Lavoro pubblico. Più di trentamila in corteo. Con le bandiere dei sindacati quelle della pace. Al governo: contratto subito o sarà sciopero

Lavoro pubblico. Più di trentamila in corteo. Con le bandiere dei sindacati quelle della pace. Al governo: contratto subito o sarà  sciopero

Da una parte il Vittoriano, l’Altare della Patria, edificato sul Campidoglio come monumento dinastico, che deriva il suo nome da Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia che nel 1921 accoglie le spoglie del Milite Ignoto e diventa simbolo dell’Italia unita e della sua libertà. Dall’altra parte della strada, i Fori imperiali, un nuvolo di bandiere dei sindacati, un grande palco, dove si conclude la manifestazione promossa da 27 sigle sindacali, dei lavoratori del pubblico impiego, a partire da Cgil, Cisl, Uil. La rivendicazione in due parole, “contratto subito”. Lo attendono ormai da più di sei anni. E insieme alle bandiere rosse, celesti, tricolori, quelle delle pace, per gridare forte contro la guerra, contro il terrorismo, come nella storia e nella cronaca del movimento sindacale. Il corteo parte da Piazza della  Repubblica verso le 12. Ma di fronte all’Altare della Patria ci sono già tanti lavoratori, soprattutto di Roma e del Lazio arrivati alla spicciolata.

Le canzoni del movimento operaio, le melodie napoletane, il jazz

Si levano  alte le note di canzoni suonate da una band napoletana. Una scelta raffinata: dal jazz classico When the Saints Go Marching In, stile Armstrong, alla grande melodia napoletana, O sole mio, Malafemmena, passando  alla messicana Besame mucho. Poi cambia lo stile, arrivano, a raffica, l’Internazionale, Bandiera Rossa, Bella ciao, Il sol dell’avvenire, i canti del lavoro. Un vetturino si ferma, una coppia di turisti, vuol sapere di cosa si tratta, che sta accadendo proprio qui, nella  Roma della storia a due passi dall’Altare della Patria. Sono tanti i turisti che  si fermano incuriositi dall’inaspettato spettacolo. Un lavoratore un po’ in su con gli anni, servizio d’ordine della Funzione pubblica Cgil, ascolta, al tepore di uno splendido sole che attutisce gli effetti di un gelido vento, mi guarda e mi dice: “Il sole scalda il corpo, queste canzoni scaldano il cuore”. Saggezza degli anziani.

Un corteo pieno di colori, vivace, combattivo, senza paura, no al terrorismo, no alle guerre

Si canta anche nel corteo pieno di colori. Tante e tanti. Si dice siano trentamila. Forse più perché quando la testa arriva a Piazza Venezia la coda è ancora a via Cavour. Un corteo allegro, vivace, che  canta e parla, che non ha paura, che vuol continuare a cantare, ad esprimere la gioia che si prova quando si è in tanti a battersi non solo per sé stessi, i diritti dei lavoratori, il salario, il contratto, la dignità, l’orgoglio del lavoratore pubblico. Ma proprio perché sono il presidio dei servizi indispensabili, il loro “benessere” è garanzia per i cittadini, dalla sicurezza, alla scuola, alla sanità, alle istituzioni, alla cultura, tanto per citare alcune delle funzioni. Già, la sanità, mentre si conclude la manifestazione, se ne apre un’altra proprio a pochi metri di distanza, piazza Santi Apostoli dove sono i medici a protestare contro i tagli alla sanità, tutte le organizzazioni sindacali. Quelli iscritti ai sindacati confederali passano da una manifestazione all’altra. Sei anni di perdita di salario causa il mancato rinnovo del contratto pesano molto sulla economia del paese.

Solo nel Lazio persi cinque miliardi di salari per il blocco dei contratti da sei anni

Dicono  i segretari generali regionali di Cgil, Cisl e Uil Claudio Di Berardino, Andrea Cuccello e Alberto Civica. “Nel Lazio  sono circa 400 mila i lavoratori coinvolti e il mancato rinnovo ha comportato un mancato guadagno che ammonta all’incirca a 5 miliardi di euro, contraendo di fatto la capacità di spesa delle famiglie. Così facendo si impedisce inoltre la riorganizzazione del sistema pubblico e si riducono e peggiorano i servizi offerti ai cittadini”.  Sono tanti i punti di attacco dei sindacati. In gioco ci sono gli interessi del Paese di cui i sindacati, nella lotta per il contratto, si fanno carico. Il governo da questa manifestazione esce male, la sua politica fa acqua da tutte le parti. Se entro il 15 dicembre da parte di Renzi non ci sono novità,  se non si tratta per chiudere la vertenza, la prossima manifestazione , dice Barbagallo, non si svolgerà di sabato o di domenica. Insomma si va verso lo sciopero generale del settore che occupa 3milioni 330 mila lavoratori. Conferma Camusso che  parla di decisioni che saranno prese con una grande consultazione e Furlan richiama tre assemblee che si svolgeranno a Torino, Bologna e Bari. La risposta dei sindacati non si farà attendere.

Barbagallo: questo è un paese che spende più per i ricercati che per la ricerca

Un grande applauso accoglie una battuta di Barbagallo, sempre effervescente nei suo interventi:  “Questo è un paese che spende di più  per i ricercati che per la ricerca”. “ Ci spiegano – grida dialogando con la piazza – che in questo Paese la colpa della crisi è dei lavoratori, dei  pensionati e del sindacato, ci spiegano che la crisi finanziaria che hanno creato  i governi non eletti, ora gli stessi governi non eletti devono mettere in riga il sindacato e penalizzare i lavoratori e pensionati. La devono smettere”.

