Stabilità sotto tiro. Chiamparino: Regioni a rischio. Fassino: medi e piccoli Comuni chiuderanno. Cgil, Cisl, Uil: così non va. E Renzi fa l’arrogante

Stabilità sotto tiro. Chiamparino: Regioni a rischio. Fassino: medi e piccoli Comuni chiuderanno. Cgil, Cisl, Uil: così non va. E Renzi fa l’arrogante

Renzi Matteo ha bisogno di far credere che la legge di stabilità trasformerà l’Italia nel paese di bengodi   come ha detto con annunci, slide, tweet. Annunci resi noti al Paese attraverso gli schermi televisivi quando la legge non era stata ancora scritta. Il Consiglio dei ministri aveva solo approvato i titoli dei diversi capitoli ma lui annunciava che si trattava di una legge “espansiva”, tutta mirata alla crescita. Questo veniva detto dal premier nei suoi numerosi incontri con gli imprenditori, mai con i sindacati dei lavoratori. Ma quando con grande ritardo la legge, una volta si chiamava finanziaria, è stata resa nota, per il governo sono arrivati i dolori. Crescenti man mano che articolo per articolo venivano esaminati al microscopio. Cgil, Cisl, Uil anche se con diversità dei toni, esprimevano una valutazione negativa. Ad un esame capitolo per capitolo, dalle associazioni dei Comuni e delle  Regioni arrivavano le prime osservazioni che poi si trasformavano in consistenti critiche. Solo Confindustria emetteva, con il presidente Squinzi, gridolini di gioia. Il governo, solo per gli imprenditori allarga i codoni della borsa. Più guardingo, più cauto, il presidente di Legacoop, Lusetti, giudizio positivo ma con diversi ma e se, a partire dalla necessità di affrontare i problemi del Mezzogiorno.  Con il passar del tempo sempre più la Finanziaria mostrava tante crepe, molte incertezze. In particolare venivano critiche, dubbi, da economisti di diverse “scuole”, dai tecnici della Contabilità dello Stato, infine da quelli del Bilancio di Camera e Senato di cui parliamo in altra parte del giornale, proprio mentre le due Commissioni in seduta congiunta aprivano le audizioni con le forze sociali,i rappresentanti delle Regioni, degli enti locali. Renzi avvertiva che il clima non era dei più propizi, rilanciava con dichiarazioni sui “gufi”, usando come un disco rotto, le parole “espansiva”, “fiducia”. In particolare, se la prendeva con le Regioni.

Il cinismo del premier: “Con le Regioni ci divertiremo”.

Quando gli è stato annunciato che Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte e della Conferenza delle Regioni dimissionario, aveva chiesto un incontro con il governo, pare che, in uno scatto d’ira e di arroganza abbia detto “con le Regioni ci divertiamo”. Avrà poco da divertirsi. Chiamparino ha lanciato un grido d’allarme. “I tagli dal 2017 al 2019 – ha detto – configurano una situazione che nei fatti mette a rischio la sopravvivenza del Sistema Regioni. I tagli saranno insostenibili, anche se è vero che i tagli pluriennali spesso vengono modificati. Dobbiamo capire – ha detto ancora Chiamparino – quale è il valore istituzionale che viene dato alle regioni, e in particolare al sistema sanità, che è uno dei più virtuosi al mondo. Perché se si pensa che farla funzionare in maniera centralizzata è più funzionale, allora si provi pure”.  E in audizione alla Commissione Bilancio del  Senato ha sottolineato che “se guardiamo i dati 2016 e cumuliamo tutti i tagli in capo alle Regioni arriviamo a oltre 11,7 miliardi, e questo sia per quelle ordinarie sia per quelle straordinarie. Accenno al fatto che se si guardano i dati delle coperture della manovra,  si evince che circa 4 miliardi sono a carico delle Regioni, quindi due terzi della spending”.

Gli interventi dei presidenti dell’Umbria e delle Marche

La presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, sottolinea che si è in presenza di “un taglio di risorse che, se non riconsiderato dal Governo, rischia di mettere in discussione la tenuta della sanità pubblica per la ripresa dello sviluppo”. Il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, rende noto che l’incontro chiesto al governo non riguarda solo la legge di stabilità: “abbiamo l’intenzione di proporre all’esecutivo  un patto con le regioni per i prossimi anni”. “Da parte nostra – ha aggiunto – tutta la collaborazione per provare a costruire e contribuire a concorrere al rilancio del Paese. Questo non può prescindere dal capire che cosa il Governo ha intenzione di fare con le Regioni e se la legge di stabilità e i tagli previsti nei prossimi anni sono l’ennesima tappa che prelude la chiusura di un altro ente. Siamo disponibili anche ad andare nel concreto e capire il ruolo che le Regioni hanno per il territorio: salute, sociale, sviluppo economico, trasporti, infrastrutture, servizi, scuola, formazione, cultura. In particolare dopo la chiusura delle Province che, prive di risorse, non riescono a sostenere spese per servizi e manutenzione di strade ed edifici scolastici”.

