Renzi, ma che figure ci fai fare quando ti vedi con gli altri capi di governo? Peggio del berlusca

Renzi, ma che figure ci fai fare quando ti vedi con gli altri capi di governo? Peggio del berlusca

Arrossiamo, di vergogna, ascoltando il “punto stampa” di Renzi Matteo al termine del G20, Antalya, Turchia. Un vertice che, di fatto, ha dovuto cambiare programma. L’incontro fra i capi di Stato e di governo dei paesi più industrializzati del mondo era stato convocato per  fare il punto sulle numerose problematiche internazionali, dall’economia al clima. Ma, come  giusto, quanto accaduto a Parigi, la strage, il terrorismo, la questione sicurezza, l’Isis, la situazione politica in Siria hanno monopolizzato l’evento. Non è un caso che l’attenzione dei media di tutto il mondo abbia fatto centro sull’incontro, imprevisto, fra Obama e Putin.  Seduti di fronte a un piccolo tavolo, ripresi dalle telecamere, si sono parlati per una ventina di minuti. Nel frattempo erano all’opera gli “sherpa” che tentavano di scrivere un documento comune, cosa molto difficile. Ne parliamo in altra parte del giornale. Ci limitiamo a dire che di questo hanno parlato in tante interviste capi di governo, capi di stato, ministri. Da Parigi arrivava il discorso alle Camere di Francois Hollande, applaudito da tutta l’Assemblea, con la Marsigliese cantata da deputati e senatori.

A conclusione  di un G20 con la tragedia francese Matteo non trova di meglio che lodare sé stesso

Una  giornata straordinaria per la politica mondiale, per noi, per i nostri figli e nipoti. Difficile perché negli ultimi venti, trenta anni in particolare, i grandi del mondo ne hanno combinate di tutti i colori. L’unica cosa che dovevano fare non l’hanno fatta, una politica di pace. Ed ora sono arrivati i conti da pagare, come hanno detto Gino Strada e monsignor Galantino. Di questo hanno  parlato nei tradizionali incontri con la stampa i partecipanti al G20. Nessuno ha rilasciato dichiarazioni  per dire quanto è bravo, per autoelogiare le “riforme”, si fa per dire, nessuno  dei protagonisti ha detto che le “sue” riforme  faranno da guida. Nessuno, meno uno, Renzi Matteo. Si racconta, non i media italiani, che il nostro, purtroppo, premier anche durante una cena non aveva fatto altro che parlare delle riforme, quella  del lavoro in particolare. Tanto che perfino uno come Junker il presidente della Commissione Ue, per toglierselo di torno aveva proprio ricordato quella “riforma”. Renzi è un furbo di tre cotte.

Obama ha parlato di crescita? Noi già fatto. Contro la corruzione ci copiano tutti

Per farsi ascoltare ha esordito citando il presidente a stelle e strisce. Fa sempre effetto. Ha detto: “Da Obama è arrivato un grande invito a puntare sulla crescita e a mettere soldi nelle tasche dei lavoratori”. E subito dopo ha detto: “Noi lo stiamo facendo, partendo dalla tassa sulla prima casa, che incide al 75% su lavoratori e pensionati”. Ha dimenticato di dire quanti sono i disoccupati, quanti i poveri, quanti i giovani senza lavoro e cosette simili. Ovviamente nessuno degli scriba che lo ascoltava gli ha fatto qualche domanda nel merito. Ha affermato – riferiscono le agenzie – che “si è parlato anche di corruzione al G20 e mi fa piacere che quelle italiane siano considerate best practice da copiare”. Ci mancava quel best… pronunciato alla fiorentina. Andiamo avanti, arriva il bello, senza pudore e senza rossore. “L’Italia fa notizia – dice – perché fa qualcosa di nuovo, per esempio con l’Anac, con l’Expo, la dichiarazione precompilata e la fatturazione elettronica, che permettono di andare a scovare quelli che fanno i furbi”. Poi, immedesimandosi nel ruolo del presidente buon papà, ha affermato: “Non sono preoccupato per la gestione dell’emergenza rifugiati in Europa. Sono più preoccupato perché anche nelle famiglie, che ne parlano a tavola, ci sia sempre uno sforzo di approfondimento del problema. Chi dice che il problema sono i rifugiati dice una cosa non vera o che comunque rappresenta una questione diversa rispetto agli attacchi terroristici”. Una sola osservazione: ma chi glielo ha detto che le famiglie a tavola devono approfondire il problema dei rifugiati?

Ci mancava il gran finale. Glielo hanno scritto e lui l’ha imparato a memoria e come può lo recita da buon scout. “Da qui al prossimo G20, tra un anno – dice – pensiamo di dare il colpo di reni definitivo per la crescita del Paese”.  Aprendo il breviario recita: “Un anno fa non c’erano la riforma del lavoro, le riforme strutturali, il calo delle tasse a pieno regime: il governo ha preso degli impegni e li ha mantenuti, impegni che hanno portato l’economia ad avere il segno più”. Dimentica di dire che il segno più precede uno zero virgola  dal due al tre. Bontà sua conclude: “Naturalmente c’è ancora molto da fare, ma in un anno l’Italia è ripartita”. Il nostro rossore sale. Diventa una pericolosa allergia. Aridatece il berlusca, perlomeno faceva ridere.

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