Renzi, dopo il disastro, pensa alla rifondazione del Pd capitolino, ma forse è troppo tardi

Renzi, dopo il disastro, pensa alla rifondazione del Pd capitolino, ma forse è troppo tardi

E dopo una serie infinita di sollecitazioni, alle quali negli ultimi giorni mai aveva risposto, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, torna a parlare di Roma e soprattutto del suo partito, che nella Capitale è finito letteralmente in ginocchio, dopo la ‘cacciata’ del sindaco Marino e della sua Amministrazione. “Riorganizzeremo il partito – dice Renzi intervistato da Bruno Vespa in una delle tipiche anticipazioni del suo libro di Natale ‘Donne d’Italia’ – che è dilaniato da correnti interne, incomprensibili ai romani: sono più divisi delle contrade del palio di Siena. Ma almeno lì a Siena c’è una tradizione, una storia e uno spettacolo unico. La rivalità tra democratici di Roma è incomprensibile. Lavoreremo per ricucire e alla fine sceglieremo il candidato. Ma prima, prima di tutto, vengono i bus, le buche, l’aeroporto, le scuole, i giardini, l’illuminazione, la pulizia della città. Ho fatto il sindaco. La gente chiede questo, non filosofie esoteriche”.

Renzi: “Chi fallisce la prova dell’amministrazione si rifugia nella cerimonia d’addio”

Poi il presidente del Consiglio è ancora una volta durissimo con l’ormai ex sindaco Marino, senza però mai nominarlo: “Quando vedo certi addii scenografici mi rendo conto di quanto possa essere falsa la politica. Chi fallisce la prova dell’amministrazione si rifugia nella cerimonia di addio, vibrante denuncia di un presunto complotto, con tono finto nobile e vero patetico. Non mi riferisco solo a Marino, certo. Mi riferisco a quelli che cercano di far credere ai media che sono vittime di congiure di palazzo. Quando uno se ne va dovrebbe spiegare cosa ha fatto, quali risultati ha ottenuto, perché ha perso la maggioranza. I politici si dividono in capaci e incapaci. Non c’è disonestà intellettuale più grande di chi inventa congiure di palazzo per nascondere i propri fallimenti. Se la maggioranza dei tuoi consiglieri ti manda a casa, non si chiama congiura: è la democrazia, bellezza”.

Gabrielli e Tronca d’accordo, i Municipi non saranno sciolti

Intanto, quanto al futuro i prefetti Gabrielli e Tronca, di buon ora, si sono visti e prima di dividersi in una giornata tra omaggi e riconoscimenti alla storia della Repubblica – Tronca si è recato al Vittoriano, alle Fosse Ardeatine ed alla Sinagoga di Roma – hanno certamente condiviso il decreto firmato dal prefetto di Roma e che, oltre a nominare ufficialmente Tronca, commissario straordinario di Roma Capitale, indica anche un percorso diverso per i Municipi della città, che non seguiranno lo stesso iter dell’Assemblea Capitolina e non saranno sciolti. Si tratta di un provvedimento analogo a quello preso dopo le dimissioni di Walter Veltroni, quando decise di lasciare la poltrona di primo cittadino, per correre, senza successo, contro Berlusconi per la carica di presidente del Consiglio. Quella di lunedì è stata comunque una giornata interlocutoria, fatta, come sempre, di indiscrezioni, anticipazioni e prese di posizione e che più che riguardare prefetto e neo-commissario, che studiano a tavolino le misure per il Giubileo ed i servizi per Roma, senza avere ancora le necessarie risorse, per altro non le aveva avute neppure Marino, riguardano i partiti che hanno già iniziato a pensare alla volata verso le elezioni della primavera 2016, quando qualcuno dovrà raccogliere il testimone di Ignazio Marino.

Nel Pd si moltiplicano le incertezze. La gestione Orfini finisce sul banco degli imputati

Nel Pd si moltiplicano le incertezze e si preparano le rese dei conti. La gestione della ‘cacciata’ di Marino non è affatto piaciuta a gran parte delle componenti del partito. Se Renzi, dopo essere riuscito ad affondare il sindaco-chirurgo e si prepara a cavalcare il Giubileo in prima persona, preparando il decreto da 300 milioni che dovrà poi gestire il duo Gabrielli-Tronca, chi rischia di affondare, dopo aver affondato su input del premier-segretario, è proprio Orfini, che nella sua assoluta inadeguatezza politica è riuscito a scontentare tutti, non solo nella partita legata a Marino, ma più in generale alla gestione, da commissario, del Pd romano. Di questo partito restano ormai solo macerie e stupisce il fatto che tra i possibili candidati a sindaco spunti il nome di Barca, lo stesso che da censore si affidò nella sua indagine sui circoli del partito sul territorio, ad una folta schiera di ‘controllori’ assolutamente inadeguati e che hanno finito di dare il colpo di grazia a quel che restava del partito che deteneva la golden share della politica capitolina. Peggio di così avevano fatto solo le destre con Alemanno, che precipitarono nell’anonimato dopo una gestione dissennata, disonesta e legata ai clientelismi, della macchina politico-amministrativa di Roma. Ora la sinistra, con o senza il Pd, è chiamata comunque a ripartire, a trovare intese ed a presentarsi, con qualche piccola speranza alle prossime elezioni amministrative.

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