Quando Grillo candidò Rodotà a Presidente della Repubblica. E se per il Comune di Roma indicasse una personalità simile? Un’intervista di Fassina stravolta dai media

Quando Grillo candidò Rodotà a Presidente della Repubblica. E se per il Comune di Roma indicasse una personalità simile? Un’intervista di Fassina stravolta dai media

Il 17 aprile 2013 sul blog di Beppe Grillo si leggeva quanto segue: “Dopo la rinuncia di Milena Gabanelli, ho chiesto a Gino Strada che ha optato per la candidatura di Stefano Rodotà. Ho chiamato Rodotà che ha accettato di candidarsi e che pertanto sarà il candidato (a presidente della Repubblica, ndr) votato dal MoVimento 5 Stelle. Beppe Grillo”. Fonte: https://www.beppegrillo.it/2013/

 Stefano Fassina ad Agorà su Raitre risponde a domande sulle elezioni a Roma: “Non precludo la possibilità di sostenere un candidato del Movimento 5stelle a Roma – dice fra l’altro – se sul piano programmatico è più compatibile con la nostra idea di sviluppo di una città. Vogliamo stare sui programmi”. E si scatena una bufera contro Fassina. I giornaloni, gli online, traducono, arbitrariamente, le parole pronunciate da Stefano Fassina proprio a poche ore dalla grande assemblea tenuta al Quirino, uno storico teatro romano, che ha sancito la nascita dei gruppi parlamentari di “Sinistra Italiana”. Quel “non escludo la possibilità”, diventa: prima, Sinistra Italiana potrebbe votare un candidato di Cinque stelle a sindaco di Roma,  poi,  si scrive che Fassina propone un accordo ai grillini per eleggere il sindaco di Roma. Niente di tutto questo, ma qualche voce, preoccupata, viene anche dall’interno della nuova forza di sinistra.

Le solite sciocchezze di Orfini Matteo, commissario del Pd romano

Si sono buttati a tuffo, fra i primi, personaggi del tipo di Orfini, commissario del Pd romano e presidente del partito. Se ne vanno dal Pd per finire in braccio ai grillini, non hanno spazio e lo cercano fra i Cinque stelle, un chiaro segnale del fallimento, già in partenza della scissione, “mini” come l’avevano definita alcuni giornaloni su suggerimento della velina di Palazzo Chigi. Un coro spregevole.

Noi ci siamo domandati: e se i grillini proponessero di aprire un confronto su una candidatura da loro proposta, simile per caratura politica, culturale, morale, come Stefano Rodotà, a Sinistra che si farebbe? Si direbbe no, non ci confrontiamo con voi perché siete sporchi, brutti e cattivi? Per noi è ovvio che una candidatura del livello di Rodotà significherebbe un fatto nuovo, di eccezionale importanza, una occasione per definire un programma che farebbe fare un salto di qualità alla politica romana, creando un rapporto di partecipazione e di fiducia da parte dei cittadini. Se ben ricordiamo, davanti a Montecitorio si svolsero manifestazioni di consenso con la candidatura di Rodotà, cartelli e cori. Il Pd preferì Giorgio Napolitano concordando per un secondo mandato.

 Fassina insiste sul programma. Ma da questo orecchio M5S non ci sente

Si può ripetere una situazione simile? Crediamo proprio di no, vista la candidatura del M5S a sindaco di Milano. Niente ovviamente contro persone che sono del tutto sconosciute, ma assumere la responsabilità di guidare una grande città non è come tenere una assemblea. Cosa importante, ma non basta. Non a caso Fassina ha insistito sul programma, l’unico metro insieme alla persona che si candida, per esprimere una valutazione. E  Cinque stelle da questo orecchio non ci sente. “Il Movimento 5 Stelle –  dicono  – concorrerà con una unica lista, non faremo ammucchiate o alleanze, neanche con Fassina. Le alleanze – prosegue il Movimento  – non fanno parte della nostra indole”.

