Prove di destra lepenista a Bologna. Slogan violenti e offese per chiunque. A cominciare dalla città

Prove di destra lepenista a Bologna. Slogan violenti e offese per chiunque. A cominciare dalla città

Ha ragione Alfredo D’Attorre, che così commenta l’osceno comizio di domenica in Piazza Maggiore a Bologna, a evidente trazione nero-verde: “Il messaggio di chiusura, paura e risentimento che viene dalla piazza dei militanti leghisti a Bologna conferma che la ricostruzione di una sinistra con radici popolari è essenziale per evitare che le periferie e i ceti deboli, che ancora non vedono nessuna uscita dalla crisi, vengano attratti dalle mistificazioni di una destra che già tanti danni ha fatto all’Italia”. L’occupazione della storica, libera, democratica, antifascista piazza bolognese da parte di un rinato movimento fascio-leghista è uno schiaffo, un affronto, nei confronti di tutti gli italiani, e interroga, interpella, la sinistra. Ciò che conta non è tanto la quantità degli “invasori”, non più di 25.000, secondo i dati ufficiali, ma la qualità della sfida, e del messaggio. Bene ha fatto l’Anpi, l’Associazione dei partigiani, a rispondere con un gesto simbolico di deporre fiori sul memoriale che nella piazza di re Enzo ricorda i partigiani bolognesi. E male hanno fatto i giovani dei centri sociali ad alzare il tono della violenza, non ve n’era bisogno, ed hanno legittimato qualche oscena frase del leader leghista Salvini sui “nipotini dell’Anpi da prendere a schiaffi”. I leader neroverdi volevano lo scontro, l’hanno provocato, ed è esploso, soprattutto tra giovani dei centri sociali e forze dell’ordine. Il risultato: alcuni arresti, qualche contuso, e una polemica durissima tra le diverse organizzazioni della Polizia di stato.

Il pericoloso comizio nero verde è il battesimo del lepenismo all’amatriciana

Come era prevedibile, i toni dell’osceno comizio neroverde, di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini, hanno, di fatto, parlato alle pance dei presenti nella piazza, ma anche a coloro che si erano sintonizzati sulla diretta di qualche televisione, ed hanno costretto Silvio Berlusconi a rincorrerli sullo stesso terreno, per quanto il cavaliere non ne avesse bisogno. Per la prima volta, il cavaliere e leader di Forza Italia si è ritrovato subalterno alla ormai evidente e pericolosa egemonia ideologica, tra la tradizione del neofascismo e il nuovo leghismo interpretato dalla nuova leadership. Insomma, a molti osservatori indipendenti, e a noi tra questi, è sembrato che l’appuntamento di Bologna sia stato non solo una provocazione, ma soprattutto una sorta di esperimento di Lepenismo all’amatriciana, nella cui ideologia, come scrive D’Attorre, dominano “paura e risentimento”.

Giorgia Meloni: a Roma, a Roma!

La prima a salire sul palco è Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d’Italia che picchia duro sul “duo comico Renzi-Alfano”, peggiore perfino di “Stanlio e Ollio che almeno non avrebbero fatto figuracce con l’inglese”: devono “andare a casa” il prima possibile. Piazza Maggiore è solo un inizio e Meloni si rivolge a Berlusconi e Salvini proponendo un’altra iniziativa del genere “a gennaio o febbraio 2016”, in vista proprio delle amministrative, magari a “Piazza del Popolo o piazza San Giovanni a Roma”. Ma è quello di Silvio Berlusconi, accusato nei giorni scorsi dai suoi stessi colleghi di partito di finire con l’essere “gregario” rispetto al Carroccio, il discorso più atteso. Lui all’inizio si commuove un po’ e per fugare tutte le accuse, soprattutto quelle provenienti dagli azzurri, ribadisce che la piazza di Bologna è quella “della nostra gente, del nostro popolo”. In piazza, però, ci sono solo ed esclusivamente bandiere della Lega Nord e della Liga Veneta, di bandiere di Forza Italia solo una e ad uso e consumo dell’arrivo in auto di Berlusconi a lato del palco. Ci sono gli stand con i gadget leghisti – dagli occhiali verdi “I love ruspe” alle bottiglie di vino “Brinda con Salvini” – ci sono i riti e i simboli del Carroccio.

Berlusconi, a caccia degli ultimi comunisti, offende di nuovo i magistrati

L’ex premier, comunque, attacca Renzi ma si copre anche sul fronte Movimento cinque stelle paragonando i discorsi di Grillo a quelli di Hitler. Renzi è un presidente del Consiglio “mai eletto”, neppure “come parlamentare” che ha disegnato una riforma costituzionale e una legge elettorale che lo vedranno “duce” di un “regime”. Grillo? “Ho ascoltato alcuni suoi discorsi e in alcuni passaggi – dice – assomigliano a quelli di Hitler”. Ergo “non consegneremo l’Italia a questa banda di balordi”, del resto “ci sono 26 milioni di italiani che non votano, conquistiamoli”. Poteva mancare l’affondo contro Magistratura Democratica, e contro la sinistra, stile 1994? Affatto. Berlusconi ha detto: “Magistratura democratica è una specie di partito dentro la magistratura. Si sono dati una missione: il popolo ha diritto alla democrazia, ma in questa democrazia, il popolo c’è solo se al potere c’è un partito socialista di massa; e se il popolo da solo non sa darsi la democrazia, occorre costruire la via giudiziaria al socialismo con una interpretazione alternativa delle leggi”. Sembra qualcosa di più che un revival delle parole d’ordine che lo portarono alla vittoria nel 1994, una sorta di chiamata alle armi verso coloro che, a destra e al centro, si sono fatti attrarre dalla parabola di Matteo Renzi. Nulla è cambiato da allora, sembra essere il messaggio di Berlusconi. E con l’inesistenza della legge sul conflitto d’interessi, mai varata, attendiamoci sviluppi pesantissimi sui media di sua appartenenza, che ripeteranno all’infinito questa storiella. Intanto, la folla intonava “chi non salta, comunista è”, seguita dai leader sul palco.

Salvini: “Boldrini parassita, Alfano inutile, incapace e cretino”

Da parte sua, prima di attaccare le pance del “suo popolo”, Salvini ribadisce che “la leadership è l’ultima delle preoccupazioni” e che “ben vengano le primarie ma non voglio morire di primarie come fa il Pd”. Poi, chissà. Il segretario della Lega Nord ha chiuso la manifestazione (ci sono anche Bossi, Maroni, Zaia ma il palco non vuole tingersi troppo di verde) e ne ha per tutti. Per il presidente del Consiglio, ovviamente, definito insieme a mezza sinistra e alla presidente della Camera Laura Boldrini come “parassita”, per i contestatori della manifestazione, “delinquenti dei centri sociali che sgombereremo uno per uno come i campi rom”, per l’Associazione nazionale partigiani che “invece della piazza della Lega si deve occupare dei suoi nipotini delinquenti”, per il ministro dell’Interno Angelino Alfano, “un personaggio inutile e incapace che con noi non ci sarà mai: occupati dei poliziotti cretino che non sei altro”.

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