Furlan: l’offerta di 5euro da parte di un governo privo di dignità

“C’è voluta una Corte Costituzionale per dire che il contratto è un diritto ma dopo sei anni il governo offre 5 euro… non c’è dignità in questa cifra, non solo per i lavoratori ma soprattutto per chi la offre – afferma il leader della Cisl, Anna Maria Furlan. Governo e Stato devono rispettare i lavoratori e fare il contratto”. Prosegue:  “Il   governo ascolti il presidente della Repubblica, che chiede di mettere al centro il lavoro e il Santo Padre quando dice che gli insegnanti guadagnano troppo poco. Il  governo – prosegue – ha varato delle riforme come quelle della scuola e della P.A. senza il protagonismo e la partecipazione dei lavoratori: invece è  proprio dalla dignità dei lavoratori che bisogna costruire lo sviluppo del Paese”.

Pantaleo: una “buona scuola” dai tratti autoritari, lesivi della libertà di insegnamento

E della scuola  presente in forze alla manifestazione anche con una rappresentanza degli studenti parla Mimmo Pantaleo. Segretario generale della Flc Cgil: “La strada maestra è una sola: il contratto di lavoro. Capiamo che seguire la via indicata dalla Corte costituzionale – dice – non risponde agli  interessi di potere del governo  tanto da stanziare 8 ridicoli euro lodi in media, 5 netti per ogni lavoratore pubblico. Ma  è la democrazia, quella che i lavoratori della scuola praticano tutti i giorni e che nessuna sedicente ‘buona scuola’ – dai tratti autoritari, divisivi, negatori della collegialità e della condivisione, lesiva della libertà di insegnamento – può cancellare. Post scriptum: se tiene veramente alla cultura e al futuro del Paese stanzi nel corso di un quinquennio quei 15 miliardi che ci separano dall’investimento medio in istruzione dei Paesi Ocse.”

Landini: i metalmeccanici sono con voi, il contratto è un diritto

Tocca a  Susanna Camusso l’intervento con il quale si chiuderà la manifestazione. Sul palco ha parlato a lungo con Maurizio Landini che ha portato la solidarietà della Fiom. “Metalmeccanici e lavoratori del pubblico impiego sono insieme in piazza oggi a Roma perché – afferma il segretario generale della Fiom – il contratto è un diritto di tutti anche se il governo ha voglia di favorire la scomparsa del contratto nazionale”. Cosa “inaccettabile perché resta uno strumento di tutela generale che invece va rafforzato, non indebolito o cancellato”. Il segretario generale della Cgil si rivolge subito al governo.

Camusso sferza il governo: siete come il pupazzo Ercolino

“Basta attese, basta rinvii vogliamo subito il contratto. E non ci fermeremo senza una risposta nella legge di stabilità. Se qualcuno pensa di aspettare il 15 dicembre per dire la legge di stabilità è fatta e quelle sono le risorse sbaglia i conti. Noi non ci fermeremo, aprite il tavolo e facciamo il contratto. Se non si apre il tavolo di appuntamenti unitari ne avremo ancora molti”.  Poi l’attacco al governo: “Vi siete presentati come il governo della modernizzazione invece siete il governo dell’unilateralità come il pupazzo Ercolino sempre in piedi che oscillava ma poi tornava sempre allo stesso punto; faceva giocare i bambini ma non fa andare avanti il Paese”.

A Renzi: basta mostrare i muscoli, faccia cose concrete

La verità, prosegue Camusso è che “il governo non ha il coraggio di aprire un confronto. Basta mostrare i muscoli, faccia delle cose concrete. Il governo ci dice sempre che se non fanno i sindacati farà lui. Allora se vuole fare cominci dal contratto del pubblico impiego, dal contratto di quei lavoratori che dipendono dallo Stato. Da un po’ di tempo il ministro Madia – prosegue – quando parla del pubblico impiego, pronuncia una e una sola parola: licenziamento. Basta. Lei sa che le norme ci sono e che non sono applicate perché fa comodo. Non ne possiamo più di frasi che umiliano i lavoratori pubblici e assolvono chi non applica le norme. Perché le norme ci sono. Questa piazza invece chiede di lavorare bene e fare bene il proprio lavoro ma serve il contratto nazionale”.

Fassina (Sinistra italiana). Il governo avvii subito il tavolo di confronto

E le forze politiche? Presenti solo una delegazione di parlamentari di Sinistra Italiana, il capogruppo Arturo  Scotto, i deputati D’Attorre, Monica Gregori e Stefano Fassina, il quale parlando con i giornalisti afferma che “Il  governo deve avviare subito il tavolo per il rinnovo dei contratti dei lavoratori del comparto pubblico con una dotazione di risorse che consenta realmente il rinnovo. I 200 milioni di euro stanziati nella Legge di Stabilità sono un insulto a milioni di persone e alle loro famiglie, che da anni hanno il contratto bloccato. Questo è un punto decisivo della battaglia che faremo come Sinistra Italiana in Parlamento e ci auguriamo che anche altre forze politiche e parlamentari ci seguano”.

Domani coloro che hanno manifestato trasmetteranno il messaggio  ai lavoratori di tutti settori rappresentati dalle 27 sigle sindacali. In particolare il messaggio arriverà, forte e chiaro, ai deputati che stanno esaminando la legge di stabilità. Sono stati presentati circa cinquemila emendamenti. Il governo comincia già a pensare a un possibile voto di fiducia. Sarà bene ci pensi due volte perché Ercolino potrebbe pagare un prezzo molto alto.

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