Stabilità. Il Parlamento? Chi se ne frega. Renzi a colpi di fiducia. Come aperitivo più soldi alle scuole private

Stabilità. Il Parlamento? Chi se ne frega. Renzi a colpi di fiducia. Come aperitivo più soldi alle scuole  private

È penoso ascoltare gli interventi dei senatori della maggioranza che devono illustrare le benefiche doti della legge di stabilità proposta dal governo con le modifiche, pochine, approvate in Commissione Bilancio, presieduta dal  senatore Tonini proconsole renziano. Penose le due relatrici, Magda Zanoni (Pd) e Federica Chiavaroli che fanno una inutile fatica. Perché, di ora in ora, si attende l’annuncio da parte del governo sulla richiesta di voto di fiducia che poi arriverà. L’Aula del Senato è convocata per le ore 9 di venerdì mattinata per il dibattito generale, e alle ore 12 avrà inizio la chiama per il voto di fiducia. La Zanoni si avventura, perfino, sulla “cornice della macroeconomia”. Meglio sarebbe parlare di microeconomia viste le modifiche mignon approvate in Commissione.

Interviene monsignor Galantino (Cei). Esulta il sottosegretario Toccafondi

Una delle più importanti, fra l’altro approvata  a tarda notte, quando le persone perbene dormono e i malfattori sono all’opera, riguarda l’aumento delle risorse destinate per il 2016 alle scuole non statali, paritarie, private, che passerà da 472 a 479 milioni di euro, con un incremento di 25 milioni tondi tondi per l’anno prossimo e i prossimi anni.  Anche la Cei, attraverso il segretario generale Nunzio Galantino, aveva sollecitato un intervento, viste le difficoltà in cui si trovano questi istituti. Ora, dice il monsignore, “alla scuola il governo sta dando attenzione ma non è ancora sufficiente: senza investimenti nella formazione non si va da nessuna parte”. Esulta il sottosegretario Gabriele Toccafondi con delega per le paritarie, “un ottimo segnale” afferma.

Uno schiaffo alla scuola pubblica. La minoranza Pd ha qualcosa da dire?

“Uno schiaffo alla scuola pubblica”, non c’è altro modo di definire l’emendamento che è stato accolto. La minoranza Pd ha qualcosa da dire? Per ora tace, forse presa da un senso di vergogna. Il presidente della Commissione Bilancio ,Tonini, Pd, area confessionale, gongola ed esprime soddisfazione per il lavoro della Commissione. Dice: “Il fatto che il maxi-emendamento atteso in aula al Senato recepisca le modifiche  apportate in Commissione valorizza  il ruolo del Parlamento che ha modificato in parte la manovra senza però toccarne i muri portanti”. Guai a modificare i “muri portanti”. Renzi non potrebbe tollerarlo. E arriva il solito maxiemendamento dell’esecutivo, si elimina una discussione approfondita, si umilia il ruolo del Parlamento, per arrivare rapidamente al voto di fiducia. L’annuncio ufficiale viene dato in Aula dal sottosegretario Luciano Pizzetti. Si tratta del quarantaseiesimo voto di fiducia. Le opposizioni protestano, il Presidente Mattarella tace.

Stefàno (Sel). A cosa serve il confronto in Commissione se la maggioranza presenta sempre un maxiemendamento?

“A cosa serve il confronto sul merito dei contenuti in Commissione, se poi la maggioranza presenta comunque un maxiemendamento?” si chiede Dario Stefàno  di Sel. “La maggioranza – prosegue – durante l’esame del testo in Commissione Bilancio, aveva manifestato una certa apertura su iniziative emendative anche importanti. Poi, però di colpo – conclude – questa apertura è stata dapprima stoppata dal governo in Commissione e poi, oggi, attraverso la presentazione del maxiemendamento, definitivamente stroncata. Anche questa volta, quindi, non si terrà  conto della sensibilità  politica espressa e dimostrata in materia all’interno della Commissione”.

