Un bilancio della vicenda Marino. Una regia cucita col filo bianco. Un’altra operazione Verdini?

Un bilancio della vicenda Marino. Una regia cucita col filo bianco. Un’altra operazione Verdini?

Gian Giacomo Migone è stato docente di Storia dell’America del Nord presso l’Università di Torino, dove ancora vive. Dal 1994 al 2001, è stato senatore, eletto nelle liste del Partito Democratico della Sinistra. Per sette anni ha presieduto la Commissione Esteri del Senato. Sulla vicenda del sindaco di Roma, è stato tra primi firmatari dell’appello a Ignazio Marino a non dimettersi. 

È giunto il momento, credo, di tentare un bilancio della vicenda Marino ma anche della nostra iniziativa che ha raccolto oltre 17.000 firme, a cui aggiungerne altre analoghe. Un bilancio, al netto, negativo visto che, alla fine, Marino è stato toccato al punto di essere stato liquidato da ventisei consiglieri comunali, più fedeli al presidente del consiglio-segretario del PD che ai cittadini-elettori da cui hanno ricevuto il loro mandato.

È significativo che una regia cucita col filo bianco abbia fatto di tutto – un’altra operazione Verdini? – per ottenere dimissioni che precludessero un trasparente dibattito ed eventuale voto di sfiducia in aula. Sicuramente un vulnus alle istituzioni democratiche che ha consentito al PD e anche a Cinque Stelle di sottrarsi all’imbarazzo di uno schieramento che avrebbe rappresentato plasticamente quanto di corrotto, a livello politico, contiene la politica romana. Purtroppo, si tratta di un danno che ipoteca il futuro, imperniato su una struttura amministrativa comunale parimenti compromessa da un malaffare costruito negli anni. Segretari generali, prefetti, alti funzionari non escono esenti da un tracollo che sarebbe ingenuo imputare ad una degenerazione politica priva di puntelli amministrativi.

E Ignazio Marino stesso? Non è mancata da parte sua un’ennesima sciocchezza. Quella di avere nascosto la realtà di un avviso di garanzia, maturato provvidenzialmente proprio nel momento in cui la regia, quella cucita col filo bianco, doveva chiudere la partita con il sindaco. In tal modo è stato ferito un rapporto di lealtà che lo ha legato a coloro che hanno difeso gli atti da lui compiuti contro il malaffare e che dovranno essere proseguiti in futuro. Ma da chi? Dai prefetti in carica?

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