Stabilità. Visco e Bersani smontano la legge. Il rapporto del Nens. Manovra non espansiva, scarsa efficacia delle scelte del governo

Stabilità. Visco e Bersani smontano la legge. Il rapporto del Nens. Manovra non espansiva, scarsa efficacia delle scelte del governo

La sigla è “Nens” che  significa “Nuova Economia Nuova Società”, una importante associazione fondata nell’estate del 2001 dagli ex ministri  delle Finanze Vincenzo Visco, e dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, insieme con Nicola Rossi, Giulio Sapelli, Giuseppe Farina e Paolo Ferro Luzzi. Lo scopo: “Dar vita a un centro di studi, dibattiti, ricerche e pubblicazioni, nel quale liberamente la cultura riformista possa confrontarsi al suo interno e, all’esterno, con altre culture, sui cambiamenti economico-sociali che si stanno verificando”. Nens produce molto per l’input in particolare di Visco che ne è anche il presidente e di Bersani,  si avvale oltre che dei soci fondatori di collaboratori di grande professionalità. In questi giorni mentre la legge di Stabilità approvata dal Senato con voto di fiducia chiesto dal governo affronta il dibattito in Commissione alla Camera  è uscito il XIII Rapporto Nens sugli andamenti della finanza pubblica italiana. In sintesi si può dire che la manovra del governo è come se fosse uscita da un tritacarne, è fatta a pezzi con argomentazioni che non lasciano adito a dubbi. In sintesi si parla di “sovrastima ed eccessivo ottimismo delle previsioni di crescita”, “di scarsa efficacia delle scelte del governo ai fini della crescita dell’economia , di manovra non espansiva”.

La crescita viene sacrificata al perseguimento di un consenso di breve periodo

“La politica del Governo –  afferma il Rapporto – non appare in grado di rendere strutturale l’attuale fase di accelerazione della crescita economica che sta caratterizzando il 2015. E questo non tanto per la mancanza di interventismo, quanto per la filosofia di fondo che caratterizza la politica economica dell’Esecutivo Renzi, il quale trascura volutamente la possibilità di generare maggiore crescita attraverso la ripartenza degli investimenti pubblici per privilegiare misure molto più popolari ma a basso moltiplicatore coma ad esempio il bonus 80 euro, il taglio dell’Irap sul cuneo fiscale o l’abolizione di Imu e Tasi su prime case e terreni agricoli”.  “La crescita – è scritto – viene sacrificata rispetto al perseguimento di un consenso di breve periodo, con il risultato di non cambiare le modeste prospettive a medio termine dell’economia italiana”. Si parla di “rinuncia all’attuazione di un’efficace lotta all’evasione fiscale che avrebbe potuto produrre una rilevantissima acquisizione di risorse tali da consentire, nel medio periodo ,robuste e permanenti misure di alleggerimento del prelievo sul lavoro e sulle attività produttive”.

Le risorse per interventi ambiziosi sull’economia sono particolarmente scarse

Nens sottolinea che “l’eliminazione degli aumenti delle imposte previsti come clausola di salvaguardia era giustamente l’obiettivo e l’impegno prioritario del governo”. E  auspica che anche le rimanenti clausole previste per gli anni successivi possano essere completamente assorbite in futuro. “Tuttavia liberandosi delle clausole, che altro non sono che lo strumento contabile con cui si fa fronte a debiti potenziali, le risorse disponibili per interventi ambiziosi sull’economia risultano particolarmente scarse”. Si fa un esempio per quanto riguarda il 2016. Una volta eliminata la clausola di salvaguardia per 17 miliardi circa (su quasi 19) il quadro che emerge è il seguente: le spese sono previste in aumento per 4,9 miliardi e, al tempo stesso, vengono ridotte (grazie alla spending review) di 8,4 miliardi, con un saldo in riduzione di 3,5 miliardi. Le entrate si riducono invece di 7 miliardi, in buona misura compensati da un incremento di 3,7 miliardi, con un saldo negativo di 3,3 miliardi.

