Le mance di Renzi sono un pericolo, non una soluzione. Fermatelo, prima che combini altri disastri

Le mance di Renzi sono un pericolo, non una soluzione. Fermatelo, prima che combini altri disastri

Naturalmente attendiamo la scrittura definitiva da parte di Palazzo Chigi dell’emendamento alla legge di Stabilità in seconda lettura alla Camera per capire di cosa si tratta esattamente. Martedì 24 novembre, nella splendida cornice dei Musei Capitolini di Roma, il premier Matteo Renzi ha lanciato un paio di provocazioni – l’aumento di 80 euro per le forze dell’ordine e il bonus di 500 euro per 550mila diciottenni – sulle quali vale la pena riflettere, senza indugiare al falso ottimismo, come sembrano fare alcuni media molto vicini a Palazzo Chigi. Per cultura e formazione, non siamo quelli che dicono sempre no, per una sorta di conflitto ideologico col capo di turno. Tentiamo di fare un ragionamento logico, razionale, politico. E ci accorgiamo che le misure annunciate sono pericolose. Ecco perché.

La costante delegittimazione sindacale

Ricordiamo ai nostri lettori che per sabato prossimo, 28 novembre, i sindacati confederali hanno indetto e organizzato una grande manifestazione dell’intero Pubblico Impiego per il rispetto dei patti contrattuali che lo Stato ha contratto con i suoi dipendenti, e che sono stati sanciti ultimamente da una sentenza della Corte Costituzionale. I contratti del Pubblico Impiego sono fermi da molti anni, ormai, per effetto di un blocco dettato – secondo i governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi – dalle difficoltà del bilancio nazionale. La motivazione costante fatta sapere ai sindacati e a milioni di dipendenti è che lo Stato non può permettersi la revisione contrattuale perché mancano le coperture finanziarie. E per molti anni, i dipendenti pubblici e i sindacati, per senso di responsabilità, hanno pazientato, fino alla sentenza della Corte Costituzionale. Poi è giunta la manna dal cielo renziano degli 80 euro a pioggia, ed ora la mancia renziana degli 80 euro alle forze dell’ordine. E sempre scavalcando qualsiasi ipotesi di rinnovo contrattuale. Così Renzi coglie due piccioni con una sola fava: delegittima il ruolo del sindacato e annuncia provvedimenti ad hoc  e temporanei, mentre blocca di fatto la contrattazione nazionale. La differenza è sostanziale ed è di senso comune: se mi rinnovi il contratto, il mio salario aumenta in modo continuato e ristruttura la carriera, non solo salariale. Se mi dai un bonus, applichi la regola della mancia, come un padrone delle ferriere del XIX secolo. In fondo, cosa rischiano di essere 80 euro in più al mese per un dipendente delle forze dell’ordine? Poco meno che il salario di una giornata lavorativa. Ma il poliziotto o il carabiniere sa bene che quegli 80 euro sono ad hoc, per effetto delle misure straordinarie antiterrorismo, e ad interim, perché prima o poi non gli verranno più accreditati.

Più che un regalo ai diciottenni e alla Cultura è una truffa ideologica

Renzi annuncia un investimento, una tantum, di un miliardo di euro per la Cultura, come uno dei segmenti strategici per combattere l’estremismo jihadista. Come sarà speso? Con un bonus di 500 euro per i 550 mila diciottenni, per un valore complessivo di 275milioni di euro; 500milioni di euro per la ristrutturazione delle periferie urbane, con progetti da presentare entro il 31 dicembre, e 150 milioni da attribuire ad associazioni culturali col sistema del 2 per mille. Dal nostro calcolo mancano ancora 100 milioni, al miliardo previsto, ma non importa. Al di là delle dichiarazioni di giubilo, inutili, di Dario Franceschini, ministro della Cultura, cerchiamo di dare una lettura non preconcetta di questi annunci. Partiamo dalla “card” da fornire ai diciottenni. Intanto, un primo rilievo di natura anagrafica: chi vi rientrerà, visto che la legge di Stabilità entrerà in vigore non prima del primo gennaio 2016?  Tutti coloro nati dopo il primo gennaio 1998 e non oltre il 31 dicembre dello stesso anno? Perciò, pensate a una coppia di ragazzi, magari nella stessa classe liceale: uno è nato il 31 dicembre 1997, e l’altro il primo gennaio 1998, e immaginate che il secondo dia dello “sfigato”, in senso buono ovviamente, al suo compagno di classe, per una distanza di poche ore del momento della nascita tra i due. Estendete questo esperimento a tutte le quarte o le quinte classi delle superiori del Paese, e otterrete una macroscopica ingiustizia e un’altra forma di privilegio. Dal punto di vista educativo e pedagogico è un errore grossolano, un messaggio cialtronesco. Costruirà nuove disparità, nuove differenze, all’interno di una generazione che non le merita. Ed è un ceffone alla classe docente, perché dovranno spiegare loro, gli insegnanti, a chi è nato poche ore prima della data “a quo” per ottenere il bonus perché lo Stato non lo considera meritevole, avendo fatto un’altra scelta, apparentemente obiettiva. Ecco che una provocazione gettata là in un pomeriggio di novembre si rivela un trucco ideologico, come i milioni previsti per le periferie. Qui davvero siamo al ridicolo. Non basterebbero per riqualificare una sola, piccola, periferia di Napoli, ad esempio. E non parliamo di Roma, per carità di patria.

L’ideologia ordoliberista parla per bocca di Renzi

Cosa nascondono davvero queste misure? L’ideologia adottata da tempo da Renzi, e che i politologi hanno definito fin dagli anni Trenta del Novecento, ordoliberismo. È stata portata all’attenzione dei nostri anni dalle politiche di Angela Merkel e dei democristiani in Germania. Ora, queste politiche hanno un degno erede in Italia, Matteo Renzi. Sconfiggere tutte le forme del conflitto sociale con ogni mezzo, questo è l’obiettivo, a partire dalla decostruzione e dalla delegittimazione dei soggetti sindacali e rappresentativi, come i partiti di massa. È il capo del governo che si rivolge direttamente al “suo” popolo, ai “suoi” elettori, senza alcuna mediazione democratica. Anzi, il capo teme la mediazione democratica e ogni eventuale forma di conflitto e opposizione, interna ed esterna. Così, si comporta come il buon padre di famiglia novecentesco: rassicura, straparla, a volte fa la voce grossa, ma soprattutto costruisce nemici. I due provvedimenti che abbiamo citato rientrano in questa logica, anzi in questa ideologia, pericolosa, che sospende i diritti collettivi e sociali, costituzionalmente garantiti, e si muove attraverso mance, elemosine, che tuttavia costituiscono nuove forme di disuguaglianza sociale. E dentro privilegi e disuguaglianze, questo governo continuerà a marciare, approfondendo i solchi tra ricchi e poveri, ma soprattutto uccidendo diritti e democrazia.

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