Parigi. Polemiche da sinistra sulla riforma costituzionale annunciata da Hollande. Liberticida? Antidemocratica?

Parigi. Polemiche da sinistra sulla riforma costituzionale annunciata da Hollande. Liberticida? Antidemocratica?

Parigi, tre giorni dopo gli assalti terroristici: 168 perquisizioni, 31 armi sequestrate, 23 interrogatori, 104 controlli residenziali di polizia. Ecco concretamente sul piano delle indagini ciò che pare abbia permesso la proclamazione dello stato di emergenza decretato dal presidente Hollande fin dal sabato mattino successivo alla tragedia. Tuttavia, segmenti della società e del mondo intellettuale stanno ponendosi seri interrogativi in queste ore che precedono l’annunciata riforma della Costituzione proprio sul tema della limitazione delle libertà pubbliche. Interrogativi raccolti e rilanciati dal quotidiano di sinistra Liberation. Insomma, come definire lo stato di emergenza, nella vecchia e nella nuova formula costituzionale? A sinistra si teme un attentato alle libertà, si grida alla inutilità di misure così drastiche e restrittive, e si fa il paragone con il Patriot Act di Bush all’indomani delle Torri Gemelle. A destra, si vorrebbero addirittura misure ancor più feroci e liberticide. Nell’annunciare la riforma costituzionale, prevista fin da mercoledì 18 novembre, Hollande ha certamente tenuto nel debito conto le diverse posizioni in campo e la richiesta di cautela che proviene dalla sua stessa sinistra.

Cos’è lo stato di emergenza?

È un regime eccezionale, che va dichiarato per decreto per una durata di dodici giorni. Mercoledì 18, sarà presentata al Consiglio dei Ministri una nuova legge costituzionale, che dovrà essere votata dal Parlamento francese, al fine di consentire un prolungamento della durata, ad almeno tre mesi. Lo stato di emergenza viene decretato “per l’imminente pericolo risultante da attentati gravi all’ordine pubblico”, o in caso di “eventi che presentino, per loro natura, e gravità, il carattere di calamità pubblica”. Sono disposizioni del 1955, e prevedono che i prefetti possano decretare perquisizioni senza mandato di un giudice e istituire il coprifuoco.

Limiti e critiche allo stato di emergenza

Lo dicevamo, nella sinistra francese si comincia a riflettere, anche pubblicamente, sulla decretazione dello stato di emergenza. Hollande e il ministro dell’Interno Cazeneuve sostengono che ha portato ottimi frutti. Tuttavia, alcuni esperti, come Bernard Huyghe, direttore dell’Istituto di relazioni Internazionali, sottolineano che “lo stato di emergenza permette di facilitare certe operazioni pratiche, ma occorrono un ottimo lavoro di intelligence e ottimi analisti per segnalare persone pericolose e i mezzi per effettuare le indagini”. Confusione regna soprattutto in fatto di perquisizioni e interrogatori di polizia senza il mandato di un giudice: alcuni critici sospettano che ciò serva esclusivamente ai servizi di intelligence, che così, però, possono agire indisturbati.

Alcune reazioni importanti alla legge Hollande

Il presidente dell’Ordine degli avvocati francesi, Florian Borg, riconosce e capisce la legittimità dello stato di emergenza dopo gli attentati di venerdì, ma s’interroga sul prolungamento a tre mesi. Ai suoi occhi si tratta di “una fuga in avanti inquietante per la democrazia”. Pierre Tartakowsky, presidente della Lega dei diritti dell’uomo, formula le stesse riserve: “mettere la democrazia in ibernazione non è il mezzo migliore per difendersi. Vedo attorno a me una gran voglia di discutere e di fare collettivamente. Non occorre che il governo abbia tutta questa fretta”. L’Associazione dei magistrati di sinistra formula maggiori inquietudini: “lottare contro il terrorismo significa proteggere le nostre libertà e le nostre istituzioni democratiche rifiutando di cedere alla paura e alla spirale bellica”. I magistrati pongono interrogativi inquietanti sull’efficacia delle misure previste da Hollande: “la legislazione antiterrorismo permette già enormi eccezioni al diritto comune. Lo Stato di diritto non è uno Stato impotente”.

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