Le proposte per una diversa linea di politica economica

La manovra  tanto reclamizzata da Renzi e dal ministro Padoan – siamo i più bravi in Europa, la ripresa ormai è cosa fatta, siamo usciti dagli zero virgola, il che non è vero come mostrano anche gli ultimi dati Istat su fatturati e ordini per quanto riguarda l’industria e sui consumi – consiste, segnala il Rapporto, in una riduzione netta di entrate (tasse) di 3,3 miliardi compensata da un taglio di spesa pubblica di poco superiore: 3,5 miliardi (lo 0,2% circa del Pil). Ed arriva un giudizio molto pesante, una sconfessione della propaganda a buon mercato del governo, rilanciata dai media. Afferma il rapporto: “è difficile ritenere che l’effetto netto dell’operazione risulti particolarmente efficace o espansivo”.

Sappiamo già quale può essere  la  controffensiva a queste puntuali osservazioni che smantellano l’impianto della manovra: a criticare son buoni tutti. Ed è tanto se non si risponderà con la parola cara a Renzi Matteo, i gufi. Il rapporto però dà risposte, diciamo preventive,  proponendo una diversa linea di politica economica che si può così sintetizzare: uso dei margini di flessibilità consentiti dall’Europa per l’eliminazione delle clausole di salvaguardia; utilizzazione delle risorse recuperate dalla lotta all’evasione per ridurre in modo consistente le imposte (oltre 40 miliardi); utilizzazione di tutte le risorse disponibili per investimenti aventi la caratteristica di produrre effetti moltiplicativi superiori all’unità in modo da rilanciare la crescita e l’occupazione, cosa che la manovra del governo non ottiene.

Il Sud del tutto marginale. Fisco,  il governo rinuncia alla lotta all’evasione

Nel rapporto si parla anche di Mezzogiorno, di evasione fiscale. Per il Sud si mette in evidenza che “su 28,7 miliardi di impieghi la manovra destina solo 450 milioni di euro in tre anni”.  Per quanto riguarda il Fisco,  Nens  denuncia  “la rinuncia all’attuazione di un’efficace lotta all’evasione fiscale che avrebbe potuto produrre una rilevantissima acquisizione di risorse tali da consentire, nel medio periodo, robuste e permanente misure di alleggerimento del prelievo sul lavoro e sulle attività produttive”. Il rapporto opera   nei diversi capitoli una radiografia puntuale dello stato dell’Italia. La crisi finanziaria, il quadro macroeconomico,  a legislazione vigente  e programmatico della nota di aggiornamento, lo stato della finanza pubblica delineato dalla nota, il quadro programmatico e il disegno di legge di stabilità, la composizione deli interventi di copertura, l’eccessivo ricorso all’indebitamento, le risorse per il Sud, il taglio  Imu Tasi sui terreni agricoli, la cancellazione delle clausole di salvaguardia, regole europee e finanza strutturale, la regola del debito. Poi le conclusioni, amare.

Un utile promemoria per la minoranza Pd  della Camera dove arriva la manovra del governo

Scrive Nens: “Sette anni di recessione hanno lasciato ferite profonde sull’economia e sulla società italiana. Il Sud Italia, in particolare, è stato pesantemente colpito dalla crisi e dai successivi tagli alla spesa e ai trasferimenti indotti dalla poco comprensibile politica di austerity dettataci, in piena recessione, dall’Europa. Il ritorno alla crescita che questo 2015 sembra destinato a sancire non è tuttavia sufficiente a garantire il pieno recupero dei livelli di reddito perduti nel corso della crisi. Per farlo servirebbe una politica economica diversa da quella proposta dal Governo”. Già, ma la politica del governo è questa e non sembra destinata a cambiare. A forza di voti di fiducia Renzi procede per la sua strada. Un interrogativo, proprio alla luce delle critiche dure certo, ma ben documentate, da parte del Nens, leggi Visco  e Bersani, se lo dovrebbe porre la minoranza Pd che ha proprio in Bersani uno degli esponenti che più contano. Perché  questa legge al Senato è passata, se ben ricordiamo, anche  con il loro voto.

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