Londra. Un giudice concede a un’ammalata terminale di sclerosi multipla di morire vietando nutrizione e idratazione assistite

Londra. Un giudice concede a un’ammalata terminale di sclerosi multipla di morire vietando nutrizione e idratazione assistite

Una donna londinese di 68 anni era ormai all’ultimo stadio della sua atroce malattia, la sclerosi multipla. Sua figlia si è rivolta ad un giudice affermando che sua madre era ormai “bloccata nella fase terminale e totalmente incapacitata”. Così, ha chiesto al giudice Justice Hayden di concedere alla equipe medica di fermare il procedimento di idratazione e nutrizione clinicamente assistito.

Il giudice Hayden ha oggi emesso la sua sentenza accogliendo la richiesta della figlia dell’ammalata. Il giudice aveva analizzato già il caso all’inizio di novembre nel corso di una udienza pubblica presso la Court of Protection – dove vengono affrontati i casi relativi alle persone malate e vulnerabili – di Londra. Aveva analizzato le opinioni della figlia, degli altri parenti, della equipe medica coinvolta nelle cure della donna, gli infermieri, di medici indipendenti esperti nel fine vita, e inoltre dei giuristi che aveva nominato per rappresentare i diritti dell’ammalata. Nessuno di coloro che sono stati ascoltati dal giudice si è opposto alla richiesta avanzata dalla figlia dell’ammalata di sclerosi multipla.

Il giudice Hayden, nell’udienza di giovedì 19 novembre, che probabilmente fornirà un clamoroso precedente nella Giurisprudenza anglosassone, ha emesso la sentenza. “La decisione è mia”, ha detto il giudice agli avvocati, “ed è stata presa con il massimo consenso possibile che mi è stato riferito”. Ed ha concluso: “non si basa sulla convinzione di un solo individuo”. Ora finalmente la signora londinese di 68 anni affetta da sclerosi multipla e non più curabile potrà dire dignitosamente addio alla vita.

Il legale della figlia, Mathieu Culverhouse, ha commentato la sentenza come la prima del genere in Gran Bretagna: “per la prima volta la Court of Protection ha accettato la fine della terapia su una donna considerata dalla equipe medica in infimo stato di coscienza”. Il giudice, ha proseguito il legale, ha deciso che porre fine alla terapia sarebbe stato nel miglior interesse della donna, data la sua attuale qualità della vita.

Straordinaria la testimonianza della figlia: “l’aspetto immacolato di mia madre, l’importanza che ella ha sempre dato alla dignità e a come ha sempre vissuto in pienezza la sua vita è sempre stato suo costante punto di riferimento; è ciò per cui ha vissuto. Ora, tutto ciò è passato, e con estrema tristezza mia madre ha sofferto l’umiliazione profonda e la mancanza di dignità per tanti anni. Non posso non sottolineare abbastanza quanto grande sia stata l’indegnità della sua esistenza in questi giorni. Senza dubbio la morte dignitosa è ciò avrebbe voluto da sempre. Ed ora ce l’abbiamo fatta”.

 

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