Migranti, aspre critiche al blitz di Polizia e Carabinieri nel centro d’accoglienza ‘Baobab’ di Roma

Migranti, aspre critiche al blitz di Polizia e Carabinieri nel centro d’accoglienza ‘Baobab’ di Roma
Controlli delle forze dell’ordine, polizia di Stato e Carabinieri, all’interno del centro d’accoglienza migranti Baobab gestito da volontari in via Cupa, in zona Tiburtina nella Capitale. Circa un centinaio di uomini delle forze dell’ordine sono arrivati al centro verso le 6.30 del mattino bloccando la strada con due mezzi blindati. Alcuni ospiti del centro senza documenti o che necessitavano di approfondimenti sono stati portati all’ufficio immigrazione della Questura. Si tratta eritrei, etiopi e magrebini, in quanto, all’atto del controllo, sono stati trovati sprovvisti di regolare documenti per la loro identificazione. A quanto si è appreso, l’operazione rientra nel più ampio progetto di controllo del territorio romano previsto dall’Ordinanza di Servizio del Questore Nicoló D’Angelo per la sicurezza del Giubileo. Poi la testimonianza di uno dei volontari della struttura, gestita da volontari: “Intorno alle 6.30 uomini e mezzi delle forze delle ordine per controlli e identificazioni degli ospiti, li abbiamo accompagnati in maniera tranquilla. Hanno portato via una ventina di persone e 2 minori per identificarli negli uffici di via Patini e di via Forlì. La nostra priorità ora è capire cosa succederà alle persone portate via. C’è chi non parla altra lingua se non il suo dialetto locale”.
 
La testimonianza di una operatrice presente al momento dell’irruzione
 
 Questo il racconto di Chiara, uno dei volontari del centro d’accoglienza migranti Baobab . “Non ci sono stati casi di particolare resistenza all’arrivo degli agenti – prosegue – Un ragazzo si è messo a piangere, era molto spaventato, mentre un’altra persona che diceva ‘io voglio solo andarmene’: siamo riusciti a parlare con lui e si è convinto senza ulteriori tensioni”. Riguardo al destino della struttura, racconta, “negli ultimi tempi abbiamo avuto contatti con le istituzioni politiche del territorio. Si è parlato anche di un problema con il proprietario e di una possibile chiusura entro dicembre. Il nostro obiettivo è chiudere il centro, dato che la struttura non ce la fa, ma il tema importante è che le persone vanno riallocate, e in questo senso finora non ci sono state, tanto meno sono state prospettate, soluzioni”. Poi aggiunge: “Abbiamo avuto contatti con le forze dell’ordine, a inizio novembre, in seguito a una lite scoppiata tra gli ospiti arrivati negli ultimi tempi – persone in attesa dei documenti – quando molti tra ospiti e operatori erano già andati via”. Vi aspettavate il blitz? “Qualcosa avevamo capito ieri (lunedì ndr), dall’attenzione che i quotidiani hanno riservato al centro, e abbiamo iniziato a farci un po’ di domande. Oggi ci è stato detto che il blitz mirava a individuare persone che potrebbero nascondersi, ma qui non c’è nessuno. Sono passate 35mila persone qui dentro, adesso sembriamo quasi un bersaglio facile, ma siamo stati noi stessi a dire che è il caso di chiudere”.
 
La durissima reazione degli Amici del Baobab: “Strano modo di intervenire. Questa la risposta all’emergenza profughi?”
 
