Nota politica su destra e sinistra, dopo uno storico week end novembrino

Nota politica su destra e sinistra, dopo uno storico week end novembrino

Quel che è accaduto sulla scena politica nazionale in questo caldo e “primaverile” week end di novembre 2015 impone qualche riflessione, un approfondimento e un promemoria per gli smemorati. Intanto si torna a parlare a di Sinistra e di Destra, e a proporre delle differenze, finalmente. Sabato, al Teatro Quirino di Roma, si è dato vita ad un nuovo gruppo parlamentare che si chiamerà “Sinistra Italiana”, che per il momento può contare su 31 deputati e una decina di senatori. Domenica, a Bologna, nella storica e antifascista piazza Maggiore, è nata ufficialmente la nuova destra italiana, a trazione nero-verde, fascio-leghista, con Berlusconi che per il momento si accontenta di fare il “nonno”. Le due iniziative seguono la scomposizione e la ricomposizione del quadro politico suscitate da due elementi sostanziali: il primo è l’inevitabile atteggiamento nei confronti di Renzi e del Pd renziano; il secondo è dettato dalle scadenze elettorali dei prossimi mesi, ovvero le amministrative in quasi tutte le città metropolitane e il referendum confermativo delle riforme costituzionali, e dalle regole imposte dall’Italicum.

La destra, quella di governo e al governo, di Renzi

Parto intanto dalla destra, e propongo qualche riflessione. L’apparente ricomposizione della destra a Bologna non poteva che avere i tratti populistici della Lega e di Fratelli d’Italia, ai quali Berlusconi si è comodamente attenuto criticando la magistratura. In realtà, una destra moderata esiste già, ed è al governo del Paese, non solo per la presenza esplicita del partitello di Alfano, che si chiama non a caso Nuovo Centrodestra. La destra al governo, permettetemi di rammentarlo, è quella di Renzi, del suo Pd trasformato politicamente, socialmente e antropologicamente, nonostante la foglia di fico dell’iscrizione al Partito del Socialismo Europeo. Ha ragione Carlo Galli quando avverte che il segno delle riforme renziane è l’obbedienza all’ideologia “ordoliberista” di matrice tedesca (originata dalla Scuola di Friburgo, l’ideologia ordoliberista fu un tentativo di rispondere alla crisi economica degli anni Trenta con politiche liberali di massa che però non mettevano in discussione il potere), alla quale si ispirano Angela Merkel e i suoi sodali democristiani del Nord Europa. Aggiungo che esse, le riforme, sono ispirate inoltre da una rilettura di Palazzo Chigi dei saggi di Schumpeter, l’economista che inventò la cosiddetta “centralità dell’impresa e dell’imprenditore” (1912) nello sviluppo economico. Aggiungo che naturalmente il grande avversario dello schumpeterismo non poteva che essere John Maynard Keynes. Nei fatti, la Legge di stabilità ora all’attenzione del Parlamento si ispira a queste due grandi tradizioni “di destra”: l’ordoliberismo e lo schumpeterismo, condite da una forte grancassa mediatica. Il grande rottamatore beccato a seguire le orme di tradizioni novecentesche. Vorrei ricordare infatti che i ministeri chiave sono stati attribuiti secondo questa logica di appartenenza ad un modello filosofico ordoliberista del potere. La signora Guidi, ex presidente dei giovani confindustriali, guida lo Sviluppo Economico, mentre Poletti, ex presidente di Legacoop, guida welfare e politiche del lavoro: entrambi provengono da esperienze imprenditoriali. Ecco perché gli interventi più ingenti e favorevoli per le imprese e gli imprenditori (in assenza quasi totale di una chiara ed efficace politica industriale) sono il succo della Finanziaria, mentre il resto è “per far parlare i giornali” (e Bersani…). Ricordo che alla Salute, alla Istruzione e alla Sicurezza, ovvero i tre livelli della vita quotidiana di tutti noi (una volta assicurate le decisioni sul lavoro alle imprese, a partire dal Jobs Act), che nella Costituzione sono considerati diritti ad accesso universale, sono stati imposti tre campioni del pensiero liberale: Lorenzin, Giannini e Alfano, e gli effetti e le ricadute sono visibili a chiunque, nei tre ambiti di loro “competenza”. La salute, il sapere e la sicurezza: tre bisogni fondamentali della vita quotidiana, costituzionalmente tutelati, gestiti dalla destra con politiche di destra. Vorrei fermarmi qui, ma non posso non segnalare che nelle alchimie della destra renziana c’è un massiccio attacco alla libera informazione, proprio a Palazzo Chigi, con un sottosegretario, Lotti, amico e sodale di Verdini, che ha scritto un decreto legge liberticida. A ciò si aggiunga la pessima riforma Rai e il patto con Mediaset che vieta ogni nuova regolamentazione del conflitto d’interessi. Potrei citare altri ministeri (su tutti, quello delle Riforme targate Boschi), ma il risultato non cambierebbe, come dice una regola dell’aritmetica.

I danni della destra renziana al governo

Per sintetizzare: la destra “ordoliberale” è già al governo, le sue politiche sono di destra, si accentuano le disuguaglianze sociali, si mette il sonnifero mediatico per evitare ogni conflitto sociale (parola chiave), si costruisce uno Stato a due o tre velocità, eliminando diritti acquisiti, e spesso calpestando gli ultimi, i pensionati, i lavoratori e i soggetti sociali che storicamente li rappresentano. Dinanzi a questa destra di governo, Salvini, Meloni e Berlusconi si sono “lepenizzati”, cioè, proprio come ha fatto Marine Le Pen in Francia, hanno capito che il radicalismo xenofobo e neofascista premia in termini di consenso. Perciò, da un lato, la destra in doppiopetto, al governo, di Renzi produce politiche che favoriscono il privilegio, come avrebbe detto Norberto Bobbio seguendo quell’essenziale libretto “Destra e sinistra” del 1994, e riedito da Donzelli. Dall’altro lato, la destra nero-verde deve trovare uno spazio politico radicalizzandosi. In realtà, è un tragico gioco delle parti.

La sinistra italiana come orizzonte di senso

E la sinistra italiana? Vorrei dire che, dato questo quadro di riferimento ideologico e politico, che non è stato scalfito dal Movimento5Stelle, nonostante il largo consenso, finalmente abbiamo un orizzonte di senso da condividere con milioni di persone in attesa. La costituzione dei gruppi parlamentari prelude alla costituzione sul territorio di un partito radicato di Sinistra. La vera novità, per ora, è questa.

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