La politica si fa solo sui media. Il giornalista non informa, cerca lo scoop

Ci permettiamo di dare un consiglio a chi, facendo politica, deve ogni giorno confrontarsi con il mondo giornalistico. Ormai la politica si fa solo sui media.  E il giornalista invece di informare cerca scoop. Una  cosa che per Fassina è normale, discutere insieme programma e candidature, viene trasformata in alleanza con i grillini. Fassina dice a proposito di una sua possibile candidatura a Roma: “Sceglieremo insieme quale è la figura migliore” e viene tradotto che “congela la sua candidatura”, ovviamente in attesa di trattare con i grillini. D’Attorre, già Pd, uno dei fondatori di “Sinistra Italiana”, dice che Fassina sarebbe un ottimo candidato. Viene tradotto con un “c’è già dissenso”, mentre non c’è ancora il nuovo partito. Sottinteso “figuratevi dopo”. Perché i giornaloni e gli online che a queste testate fanno capo sono impegnati nello sminuire il significato della nascita di “Sinistra Italiana”? La velina di Palazzo Chigi detta il verbo e lo scriba copia. Le dichiarazioni, risibili di Orfini Matteo, fanno scuola. Un esempio? Questa stupidaggine, ce ne scusi il vero Matteo, Renzi, della “felicità” che il governo sarebbe in grado di offrire rispetto alla tristezza dei “salottieri” è una vecchia balla berlusconiana. ComprensibiIe. Volete mettere un “salotto” di tristi intellettuali con una “cena elegante” con le olgettine? Scherziamo? Sì, nel nome della  dose di felicità che ci spetta. Ma, scherzi a parte, maledetta tv che c’entra nel cervello, l’informazione sta vivendo uno dei momenti più brutti della storia del dopoguerra. Quel diritto del giornalista ad informare è un ricordo di altre stagione. Ancora di più il diritto dei cittadini ad essere informati.

L’informazione si perde nei meandri dei poteri forti. Retroscena suggeriti dalle veline di Palazzo

Il pluralismo si perde nei meandri dei “poteri forti”. I retroscena impegnano le “penne” più raffinate.  Quante volte leggiamo “Renzi ha detto ai suoi collaboratori”? Pensavamo che fossero articoli inventati. No. Gli uffici stampa del potere ti indicano cosa puoi riportare e orientano gli scriba. Deontologia professionale se ci sei batti un colpo. Poi i titoli. Fassina nell’intervista ad Agora ha detto che “Salvini e Berlusconi sono i nostri principali avversari e ieri a Bologna dovrebbe essersi capito perché. Noi vogliamo portare al voto un pezzo largo di popolo democratico che in questo anno e mezzo è stato abbandonato dal Pd”. Ancora a proposito delle candidature afferma: “A Roma ci sono dei problemi molto profondi da affrontare: la drammatica conclusione della Giunta Marino, per responsabilità principale del Pd che non ha consentito neanche una discussione in Consiglio comunale, lascia aperte questioni strategiche. Roma deve ritrovare una vocazione economica: non può più andare avanti coi motori della spesa pubblica o dell’edilizia espansiva. Quindi, insieme a tanti altri stiamo lavorando affinché possa esserci un programma adeguato e a tempo debito parleremo anche delle candidature. Sto pensando di dare una mano a costruire questo percorso, poi sceglieremo insieme qual è la figura migliore che può interpretare il progetto di svolta a Roma. Non si tratta di cominciare dall’alto. Abbiamo visto che anche se trovi un candidato forte che vince le Primarie, se poi non c’è un progetto, una classe dirigente, una squadra, alla fine si sgonfia. Vorrei dire che io non sono stato nominato. A Roma ho fatto le Primarie e col Pd ho preso quasi dodicimila preferenze”. Di tutto questo c’è un cenno nei titoli degli articoli che riprendono l’intervista? No, non interessa.

È il tempo della disinformatia, tipo Pravda staliniana

 Questo clima, disinformatia si diceva richiamando la Pravda staliniana, non è che un “debut” che dura ormai da molto tempo. Neppure nel tempo delle “pravde” berlusconiane si era arrivati a tal punto di degrado. Siamo oltre. La campagna elettorale permanente del presidente Renzi ha bisogno, come il pane, dei trabocchetti che gli scriba, giornalismo è altra cosa, tendono ai politici non graditi al segretario del Pd ed al suo clan. Fassina l’ha provato sulla sua pelle. Uno scalpo al giorno e lo scriba si guadagna la pagnotta. Amara.

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