Turchia. Elezioni sleali, svolte in un clima di paura e di violenza, e senza libertà di stampa. Rapporto del Consiglio d’Europa

Turchia. Elezioni sleali, svolte in un clima di paura e di violenza, e senza libertà di stampa. Rapporto del Consiglio d’Europa

Gli osservatori internazionali delle elezioni legislative in Turchia criticano apertamente e aspramente il “clima di violenza e paura” che ha preceduto le operazioni di voto, sostenendo che l’impiego massiccio delle forze di sicurezza, gli arresti degli oppositori e l’assenza della libertà di stampa si sono combinati per rendere la campagna elettorale “sleale”. Il presidente turco Erdogan non ha perso tempo a chiedere rispetto da parte del mondo intero per il risultato elettorale di domenica primo novembre. Ma la missione degli osservatori internazionali che ha monitorato i seggi ha espresso gravi preoccupazioni e critiche nel corso di una conferenza stampa, tenuta nel pomeriggio di lunedì nella capitale turca, Ankara.

Il capo delle delegazione del Consiglio d’Europa, lo svizzero Andreas Gross (nella foto), che rappresenta l’Assemblea Parlamentare dei 47 Paesi europei che la compongono, e di cui fa parte anche la Turchia, è stato molto netto e duro: “questa campagna elettorale è stata sleale e caratterizzata da troppa violenza e troppa paura”. Con una vittoria sorprendente, che ha assicurato 317 seggi, il partito di Erdogan, Giustizia e Sviluppo, ha riguadagnato la maggioranza in Parlamento, quella stessa che aveva perduto nel corso delle elezioni di giugno. Sostenendo che l’elettorato turco ha votato per la stabilità, nel discorso di lunedì, Erdogan ha invitato la comunità internazionale ad accettare i risultati elettorali. “L’attore definitivo nel nostro mondo politico”, ha detto il presidente turco, “è la volontà della nazione, e ieri, primo novembre, la volontà della nazione ha voluto favorire la stabilità”. Infine, Erdogan non ha perso l’occasione per criticare la stampa internazionale che osa criticare il suo dominio sulla Turchia.

Dinanzi a queste affermazioni, il capo della delegazione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha invitato apertamente Erdogan a ridurre la polarizzazione, all’indomani di elezioni già molto divisive, e causa di mille fratture. “Deve unire ciò che è stato nuovamente diviso negli ultimi cinque mesi”, ha detto Gross. Il rapporto preliminare degli osservatori europei dice che mentre le elezioni sono state condotte in modo professionale e hanno offerto diverse opzioni politiche per l’elettorato, con quindici liste in gara, la violenza contro l’opposizione e i loro partiti ne ha minato la capacità di portare avanti una campagna elettorale libera da condizionamenti. Gross cita a sostegno gli arresti degli oppositori pro curdi dell’HDP eseguiti nei giorni immediatamente precedenti al voto. Inoltre, sempre Gross ha voluto rendere noto che in Turchia c’è un problema enorme relativo alla libertà di stampa, e cita le querele penali contro i giornalisti e la chiusura di diversi media, per limitare la capacità delle opposizioni di presentare le proprie opinioni al pubblico.

“Inchieste penali contro i giornalisti”, ha detto Gross in conferenza stampa, “e contro i media accusati di sostegno al terrorismo e di diffamazione del presidente, oscuramento di molti siti web, hanno ridotto di molto l’accesso degli elettori a una pluralità di informazioni e di opinioni”. È la conferma, da parte di una missione di osservatori europei indipendenti che domenica 1 novembre, che le elezioni legislative in Turchia sono state viziate da violenza, paura e soprattutto da una tale pressione sulla stampa che molti giornalisti turchi hanno definito come la peggiore nella storia repubblicana del Paese. Ed è la dimostrazione che l’Europa deve assumere iniziative concrete sul campo per affermare il diritto alla libera informazione ovunque.

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