Turchia. Ucciso a Diyarbakir l’avvocato curdo per i diritti umani Tahil Elci, uomo di pace e di conciliazione

Turchia. Ucciso a Diyarbakir l’avvocato curdo per i diritti umani Tahil Elci, uomo di pace e di conciliazione

L’assassinio di Tahil Elci, importante avvocato impegnato nei diritti umani e uno dei maggiori sostenitori della causa curda in Turchia, è avvenuto nella mattina di sabato, ha annunciato il vicesindaco della capitale curda Diyarbakir. L’avvocato è stato colpito alla testa, mentre si preparava a fare una dichiarazione sulle distruzioni avvenute alcune settimane prima nel quartiere storico di Sur, nella parte vecchia della città storica. L’omicida viene descritto dalla stampa turca come un uomo “dalla lunga barba vestito in abiti civili”, e ha sparato contro Tahir Elci mentre si avviava a piedi verso il luogo della conferenza stampa, ai piedi di un vecchio minareto, luogo appositamente scelto per il suo valore simbolico e religioso. Prima di darsi alla fuga, sempre secondo fonti turche, l’omicida ha sventagliato colpi di kalashnikov contro le persone presenti, causando la morte di un poliziotto e il ferimento alcuni testimoni, tra i quali tre agenti di polizia, due dei quali morti poche ore dopo, e alcuni giornalisti. Insomma, si è trattato di una vera e propria carneficina, studiata molto attentamente.

Il presidente turco Erdogan ha voluto esprimere il suo cordoglio con queste parole: “voglio manifestare la mia tristezza. Ho appreso la notizia dell’omicidio di Tahir Elci, presidente dell’ordine degli avvocati di Diyarbakir. È morto anche un poliziotto. E ci sono dei feriti tra poliziotti e giornalisti. Presento il mio cordoglio alla famiglia di Tahir Elci e a quella del poliziotto. Questo evento dimostra che avevamo ragione a lottare contro il terrorismo”. L’ambasciatore del Regno Unito ha invece espresso il cordoglio attraverso un twit: “abbiamo perso un uomo coraggioso e buono”. L’organizzazione dei diritti umani curdi, della quale l’avvocato era un esponente di spicco, ha intensi rapporti con l’ambasciata britannica ad Ankara, alla quale fornisce rapporti e cifre sui massacri perpetrati dall’esercito turco contro i ribelli curdi, nel corso di un’infinita guerra civile.

L’avvocato ucciso era nato nel 1969 a Cizre. Padre due bambini era diventato presidente dell’Ordine nel 2010. Impegnato nella lotta per i diritti delle minoranze curde, non aveva mai smesso, negli ultimi tempi, di richiamare le autorità turche e i ribelli curdi del PKK al rispetto del cessate il fuoco e a deporre le armi. Lo scorso 18 ottobre aveva detto, in un’intervista al quotidiano francese Le Monde, “è più facile tirare colpi di arma da fuoco che fare la pace”. Il giorno dopo era stato messo sotto accusa e interrogato per aver dichiarato pubblicamente che “il PKK non è un’organizzazione terroristica”. Rinviato a giudizio per un reato di opinione, rischiava sette anni di carcere.

Il quartiere di Sur, a Diyarbakir, con i suoi suk, le vecchie moschee, le stradine strettissime, è diventato l’epicentro degli scontri armati tra giovani ribelli curdi del PKK e le forze speciali dell’esercito turco. In più occasioni, tra settembre e novembre del 2015, gli abitanti di Sur sono stati sottoposti ad uno stretto regime di coprifuoco, senza alcuna possibilità di comunicare con l’esterno, senza elettricità. L’antica moschea di Kursunlu e il minareto “a quattro piedi” non sono stati risparmiati dai colpi sparati dalle due parti della guerra civile. E nella conferenza stampa annunciata per sabato mattina, l’avvocato Tahir Elci avrebbe dovuto proprio dare un censimento degli ingenti danni, umani e materiali, prodotti dalla guerra, proprio per attirare l’attenzione dei media. Per questa ragione, egli avrebbe atteso i giornalisti ai piedi del Minareto, costruito 500 anni fa, e in pericolo di demolizione. È in quel luogo simbolico che è stato ucciso.

Share

Leave a Reply