Il Senato già declassato a ente inutile. I problemi veri  rinviati alla Camera

Non solo uno sfregio alla democrazia. Il Senato viene già considerato una specie di ente inutile, anticipando la riforma, si fa per dire, costituzionale, che trasforma la prima Camera in una sorta di circolo dello sport, con tutto il rispetto dovuto a queste associazioni di persone. Già, perché avviene una cosa di cui non c’è memoria nella storia del Parlamento del dopoguerra. La riforma delle pensioni, possibili modifiche sulle questioni opzione donna, salvaguardia esodati, pensione anticipata part time, no tax area pensionati, flessibilità con prestito pensionistico, problemi di grande rilievo, vengono rinviati alla discussione della Camera. Perché? Mistero. O meglio, no. Un modo come un altro per rinviare al 2016, finanziaria del 2017, questioni scottanti sulle quali il governo punta ad un rinvio. Insomma, non vuole proprio affrontare questi problemi. “Questa volta al Senato – ha detto la relatrice Magda Zanoni illustrando il testo in aula – abbiamo fatto un percorso importante, rispettando i tempi e dando a tutti la possibilità di illustrare gli emendamenti”. Una gaffe formidabile. Pensate, viene presa come una grande conquista quella di aver dato a tutti la possibilità di parlare. Quando si pensa e si dice una cosa del genere vuol dire che la democrazia rischia di diventare un optional. Può bastare?

Le relatrici: ci sono criticità, pensioni e Sud. Piccolezze, se le vedrà Montecitorio

No, di certo. Dice la Zanoni che ci sono ancora delle “criticità”, alcune “lacune come il  Sud e le pensioni”. “Ma – ha subito spiegato – il provvedimento deve  ancora  passare  alla Camera”. Una specie di suicidio da parte del Senato, ancor prima che il boia faccia cadere la mannaia. Le due relatrici e il presidente della Commissione Bilancio hanno dimenticato di dire che si sta discutendo e il governo porrà la fiducia su una legge di stabilità non approvata dalla Commissione Ue. Come è noto, anche se Renzi e Padoan fanno finta di niente, la Ue ha rinviato il giudizio a marzo prossimo e per quanto riguarda la flessibilità,  le spese per il sostegno ai migranti da sottrarre al bilancio, se ne riparlerà a maggio. Ma per la senatrice Chiavaroli, alfaniana, oggetto raro, tutto è andato bene. “Clima sereno in Commissione, anche l’opposizione ha collaborato per far sì che la legge potesse arrivare in aula con il mandato alle relatrici. L’area più importante sulla quale avremmo voluto fare un intervento più   consistente – ha detto – è il Sud. Pensioni ed enti locali – ha aggiunto la parlamentare del gruppo Ncd/Udc – sono le altre due aree di miglioramento individuate che però affidiamo idealmente  ai colleghi della Camera”. Invece che in un’aula del Senato sembra di trovarci in uno stadio, assistendo ad una staffetta, con il passaggio di testimone. Il traguardo è la fiducia.

Come ai tempi della Dc. Ai clienti la mancetta. Il Paese ha bisogno d’altro

Ah, dimenticavamo, tanto sono minimali, gli emendamenti che dovrebbero entrare a far parte del maxiemendamento sul quale domani, venerdì, verrà posta la fiducia. Li elenchiamo per dovere di cronaca: abolizione TASI prima casa per coniugi separati; affitti in nero al bando, dal 2016 ogni accordo che prevede un canone superiore a quello registrato sarà nullo e l’affittuario potrà chiedere la restituzione delle somme; soglia contante a mille euro per i money transfer, per altre operazioni a 3mila euro; canone RAI in dieci rate ed esenzione per over 75 con reddito fino a 8mila euro all’anno (da 6.700 euro). E la barca va, come ai tempi della Dc. I clienti sono tutti lì in attesa della mancetta. La storia si ripete. In peggio.

Share

Leave a Reply