‘Possibile’: a Napoli gli Stati generali del movimento conclusi da Civati. “Non è una Leopolda, ma una formula”

‘Possibile’: a Napoli gli Stati generali del movimento conclusi da Civati. “Non è una Leopolda, ma una formula”

A Napoli per gli Stati generali di ‘Possibile’, Giuseppe Civati ha illustrato il presente e il futuro del movimento e ha detto: ”Questa non è una Leopolda, ma non paragonateci nemmeno a Casaleggio, siamo un’altra cosa”. ‘Possibile’, ha spiegato, ”vuole costruire una formula che all’inizio abbiamo proposto a tutta la sinistra, ma il nostro rimane un messaggio a tutti”. Un percorso di ”partecipazione e condivisione sulla posizione di un movimento che parte dal basso con comitati auto organizzati che raccolgono le esperienze provenienti da 1000 storie: dal Pd, dalla sinistra, ma anche le storie di chi non ha mai aderito a nulla, visto che l’età media è molto bassa”.

Sul presente di ‘Possibile’ Civati è stato molto netto: ”Il movimento vive come formula, è un tentativo per dire che il partito tradizionale non funziona, il PD, questo Ulivo, si è essiccato, ha preso la xylella”, il batterio che ha seminato la morte di migliaia di piante soprattutto in Puglia. ”Crediamo che si debba ripartire facendo anche tesoro degli errori di ciascuno – ha proseguito – di chi nel Pd non si è trovato bene, non abbiamo un atteggiamento ostile verso nessuno”. La differenza con Casaleggio, Grillo e il Movimento Cinque Stelle ”è che prima di votare bisogna discutere e partecipare”. ”Non è un like – ha sottolineato Civati – ma una discussione che fai nel tuo comitato e poi si vota con strumenti anche telematici”. Insomma, ‘Possibile’ è ”un esperimento” perché ”non vive di se stesso, ma è una formula” e nel caso in cui funzionasse, l’idea è proporre questo esperimento ”a tutti”. L’interpretazione del termine “formula” nel nuovo lessico politico coniato da Pippo Civati è stata poi al centro del suo discorso conclusivo degli Stati generali, ma una cosa appare certa, la “formula” è una delle risposte alla crisi dei partiti di massa.

”Questo modello potrebbe servire anche ad organizzare il campo del centrosinistra in modo più ampio – ha aggiunto, a mo’ di interpretazione – a tutte le amministrative vogliamo andare con quelli che non si riconoscono nel Partito della Nazione”. Ed è qui che la sua “formula” ha generato le differenze con altri movimenti e soggetti della nuova sinistra. Civati è partito da Landini e si è detto ”curioso” di ”sapere se la Coalizione sociale ha fatto dei passi in avanti”, senza però aggiungere che oggi proprio le “Unions!” di Landini hanno dato vita alla prima manifestazione contro la guerra e la legge di Stabilità dopo il 13 novembre parigino. Una dimenticanza di non poco conto. ”Landini – ha poi agiunto – fa un altro mestiere che rispetto molto, io con lui non ho problemi”. Su Sinistra italiana, premette di ”non voler fare polemica”, ma ammette di ”non aver capito questa mossa del gruppo che è già un gruppo partito. Sono le stesse persone che stimavo prima quindi non c’è polemica, però io voglio vedere delle facce diverse, anche dalla mia, da chi fa politica da chi è stato nel Pd”. E pensare che non voleva polemizzare…

Infine, sul futuro del movimento, Civati ha costruito la sua analisi sull’egemonia: “Noi siamo schiacciati da due modelli molto prepotenti, Renzi e Grillo, e poi adesso si è aggiunto Salvini che fa proseliti anche nel Sud. Dico che stiamo perdendo la trebisonda”. Cosa fare, allora secondo Civati? “C’è bisogno di costruire senza preoccuparci subito dell’egemonia. Ci sono molte contraddizioni destinate ad emergere. Nel Pd è più lampante, penso anche nei Cinque Stelle”. Ed ha concluso: “Se avessi detto, dalla prima fiducia posta da Renzi, che il premier avrebbe fatto le riforme che non ha fatto il centrodestra, mi avreste preso per un cretino. Invece le ha fatte per davvero. Se tu fai il ponte sullo Stretto e il Jobs act, lo sblocca Italia e mille altre cose, non dico che sei diventato di destra, però gli assomigli parecchio. Sembri quasi una caricatura”.

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