Il sindaco di Torino: “Chiuderemo baracca ed burattini”

Renzi Matteo avrà ben poco da divertirsi. Anche dai Comuni viene un grido di allarme. Dice il presidente dell’Arci, Piero Fassino, sindaco di Torino, in audizione: “Il blocco del turn over al 25% anche per il personale dei Comuni è una norma incongrua. Tutti i medi Comuni chiuderanno baracca e burattini”. Si torni al ricambio “all’80% nel 2016 e al 100% nel 2017 come previsto in precedenza”. Ma lui, Renzi, fa finta di niente. Nessuno nega che l’obiettivo della legge sia quello della crescita, che sia “espansiva”. Come si potrebbe farlo, sono parole messe per scritto ripetute dal premier anche negli incontri avuti con i capi di governo dei paesi dell’America latina. Mentre faceva footing con tanto di maglietta con la scritta “Renzi”, il giornalista al seguito gli chiedeva, era già concordato,  una valutazione della legge. “Espansiva, ha dato fiducia ai cittadini”, parole ripetute all’infinito. “Meno tasse, più lavoro”, ripetute all’infinito. Una bugia doppia. Il trucco c’è e si vede. Partiamo dal  documento di economia e finanza (Def) sulla base del quale è stata costruita la legge: prevedeva per il 2016 un gettito  fiscale di tot miliardi, facciamo 100 per comodità,    90 miliardi il gettito per l’anno in corso.

Le tasse aumenteranno. I trucchi non bastano a nascondere la realtà

Secondo la legge di Stabilità, nel 2016 dovremmo versare all’erario 95 miliardi. Certo cinque meno di quanto previsto dal Def, ma cinque più di quelle pagate. Insomma, le tasse aumenteranno.  A questo trucco se ne accompagna un altro. Arrivano i numeri sull’occupazione. Il duo Renzi-Padoan, con Poletti diventa un trio, esulta: la disoccupazione è diminuita. L’avevamo detto che il jobs act, la decontribuzione avrebbe funzionato, gufi che non siete altro, chiedete scusa. Il trucco c’è e si vede. Perché gli occupati sono diminuiti. Ma come è possibile che, insieme, diminuisca la disoccupazione e anche il numero degli occupati? Elementare, sono in tanti che, sfiduciati, non cercano più lavoro oppure devono accettare di lavorare in nero, caporalato imperante.

Susanna Camusso. Alla legge mancano occupazione giovanile, Sud e pensioni

Sulla “espansività” si è pronunciata Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. “Allo stato non lo è, potrebbe diventarlo solo se il Parlamento intervenisse su quello che manca: occupazione giovanile, Sud e pensioni”. Forte la preoccupazione sul fronte lavoro. “Non vediamo elementi per l’occupazione giovanile e l’assenza di un cambiamento della legge Fornero è un ulteriore rallentamento rispetto alla possibilità di dare ipotesi di occupazione e di turnover per i giovani”. Respinge il taglio dei fondi ai Patronati e i tagli agli enti locali. La richiesta della eliminazione dei tagli a Caf e patronati, è stata avanzata anche dalla Uil.  Contro i tagli ai Patronati  anche la Cisl, con il segretario confederale Maurizio Petriccioli, non ha risparmiato critiche parlando di assenza di risorse adeguate per il pubblico impiego, per la flessibilità delle pensioni e della necessità di anticipare al 2016 l’ampliamento della no tax area per i pensionati. Non solo. La legge di stabilità è stata definita “insufficiente sul piano dell’equità” e “troppo debole sul piano della domanda interna”, “non è prevista la riforma della legge Fornero e niente per  il Sud”.

Morena Piccinini (Inca). I tagli ai Patronati, un attacco ai cittadini

Sui tagli ai Patronati è intervenuta anche Morena Piccinini,presidente dell’Inca. “Dietro questi tagli, c’è un’intenzione chiara, che è quella di abbattere i patronati. È un chiaro messaggio ai cittadini, un attacco al welfare più in generale. Se si attacca anche la tutela gratuita dei caaf, evidentemente si vuole che diventi una funzione a pagamento. È un attacco al cittadino, quindi. Si dice al cittadino: ‘sei da solo, arrangiati’. Noi questo non lo possiamo tollerare.”

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