di Sistema SIS.

Insomma, quello di venerdì a Bruxelles è stato un vertice dei ministri degli Interni e della Giustizia dei 28 paesi Ue, sostanzialmente monopolizzato dalle proposte francesi, la cui realizzabilità è dettata anche dalla velocità con la quale verranno approvate dal farraginoso, ma garantista, sistema democratico e istituzionale europeo. L’impressione di molti analisti è che si sia trattato di un vertice emotivo, in cui le concessioni sono state fatte in virtù degli eventi di Parigi dello scorso 13 novembre, anche allo scopo di tacitare le opinioni pubbliche spaventate di diversi Paesi, tra i quali l’Italia.

Share

Leave a Reply