 Durissima, invece la presa di posizione degli Amici del Baobab, presa di posizione affidata ad un nota diffusa sulla pagina facebook del movimento: “La risposta che attendevamo sull’emergenza transitanti nella Capitale è arrivata questa mattina, dopo cinque mesi. Ventiquattro migranti sono stati prelevati dal centro Baobab per l’identificazione, tra di essi eritrei, etiopi e magrebini. Strano modo di intervenire, in tenuta antisommossa e con unità cinofile; proprio ora che i migranti sono drasticamente diminuiti iniziano perquisizioni ed identificazioni per allontanarli dal luogo che per cinque mesi ha coperto un buco dell’amministrazione pubblica sostenendosi col mero volontariato. Sarebbe questa la risposta che, come Paese civile, riusciamo a mettere in atto per affrontare l”emergenza profughi’? E’ un atto di violenza che noi volontari condanniamo con fermezza e dal quale ci dissociamo, perché lascia in strada persone incolpevoli, attuando una caccia all’uomo alimentata dalla paura di atti terroristici, amplificata mediaticamente e politicamente dopo i fatti di Parigi.
Il terrore in questi mesi al Baobab c’è stato ogni giorno – si legge nel post – A partire da Delina, non più di tre anni e dedita a pettinare i capelli delle volontarie. E’ una terrorista, sì, perchè se la si guarda negli occhi incute il terrore del senso di colpa suscitato dalla nostra inerzia e dai nostri pregiudizi. E’ terrorista anche Adhanet, 35 anni, che ha percorso il Sudan e ha subito le percosse e le violenze della polizia libica in un centro di detenzione nel quale sono stati fucilati davanti a lei quindici uomini. Sono terroristi i 35 mila profughi, accolti da noi mentre tentavano di raggiungere il Nord Europa in fuga da guerre e dittature e provati da un viaggio che passa per l’orrore della Libia e dei barconi. Dove era lo Stato durante questa processione invisibile e silenziosa? Dove era mentre transitavano in Italia da clandestini, senza un nome, per evitare di essere identificati entrando nel meccanismo perverso di Dublino? Noi volontari in questi mesi abbiamo agito, nei nostri limiti, per un’accoglienza degna, tentando sempre un’interlocuzione difficile con il Comune, che da mesi minaccia lo sgombero attraverso le parole dell’assessore Danese, chiedendo aiuti economici, un luogo adatto ad accogliere i migranti, sicuro e gestito da lavoratori competenti. Nulla di ciò è arrivato e oggi affrontiamo un’ennesima situazione ingestibile. Noi come singoli e come gruppo non smetteremo di dare accoglienza e di impegnarci per Roma. Speriamo perciò nel sostegno dei cittadini, perché ora più che mai ne abbiamo bisogno, gli stessi che non ci hanno mai lasciati soli, e a cui chiediamo di restare al nostro fianco”.
 
Preoccupazione e perplessità anche dalla Cgil di Roma e del Lazio: “Messaggio sbagliato sui rifugiati e i transitanti
 
“Il blitz al centro Baobab di Roma desta preoccupazione e perplessità. Sarebbe grave che, a fronte della minaccia terrorismo, si lanciasse un messaggio sbagliato e fuorviante sui rifugiati e i transitanti. Coloro che vengono accolti sul territorio europeo sono vittime della guerra, della fame e delle persecuzioni e sarebbe bene ricordare sempre questo assunto. Inoltre, i 35mila rifugiati accolti dal Baobab fino a questo momento sono transitanti, ossia non intendono rimanere sul territorio italiano”. Così, in una nota, la Cgil di Roma e del Lazio.  “Quanto accaduto – continua la nota – denuncia l’ipocrisia delle istituzioni che finora si sono voltate dall’altra parte. Gli eventuali processi di identificazione avrebbero portato, in applicazione della convenzione di Dublino, all’obbligo di presentare domanda di asilo in Italia e invece si è accettato che il lavoro di accoglienza e smistamento fosse svolto da un gruppo di volontari, senza alcun sostegno economico da parte delle istituzioni. Oggi, in una città commissariata, siamo costretti ad assistere a un’operazione di polizia, che peraltro non ha dato alcun esito (salvo il fermo di alcuni immigrati non in regola con i documenti), e a un’amministrazione capitolina che invece di ringraziare i volontari per l’egregio lavoro di supplenza ha già deciso di procedere allo sgombero del centro entro il 31 dicembre”.
“La vicenda dei richiedenti asilo e dei transitanti non può essere gestita come un problema di ordine pubblico – conclude la nota – La vicenda Baobab nasce a valle dello sgombero di Ponte Mammolo, avallato dal comune di Roma. Chiediamo all’amministrazione capitolina di rendere immediatamente disponibile un centro adeguato ad accogliere il flusso ininterrotto di transitanti sul nostro territorio”.
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