Unione europea: “La legge di stabilità va corretta”. A rischio di mancato rispetto del patto. Giudizio rinviato a marzo

Unione europea: “La legge di stabilità va corretta”. A rischio di mancato rispetto del patto. Giudizio rinviato  a marzo

È proprio vero che la verità ha diverse sfaccettature. Uno splendido film di tanti anni fa, Rashomon (1950), diretto da un grande regista giapponese, Akira Kurosawa, ci mostra tre versioni di uno stesso fatto. Tre verità. Ci è tornato in mente leggendo le diverse versioni che vengono date sul giudizio espresso dalla  Commissione europea sulla legge di stabilità in discussione al Senato. Annuncia l’ Agenzia Italia: “L’Unione europea avverte l’Italia ‘La legge di stabilità va corretta’”. Perché? Scrive l’Agi: “La legge di stabilità 2016 è a rischio di mancato rispetto del patto di stabilità e crescita”. Perciò rinvia un giudizio più approfondito  a quando si potranno verificare gli effetti delle  riforme annunciate, cioè a marzo. Il giudizio della Commissione viene  definito “prudente”. “C’è un rischio di significativa deviazione dal percorso di aggiustamento richiesto verso gli obiettivi di medio termine, soprattutto in connessione con la valutazione del prossimo programma di stabilità”. In definitiva, la Commissione Ue avverte Italia, Lituania, Austria e Spagna che  rischiano di sforare il patto di stabilità.

Ma Repubblica titola: “Stabilità. Ok Ue con riserva”. Per non dare un dispiacere a Renzi

Andiamo a leggere la medesima notizia su Repubblica: “Stabilità. OK Ue con riserva, nuova valutazione in primavera”. C’è una piccola ma sostanziale differenza fra i due titoli, un “ok” in più che cambia il senso della valutazione. Non solo, scrive il quotidiano che il problema sarebbe la Tasi, la tassa sulla casa. Non è così. Ma il quotidiano diretto da Ezio Mauro non è nuovo a questi scherzetti nei titoli per non arrecare dispiaceri al premier proprio mentre al G20 è andato a magnificare le riforme che tutto il mondo ci invidia e vuole imitare.

La Commissione Ue dice che già per il 2015 si riscontra “qualche deviazione dal percorso di aggiustamento verso gli obiettivi a medio termine”, che nel 2016 diventeranno “significative”. L’obiettivo per il 2016, secondo la tabella di marcia del governo, era un deficit pari all’1,8% del Pil.  Con questa legge di stabilità, il deficit sarà  pari al 2,2% del Pil, secondo la Commissione al 2,3%. Nel 2016 il bilancio strutturale sarà in deficit dello 0,5%. “Se questa deviazione sarà concessa nell’ambito della flessibilità consentita dalle norme Ue – scrive l’Agi -verrà deciso in un secondo momento. È un problema questo che potrebbe far saltare tutti i conti. Se a marzo i numeri non tornano saranno guai molto seri. Sballa tutta la legge”.

La Ue nel linguaggio che le è proprio, dice e non dice, ti accarezza e poi ti prende a schiaffoni, sottolinea che l’Italia ha fatto “qualche progresso” rispetto alle “raccomandazioni” che la Ue ha rivolto ai singoli Paesi per quanto riguarda i conti pubblici. In fondo Renzi e il suo governo si muovono nel solco delle politiche conservatrici della Ue. Una legge di stabilità non espansiva, con al centro non il lavoro ma l’impresa.  E tagli lineari. La crescita di cui parla anche la Commissione europea è solo un paravento, un contentino per il Matteo.

Per quanto riguarda i conti pubblici si chiedono ulteriori tagli. Non bastano quelli alla Sanità

Tanto che sempre per quanto riguarda i conti pubblici invita “le autorità a fare ulteriori progressi”. Tagli ancora più pesanti. Magari lineari  che si fa più presto. Vedi questione Sanità.

Veniamo così ad uno dei punti chiave, se così si può dire, sul quale si basa tutta la costruzione della Legge di Stabilità. Numeri che sono soldi, possono esserci oppure no. Il governo fonda la politica degli annunci sul niente perché la Ue rinvia a marzo la sua risposta e pare che le speranze di Renzi e Padoan siano ridotte al lumicino. Gli annunci resteranno annunci. Pare, lo diciamo a titolo di notizia, che gli arcigni commissari abbiano fatto finta di non aver ascoltato il premier italiano quando annunciava la costruzione del ponte di Messina. Intanto una precisazione da parte della Ue.

Flessibilità solo nel rispetto degli obblighi di bilancio.  

L’uso della flessibilità solo sulla  base del rispetto “degli obblighi di bilancio”. Che significa? La Commissione effettuerà uno “stretto monitoraggio” per verificare che “la deviazione dal percorso di risanamento dei conti sia effettivamente dovuta a norme per aumentare gli investimenti, sull’esistenza di piani credibili per il rilancio del percorso di aggiustamento verso gli obiettivi di medio termine, e sui progressi dell’agenda di riforme strutturali, che tenga conto delle raccomandazioni specifiche per paese”. In parole povere: ti concedo la possibilità di sforare i conti ma i soldi devono essere utilizzati per reali  investimenti. Appunto, flessibilità rigidamente motivata e controllata.

 Il problema delle  spese sostenute per affrontare l’emergenza migranti

Ancora sulla flessibilità, questa volta riguardante le spese sostenute per affrontare l’emergenza  migranti. Verrà fatta  una valutazione finale sulle somme che potranno essere prese in considerazione sulla base dei dati che i singoli stati coinvolti dovranno fornire rispetto alle richieste per il 2015 e 2016. Per quanto riguarda Austria, Belgio, Germania e Italia nella “opinione “, così la chiama l’Agi, pubblicata da Bruxelles  si fa riferimento all’impatto eccezionale dei migranti. Si ricorda che la flessibilità contenuta nel Patto di Stabilità e crescita consente di considerare l’aumento (da un anno all’altro) della spesa eccezionale “legata a eventi imprevedibili (come i costi extra dovuti all’aumento eccezionale dei flussi di migranti), sia sotto il braccio preventivo che quello correttivo del Patto”. Le “speranze” di Renzi prevedono di portare a casa una bella sommetta, si parla di tre miliardi. Ma, si dice negli ambienti Ue, al massimo, se si verificheranno le condizioni previste dal patto di Stabilità si potrebbe arrivare al miliardo.

Share

Leave a Reply